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 2017  aprile 29 Sabato calendario

La difesa del Trota Bossi: «Non sono neanche diplomato»

La falsa laurea albanese di Renzo Bossi? Un vero falso visto che “il Trota” non «avrebbe mai conseguito neppure la maturità». Insomma, Bossi jr si sarebbe laureato a «sua insaputa» come confermato durante l’arringa dal legale, Carlo Beltrami, che difende il figlio del Senatur nel processo che lo vede imputato per appropriazione indebita con il padre e l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. Per l’accusa Renzo Bossi avrebbe comprato la laurea presso l’Università Kristal di Tirana con 77mila euro sottratti alle casse della Lega. Tutto falso, almeno secondo la difesa che ieri ha calato l’asso, spiegando alla Corte come l’ex consigliere regionale della Lega non avesse mai conseguito neppure il diploma. «Come mai una persona che neanche ha il diploma di maturità, adesso dovrebbe scoprirsi genio a conseguire due lauree a Londra e in Albania?» si è chiesto in Tribunale l’avvocato Beltrani. Non solo. «Bossi veniva costantemente deriso da Striscia la Notizia per non riuscire a conseguire il diploma di maturità» ha ricordato il legale «un cervello mediamente allenato non avrebbe mai acquistato una laurea in Albania, dal momento che l’attacco mediatico sarebbe stato immediato. Un personaggio pubblico che non ottiene il diploma che cosa fa? Ottiene una laurea all’estero?». Come dire che l’operazione delle false lauree secondo la difesa de “il Trota” sarebbe stata confezionata a tavolino da Francesco Belsito e inserita nella cartelletta “The Family” per «tenere legato alla sua sorte quella del Senatur e della sua famiglia». In questo senso anche l’ex presidente del Senato Rosi Mauro sostenne come Belsito effettuasse molte operazioni in via autonoma, adombrando davanti al Tribunale di Milano la tesi per la quale il cassiere del Carroccio con queste «false lauree» avrebbe continuato nel proprio intento di sottrarre soldi della Lega Nord, «quasi a poterci guadagnare qualcosa». Tesi sposata dallo stesso Gip Carlo Ottone De Marchi che, nel procedimento contro la Mauro, ritenne tale assunto «non irragionevole e plausibile». «Come mai invece per Bossi tale assunto non sarebbe applicabile» ha proseguito Beltrami. «Qui ci si dimentica che l’unico soggetto che accusa Renzo Bossi è proprio il tesoriere indagato». In questo senso buona parte dell’arringa ha avuto come tema proprio l’analisi «sociologica» della figura del grande accusatore Francesco Belsito. Il tesoriere padano, messo alle strette dalle indagini, per l’avvocato di Renzo Bossi «crea la cartelletta The Family per far vedere alla stessa magistratura che lui eseguiva ordini che venivano dall’alto». Non solo. Durante il procedimento alla fine è lo stesso consulente della Procura che conferma come «la contabile del bonifico di 77.131,50 per l’acquisto della laurea albanese presso la Kristal 26 University di Tirana noi non l’abbiamo identificato». «Ma allora su cosa si fonda la contestazione» hanno chiesto i legali. «Il consulente Martinazzo ha sottolineato come nella cartelletta non ci fossero documenti in originale e il presunto attestato di laurea era in bianco e nero». Tutti parlavano ma nessuno sapeva. Ha proseguito Beltrani: «Il Tenente della Guardia di Finanza sotto interrogatorio ha sostenuto come i suoi uomini avessero trovato altre false lauree riferite all’ex vice presidente del Senato senza accorgersi che l’accusa contro Rosi Mauro ed il suo (presunto) compagno erano infondate talmente tanto che il processo non è neanche iniziato». All’Ufficio del pm è demandato il compito di accusare, ma c’è un limite invalicabile: per Bossi jr «occorre dimostrare e non dedurre». «E invece siamo arrivati qui» ha chiuso l’avvocato. «Abbiamo distrutto la vita di un ragazzo che aveva degli ideali. Ora fa l’agricoltore, ha la sua azienda “Teranostra” come confermato dalle foto che manda dal trattore alle 4 del mattino, e vive la politica con grande distacco...».