Panorama, 27 aprile 2017
5 per mille. Solidarietà e caos
Tutti ne sentono parlare, ma per molti è solo un numero sulla dichiarazione dei redditi. Un numerino: 5. Che però moltiplicato per mille vale una fortuna per chi opera nel volontariato.
Per esempio, 5 per mille a volte fa 64,9 milioni di euro: a tanto ammonta la cifra versata all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, stando ai dati appena pubblicati dall’Agenzia delle Entrate sulla raccolta del 2015. Alla Emergency di Gino Strada sono invece stati assegnati 13,4 milioni, mentre 10 milioni risulta la somma riservata alla Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro; e giù a scendere, fino a cifre decisamente più contenute ma comunque eticamente poco condivisibili, poiché sottraggono risorse agli Angeli del volontariato. Si tratta di associazioni tipo lo yacht club Cupa in Friuli (3 mila euro), il Gruppo corale voci di Parma (700 euro), il golf club La pinetina in Lombardia (200 euro). Non solo: tra i beneficiati figurano pure organizzazioni islamiche, club di scacchisti e decine di circoli del tennis.Domanda: com’è possibile la presenza di tali «intrusi»? Risposta: pesa da sempre l’assenza di controlli sugli enti beneficiati, sui loro progetti e su come effettivamente impiegano le risorse. Attuando la riforma del Terzo settore, ora il governo spera di ristabilire l’ordine, ma potrebbe essere troppo tardi. Nel 2015 si è registrato per la prima volta in dieci anni un calo dei donatori: le preferenze complessive sono passate dalle 16.604.008 del 2014 alle 16.297.009 del 2015. «1 fattori? Molteplici», spiega a Panorama Riccardo Bonacina, direttore di Vita, il periodico che è la bibbia del nonprofit. «Per esempio» aggiunge «il fatto che i risultati sulla raccolta arrivino con due anni di ritardo, mentre i dati relativi al 2 per mille dei partiti sono disponibili dopo appena un trimestre, non aiuta. A differenza dell’8 per mille, bisogna indicare poi il codice fiscale del destinatario, il che rappresenta un ulteriore ostacolo».
Introdotto in via sperimentale nel 2006, il 5 per mille è stato stabilizzato nel 2014. Non è una donazione e quindi non beneficia di agevolazioni fiscali, ma non comporta neppure oneri aggiuntivi. Permette in sostanza di destinare una quota dell’Irpef (cioè delle tasse) a enti impegnati in attività di interesse sociale: associazioni di volontariato e di promozione sociale, onlus, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria. Insomma, una volta tanto lascia i contribuenti liberi di scegliere i beneficiari di una quota dell’imposta sul reddito. Di solito, invece, è la politica (governo e parlamento) a stabilire l’impiego del gettito fiscale.
Tuttavia, la sovranità concessa al cittadino è, in termini di risorse, relativa: la legge di Stabilità 2014 ha fissato sia per il 2015 sia per gli anni successivi un tetto pari a 500 milioni di euro. Quindi, anche se le donazioni superano tale cifra, sempre e soltanto mezzo miliardo viene distribuito ai destinatari, in proporzione al numero di adesioni ricevute. Per la precisione, il cittadino può aderire in due modi: scegliendo solo il settore di interesse sociale (il denaro in questo caso viene suddiviso in proporzione tra tutti quelli che appartengono alla categoria), oppure scrivendo nell’apposito spazio il codice fiscale del soggetto a cui ha scelto di destinare il suo 5 per mille.
Sempre nel 2015 hanno beneficiato della generosità degli italiani 46.755 enti, in primis quelli attivi nell’ambito del volontariato (39.168). A seguire le associazioni sportive dilettantistiche (7.060), gli enti di 100 euro: per loro i costi sono superiori al beneficio. Per giunta la gestione delle risorse finora non sempre è avvenuta in trasparenza, visto che gli enti non erano tenuti a pubblicare i bilanci e quindi a specificare come spendevano il 5 per mille. L’obbligo per i soggetti destinatari di redigere un apposito rendiconto è stato introdotto soltanto la scorsa estate. Ma potrebbe non bastare. Perciò, per garantire la trasparenza totale, il sogno è d’istituire un sito online gestito dal governo in cui inserire tutte le informazioni contabili sul 5 per mille. I sogni però, spesso rimangono tali.
Neppure i progetti per i quali un ente chiede il 5 per mille vengono sottoposti a controlli adeguati. Oggi esiste una procedura per cui l’Agenzia delle entrate inserisce nell’elenco dei beneficiari qualsiasi onlus o organizzazione di volontariato o associazione di promozione sociale ne faccia richiesta, golf club compresi. In futuro l’obiettivo è di verificare le finalità dell’ente prima di concedere l’accesso ai fondi. «Tra i decreti in arrivo entro giugno per dare corpo alla riforma del Terzo settore, quello destinato a riscrivere il 5 per mille imporrà tra le altre cose la revisione dei requisiti per avere diritto al beneficio. Le attività promosse dovranno essere d’interesse generale, aperte a tutti e in particolare ai più meritevoli» promette a Panorama il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba.
Intanto ai destinatari è già stato concesso qualcosa: non saranno più obbligati a richiedere l’autorizzazione ogni anno, ma soltanto ad aggiornare i propri dati o cancellarli dall’elenco creato dall’Agenzia delle entrate. Sarà più complicato invece neutralizzare il fenomeno delle donazioni pilotate. Secondo diverse inchieste della magistratura, per le associazioni che gestiscono i Caf (i Centri di assistenza fiscale dei sindacati) fin qui è stato un gioco da ragazzi indirizzare il 5 per mille nella «giusta» direzione. La loro.