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 2017  aprile 29 Sabato calendario

Queste del Pd saranno le ultime primarie?

Non fa passare comizio, Matteo Renzi, senza esaltare il sistema delle primarie. L’ha fatto in trasferta ieri a Bruxelles: «Siamo gli unici ad aprirci al confronto democratico, gli unici che avranno un segretario legittimato dal voto popolare». L’aveva fatto alla Convenzione del Pd con toni più enfatici: «La nostra comunità ha un nome, si chiama democrazia. Noi il leader lo scegliamo con il voto dei cittadini, non attraverso un clic, meccanismi dinastici o ad Arcore». Eppure, come dimostra l’exploit di Emmanuel Macron che in Francia ha dribblato i gazebo e le previsioni nostrane che fissano a poco più di un milione l’affluenza di domani, il meccanismo è in crisi. Complice anche la scissione a sinistra, quella di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema.
LA TENDENZAI dati parlano chiaro. Senza prendere in esame le primarie di coalizione (e dunque più ampie) che nel 2005 incoronarono Romano Prodi candidato premier dell’Unione (votarono in 4.311.000), la storia delle elezioni interne al Pd comincia nel 2007 con 3.517.000 votanti: a essere eletto segretario è Walter Veltroni (75%) nella competizione con Rosy Bindi ed Enrico Letta. Due anni dopo, nel 2009, viene registrato il primo calo: ai gazebo democratici vanno 3.102.000 votanti (vince Bersani, 55%, contro Dario Franceschini e Ignazio Marino). L’ultima tappa (dopo le altre primarie di coalizione del 2012, 3.110.000 votanti: Bersani prevale su Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci) porta la data dell’8 dicembre 2013. Bersani, dopo la non vittoria dell’aprile precedente si è dimesso, e Renzi vince a mani basse (67%) contro Gianni Cuperlo. Con un problema: i votanti scendono a quota 2.800.000. Ebbene, domani il problema potrebbe essere ancora maggiore. La prova: Renzi fa sapere di ritenersi «soddisfatto se si supera il milione». «Per me è il doppio la soglia oltre la quale non sarà un flop», va dicendo lo sfidante Andrea Orlando.
Visto il trend, e visto che le primarie si sono rivelate divisive e non offrono alcuna garanzia di pacificazione interna («se perdo farò impazzire Matteo», annuncia Michele Emiliano, mentre Gianni Cuperlo sarebbe già con la valigia), sono in molti a dire che quella di domani potrebbe essere l’ultima edizione. Ecco Emanuele Macaluso, padre nobile della sinistra: «Non ho mai creduto nelle primarie e ci credo sempre di meno assieme a tanta altra gente, come dimostrano le previsioni di una partecipazione più che dimezzata. È uno strumento in crisi». E ascoltate il politologo Gianfranco Pasquino: «Se ai gazebo questa volta andranno davvero poco più di un milione di persone, Renzi si troverà di fronte a una sconfitta seria. Rifletta...». Segue inciso: «In ogni caso è una manipolazione, le primarie servono per eleggere i candidati a una carica elettiva come sindaco, governatore o premier. Non per scegliere un segretario di partito».
Più aperturista Michele Salvati, uno tra i primi a teorizzare la nascita del Pd: «La partecipazione alla politica diminuisce ovunque. Ma sono convinto che queste non saranno le ultime primarie». Sulla stessa linea Enzo Risso, direttore scientifico della Swg: «Fare un confronto con il passato non è molto sensato, né corretto. Il Pd ha subìto una scissione importante a sinistra ed è ovvio che, con meno militanti, la partecipazione sarà inferiore. Inoltre si tratta di uno strumento utile ad avvicinare le persone alla politica. Perciò non buttiamolo via, ma aggiorniamolo».
IL CASO FRANCESEDi certo, ne ha fatto a meno Emmanuel Macron. L’enfant prodige della politica francese a gennaio ha disertato le primarie del partito socialista. Il segretario Jean-Christophe Cambadélis minacciò sanzioni ed espulsioni per gli iscritti che avrebbero osato sostenerlo. Ma il vincitore delle primarie del Ps, Benoit Hamon, al primo turno è stato letteralmente asfaltato: il 6,4% contro il 24% di Macron. Commento di Ségolène Royal, sua consigliera e ministro socialista: «Avevo suggerito a Emmanuel di partecipare alle primarie perché convinta che le avrebbe vinte. Ha avuto ragione lui a restarne lontano...».