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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Boxe, quattro sigle in competizione tra incassi milionari e scandali

L’albero genealogico della organizzazioni pugilistiche mondiali nasce da due differenti hall of fame, che a cascata hanno dato vita alle associazioni che assegnano i titoli mondiali per le diverse categorie di peso. 
Sono quattro le “sigle” sotto l’egida della International Boxing Hall of Fame: IBF (International Boxing Federation), WBO (World Boxing Organization), WBA (World Boxing Association) e WBC (World Boxing Council). La prima metterà in palio il titolo mondiale heavyweight nella sfida tra Anthony Joshua e Vladimir Klitschko, le altre tre sono note invece alle cronache degli ultimi anni per quello che è stato definito lo “scontro del secolo”: Mayweather contro Pacquiao a Las Vegas, nel 2015, il match di boxe con il maggior giro d’affari nella storia. Una sfida con in palio i titoli mondiali WBA, WBO e WBC per i pesi welter, capace di generare ricavi superiori ai 410 milioni di dollari solo con la vendita dello spettacolo in pay per view. 
Un record che ha annichilito il precedente primato di circa 150 milioni fissato dall’incontro tra Mayweather e Saul Alvarez, disputato nel 2013 con in palio i titoli mondiali WBA e WBC. Cifre che vengono ovviamente raggiunte solo per i grandi eventi, ma che non ha evitato scandali alle varie organizzazioni: come quello che ha colpito la IBF nel 1999 e che ha portato il presidente Bob Lee a rassegnare le dimissioni per via di un caso di corruzione legato ai ranking. Una vicenda dalla quale la IBF è uscita indenne, promuovendo Hiawatha Knight come prima donna presidente di uno dei quattro organi della boxe mondiale. Le accuse di corruzione non sono mancate nelle altre associazioni. Per quanto riguarda la WBC, invece, dopo aver perso una causa da 30 milioni di dollari col pugile italo-tedesco Graciano Rocchigiani (destituito dal titolo di campione del mondo light-heavyweight in favore di Michael Nunn), si è deciso di optare per la liquidazione. All’indomani della sentenza, nel 2003, la WBC ha dichiarato bancarotta nel tentativo di negoziare un accordo con Rocchigiani, senza risolvere la controversia. Solo un anno dopo si è trovata un’intesa, a seguito dell’effettiva cessazione dell’attività da parte della WBC, che già prima della causa era alle prese con una situazione debitoria preoccupante. Spinti anche dalla protesta di gran parte del mondo pugilistico, tra atleti e appassionati, le due parti hanno trovato un accordo per evitare il prolungarsi della chiusura della WBC. Un periodo di stop durato giusto il tempo di chiudere il contenzioso con Rocchigiani.