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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Tutti gli uomini della Sharapova

Fase tre completata, Kontaveit affondata. Il piano Sharapova procede senza intoppi e oggi la russa, rientrante dai 15 mesi di squalifica per doping, si trova ad affrontare la semifinale contro la Mladenovic, una che non si era risparmiata a inveire contro di lei ai tempi dell’annunciata positività: «È un’imbrogliona – aveva detto Kiki – non merita quello che ha vinto. E non piace a nessuno, non è né simpatica né gentile». Masha risponde «assolutamente no» a chi le domanda se le parole di condanna della rivale possano essere benzina sul fuoco sacro della rivalsa. Ieri intanto nei quarti contro la giovane qualificata estone Anette Kontaveit ha faticato più del previsto. Addirittura per la prima volta si è visto entrare in campo coach Sven Groeneveld, cosa piuttosto inusuale per la Sharapova. Sven è un punto di riferimento importante per Maria, non solo tecnico, perché ha scelto di continuare il percorso con lei anche se il contratto, vista la sospensione per doping, gli avrebbe consentito di andarsene. L’olandese ha grande esperienza e lavora con la Sharapova dal 2013. Prima di lei aveva seguito Seles, Pierce, Ivanovic ma anche Rusedski e Michael Stich. «Se c’è una persona nel mio team che mi ritengo fortunata di avere è lui – spiega Maria —. Ha allenato grandi campioni, vincitori di Slam e avrebbe potuto tranquillamente andare via. Invece è rimasto, non ha mai dubitato della mia buona fede. L’ho assunto per vincere, e lo abbiamo fatto, ma soprattutto è stato fondamentale per tirarmi fuori da questo periodo e ha avuto una grande influenza su di me».
CERCHIO MAGICO Quanti uomini nella vita di Maria. Il primo, colui che ha incanalato la sua esistenza sui binari del tennis, è stato papà Jurij. L’ha strappata dalle braccia della madre in Russia per portarla in Florida da Bollettieri. Ha disegnato il suo destino fatto di allenamenti durissimi e fatica, ricompensati da successo e soldi. Tanti soldi, ancora più del successo e delle vittorie. E allora è subentrato Max Eisenbud, il manager, l’uomo che ha creato l’impero di Maria facendone fruttare la bellezza. Quasi un secondo padre per lei, un binomio nato quando aveva 12 anni. Cura il suo business, la sua immagine, le copertine dei giornali. Si occupa di far conoscere il marchio Sugarpova, le caramelle di Maria, che tanto dolce non è ma con lo zucchero ha fatto ottimi affari. Avrebbe dovuto essere lui a leggere la comunicazione dell’Itf che il meldonium era entrato tra le sostanze proibite. Ma lei non l’ha cacciato e non risponde a domande che possano riguardare questa grossa macchia del suo uomo di fiducia. La sua ombra, si potrebbe dire, non fosse 20 cm più basso di lei.
TEAM Uno staff internazionale tutto al maschile quello dello Sharapova. Oltre al tecnico olandese ci sono anche il fisioterapista Jerome Bianchi, ex nazionale francese di rugby ed ex fisio di Amelie Mauresmo. E dal Giappone arriva il preparatore atletico Yutaka Nakamura, che ha curato attentamente ogni dettaglio della preparazione fisica per il rientro. Eisenbud ha soprannominato il team le Nazioni Unite di Maria: «Arriviamo tutti da posti diversi, ognuno porta qualcosa di sé ed è bello». Un bel gruppo:«Non c’è una parola per descrivere ognuno di loro – ride di cuore Masha – o meglio non c’è una parola che possa definirli e si possa riferire durante un’intervista. Scherzi a parte, tutto l’impegno che ci ho messo in questi mesi per tornare è stato anche per loro, per ripagarli dell’attenzione che hanno sempre per me». Tra gli uomini di Maria, al momento, manca un fidanzato, almeno ufficialmente. Lei stessa ha ammesso di essere fedele, ma che in questa «lunga vacanza» se l’è spassata. Con l’ex Dimitrov si è incontrata poco tempo fa in un ristorante, hanno parlato, ma non si è riaccesa la scintilla. Fatevi avanti, la Sharapova ha il cuore libero.