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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Il diario di Napoleone in esilio è un’invenzione del suo segretario

Se le ultime verifiche degli esperti incaricati dalla Fondation Napoleon, guidata dal conte Victor-André Masséna, pronipote del famoso generale della campagna d’Italia e di Spagna, confermeranno la scoperta del ricercatore inglese Peter Hicks, il Memoriale di Sant’Elena, il diario quotidiano dell’Imperatore raccolto da uno dei suoi ultimi fedelissimi, il conte de Las Cases, è un falso storico.
Non proprio come i famosi «Diari di Hitler» spacciati per veri nel 1983 dal settimanale tedesco Stern, uno dei più grandi scandali nella storia del giornalismo tedesco (in Italia abboccò il mondadoriano Panorama, direttore Carlo Rognoni), ma quasi.
Si è sempre saputo, per la verità, che gli otto tomi del «Memorial de Sainthe-Hélène», scritti convulsamente in tre anni dall’ex segretario di Napoleone (dal 1821 al 1823) dopo la sua espulsione dall’isola per ordine del governatore inglese Hudson Lowe, quello che nei libri di storia è il sadico carceriere dell’Imperatore, erano solo una ricostruzione ex post delle lunghissime, tristissime, noiosissime giornate dell’esilio in quel «cataphalque de rochers», quella bara di rocce costruita dai vincitori in mezzo all’Oceano Atlantico, come l’aveva definito lo scrittore Chateaubriand.
Solo che ci si è sempre fidati della ricostruzione del conte de Las Cases, un nobile di origine spagnola passato dall’odio per la Rivoluzione e Napoleone alla dedizione più cieca e assoluta dopo la vittoria francese di Valmy, seguendo un percorso (ideologico?) comune a tanti giovani aristocratici dell’epoca, spiantati, senza una lira e alla ricerca della gloria.
Probabilmente la fedeltà di Las Cases, che gli inglesi sospettavano addirittura di essere una spia dei francesi e il trait d’union tra l’esule e la sua famiglia al punto di deciderne l’espulsione nel 1816, cioè a dire cinque anni prima della morte dell’Imperatore (il 5 maggio, come abbiamo imparato tutti a scuola), è stata per secoli la migliore garanzia dell’attendibilità del Memoriale, l’affidavit storico sulla ricostruzione dell’esilio e sulle stesse parole pronunciate da Napoleone.
Parole che ormai fanno parte del mito.
Per esempio quell’espressione tra nostalgia e orgoglio sconfinato: «Quel roman pourtant que ma vie» (Che romanzo è stata la mia vita!). O le altre sulla sua lungimiranza di leader politico oltre che condottiero: «Je suis le Messie de la Révolution» (Sono il Messia della Rivoluzione), «J’ai voulu être le régénerateur de l’Europa» (Volevo essere il rigeneratore, il vero modernizzatore dell’Europa), «J’ai réfermé le gouffre anarchique et débrouillé le chaos” (Ho fermato l’anarchia e salvato l’Europa dal caos).
Ebbene, ora si scopre che queste (e tante altre) espressioni sono false, che Napoleone non le ha mai pronunciate e che tutto il Memoriale di Las Cases, pur contenendo alcune informazioni storicamente attendibili sull’esilio di Sant’Elena, è una gigantesca agiografia dell’Imperatore, nello stile tipico dei convertiti dell’ultima ora (com’era, appunto, l’aristocratico spagnolo).
A smentirlo sono ora i quattro volumi «in folio», 996 pagine rilegate in pelle, scoperti dallo storico inglese Peter Hicks, un altro patito di Napoleone (ha scritto la prima biografia del suo carceriere, contribuendo alla cattiva fama, forse immeritata, del governatore di Sant’Elena), in uno dei tanti locali semi-abbandonati della British Library di Londra.
Si tratta del manoscritto originale che il «cattivo» governatore inglese aveva sequestrato al segretario di Napoleone prima di espellerlo dall’isola e giudiziosamente inviato da Lowe (che era un burocrate scrupoloso, al limite dell’ossessione: forse da qui la sua pessima immagine) al suo capo, Lord Bathurst, all’epoca sottosegretario di Stato responsabile delle colonie (e lo scoglio di Sant’Elena era una colonia di Sua Maestà). Più di un secolo dopo, nel 1965, la famiglia Bathurst ha raccolto tutte le carte del suo antenato e le ha spedite alla British Library che le ha classificate e dimenticate.
Ora la scoperta. Che «peut donner la vertige», che getta una luce completamente diversa sugli anni di Sant’Elena e rivoluzionare l’ultimo drammatico capitolo della vicenda napoleonica. Per la semplice ragione che il manoscritto conservato alla British Library non corrisponde alla versione del Memoriale che Las Cases diede alle stampe a Parigi nel 1823, due anni dopo la morte dell’Imperatore.
Il Memoriale, allora, è solo un libro di propaganda? Una ricostruzione fasulla da gettare nel cestino della storia? Detto così, forse è eccessivo. Bisognerà aspettare le verifiche e la versione definitiva del Memoriale che la Fondation Napoleon ha promesso per il mese di ottobre per l’editore parigino Perrin.
Probabilmente il conte ha solo esagerato, inviperito com’era contro gli inglesi che l’avevano cacciato via dall’isola: «La societé des hommes m’est devenue odieuse», non sopporto più il consorzio umano, scrive nel suo diario personale, deluso e avvilito dopo aver scoperto che tanti suoi colleghi aristocratici dopo Waterloo avevano fatto il viaggio inverso, dalla Rivoluzione alla Restaurazione. Povero Las Cases, non ha capito che così va il mondo. E ora rischia pure di apparire come un falsario.