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 2017  aprile 28 Venerdì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - IL PAPA IN EGITTOREPUBBLICA.ITIL CAIRO - Per le strade sfilano furgoni dell’esercito e soldati

APPUNTI PER GAZZETTA - IL PAPA IN EGITTO

REPUBBLICA.IT
IL CAIRO - Per le strade sfilano furgoni dell’esercito e soldati. Molti hanno il volto coperto e si notano al Cairo sul viale El-Orouba, quello lungo il quale è passata la Fiat tipo con a bordo papa Francesco dopo aver lasciato l’aeroporto.

Il dispiegamento di mezzi per il trasporto truppe, tra camionette della polizia e mezzi della "Sicurezza centrale", c’è anche sul prolungamento del vialone, la Salah Salem Street, e al ponte del "6 ottobre" sul Nilo spicca un blindato con mitragliatrice pesante. Quasi tutte le vie di accesso al viale El-Orouba sono bloccate. Ma dal finestrino dell’auto Francesco legge anche i cartelli colorati delle persone: "Welcome Pope Francis", "Papa di pace nell’Egitto di pace", e sente la gioia particolare di un milione di lavoratori di Sharm el Sheik in festa.

TUTTI I VIAGGI DEL PAPA

Il Papa è atterrato puntuale, alle 14. È il secondo Pontfice a visitare l’Egitto, dopo Giovanni Paolo II, che si recò al Cairo e sul Monte Sinai nel 2000. Accolto dal premier egiziano Sherif Ismail, salutato fra gli altri anche dal patriarca della Chiesa cattolica copta, Abramo Isacco Sidrak, da una suora e un bambino, Francesco ha cominciato il suo 18esimo viaggio apostolico Internazionale. Un "protocollo d’accoglienza veloce", perché subito dopo il pontefice si è recato al palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo, nel quartiere orientale cairota di Heliopolis, atteso dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

LEGGI Caso Regeni, i genitori a papa Francesco: "Parli di Giulio nella sua visita in Egitto"

Con occhiali da sole, Al Sisi ha accolto Francesco sulla porta del bianco palazzo. Al Papa sono stati resi onori militari al suono degli inni vaticano, egiziano e di uno ’patriottico’. Fra i marmi di una sala riccamente decorata, cardinali al seguito del Pontefice hanno salutato il presidente, il quale si è intrattenuto per qualche secondo anche con il patriarca cattolico copto, Abramo Isacco Sidrak.
 

Papa Francesco dovrebbe sollevare il caso dell’omicidio del ricercatore Giulio Regeni con il presidente Al Sisi. Lo ha riferito una fonte diplomatica europea al quotidiano egiziano Al-Ahram. Secondo la fonte, la questione sarà sollevata dal pontefice "su richiesta della famiglia Regeni"

Condividi   Alla visita al presidente seguirà quella al grande imam di Al-Azhar (il più prestigioso ateneo dell’Islam sunnita), Cheikh Ahmed Mohamed el-Tayyib, per un incontro privato, al quale seguirà la partecipazione alla Conferenza Internazionale sulla Pace, - idea dell’imam -. Qui il Papa terrà il suo primo discorso. Tra gli altri, è previsto anche l’intervento del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I.

IL FATTO QUOTIDIANO TRE GIORNI FA
IL CAIRO - Per le strade sfilano furgoni dell’esercito e soldati. Molti hanno il volto coperto e si notano al Cairo sul viale El-Orouba, quello lungo il quale è passata la Fiat tipo con a bordo papa Francesco dopo aver lasciato l’aeroporto.

Il dispiegamento di mezzi per il trasporto truppe, tra camionette della polizia e mezzi della "Sicurezza centrale", c’è anche sul prolungamento del vialone, la Salah Salem Street, e al ponte del "6 ottobre" sul Nilo spicca un blindato con mitragliatrice pesante. Quasi tutte le vie di accesso al viale El-Orouba sono bloccate. Ma dal finestrino dell’auto Francesco legge anche i cartelli colorati delle persone: "Welcome Pope Francis", "Papa di pace nell’Egitto di pace", e sente la gioia particolare di un milione di lavoratori di Sharm el Sheik in festa.

TUTTI I VIAGGI DEL PAPA

Il Papa è atterrato puntuale, alle 14. È il secondo Pontfice a visitare l’Egitto, dopo Giovanni Paolo II, che si recò al Cairo e sul Monte Sinai nel 2000. Accolto dal premier egiziano Sherif Ismail, salutato fra gli altri anche dal patriarca della Chiesa cattolica copta, Abramo Isacco Sidrak, da una suora e un bambino, Francesco ha cominciato il suo 18esimo viaggio apostolico Internazionale. Un "protocollo d’accoglienza veloce", perché subito dopo il pontefice si è recato al palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo, nel quartiere orientale cairota di Heliopolis, atteso dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.

LEGGI Caso Regeni, i genitori a papa Francesco: "Parli di Giulio nella sua visita in Egitto"

Con occhiali da sole, Al Sisi ha accolto Francesco sulla porta del bianco palazzo. Al Papa sono stati resi onori militari al suono degli inni vaticano, egiziano e di uno ’patriottico’. Fra i marmi di una sala riccamente decorata, cardinali al seguito del Pontefice hanno salutato il presidente, il quale si è intrattenuto per qualche secondo anche con il patriarca cattolico copto, Abramo Isacco Sidrak.
 

Papa Francesco dovrebbe sollevare il caso dell’omicidio del ricercatore Giulio Regeni con il presidente Al Sisi. Lo ha riferito una fonte diplomatica europea al quotidiano egiziano Al-Ahram. Secondo la fonte, la questione sarà sollevata dal pontefice "su richiesta della famiglia Regeni"

Condividi   Alla visita al presidente seguirà quella al grande imam di Al-Azhar (il più prestigioso ateneo dell’Islam sunnita), Cheikh Ahmed Mohamed el-Tayyib, per un incontro privato, al quale seguirà la partecipazione alla Conferenza Internazionale sulla Pace, - idea dell’imam -. Qui il Papa terrà il suo primo discorso. Tra gli altri, è previsto anche l’intervento del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I.

CASO REGENI
ROMA - Niente è bastato. La verità sulla morte del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel gennaio del 2016, è ancora senza contorni. Ha nomi, piccole tracce, nuove conferme, ma nessun movente. E la famiglia si appella a Papa Francesco: nel corso della sua visita in Egitto, il 28 e 29 aprile prossimi, affronti la vicenda di Giulio. "Siamo sicuri - ha detto Paola Regeni in una conferenza stampa al Senato - che il Papa non potrà in questo viaggio non ricordarsi di lui, unendosi alla nostra richiesta concreta di verità per avere finalmente la pace".

"Sono stati 14 mesi surreali. Noi siamo una famiglia normale catapultata in questa situazione. Non possiamo abbassare mai la guardia perché abbiamo scelto di essere dentro le cose. Per avere verità per Giulio dobbiamo agire, non basta proclamare ’verità per Giuliò e poi la bolla si sgonfia".
  Caso Regeni, la madre lancia appello al Papa: ’’In visita in Egitto si ricordi di Giulio’’ Condividi  

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L’avvocata della famiglia di Giulio Regeni dice ciò che sa. Una verità che è stata cercata combattendo omertà, mille ostacoli, linguaggi differenti, promesse false, bugie. La famiglia Regeni, Paola e Claudio, i genitori  da soli, nella sala dei caduti di Nassirya a Palazzo Madama.

LEGGI Caso Regeni, l’immobilismo dell’Egitto: "Ora intervenga tutta l’Europa" di C. BONINI e G. FOSCHINI

Ad introdurre la conferenza stampa ’Un omicidio di Stato’, il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani del Senato. In Aula, oltre l’avvocata Ballerini, anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

"Oggi siamo nelle condizioni di dire che il rapimento, la sparizione e la morte di Giulio Regeni coinvolge direttamente altissimi ufficiali della National Security Egiziana. Sappiamo, ed è dolorossisimo, che due alti ufficiali hanno contatti con amicizie al Cairo di Giulio, abbiamo i nomi di queste persone" dice la legale della famiglia Alessandra Ballerini. Che continua "abbiamo le conferme a 14 mesi dal ritrovamento del corpo, che gli apparati di polizia sono stati coinvolti nella sparizione di Giulio".

La legale conferma di conoscere "anche il luogo di detenzione di Giulio, dove è stato almeno 8-9 giorni. Un luogo non comune ma nella disposizione degli apparati dello Stato", quindi dove "torturare qualcuno con gli strumenti giusti. I nostri consulenti hanno visto centinaia corpi torturati e mai, dicono, avevano visto qualcosa del genere. Ci hanno detto che è morto ’peggio di un egiziano’". Cose che prima erano un sospetto, ora sono fili che si uniscono a formare una matassa, alla quale manca un motivo. "Per varie forme di meschinità - continua Ballerini- anche molti amici hanno venduto Giulio. Non sappiamo i mandanti, non sappiamo la regia, non conosciamo la verità processuale ma la intuiamo anche se non sappiamo il perché".
  Paola Regeni mostra un murales su Giulio a Berlino: "Simbolo del male e del dolore" Condividi   La mamma Paola, è decisa, come dall’inizio della sua lotta per la verità. "Ci chiedono spesso di mostrare una foto di Giulio. Abbiamo pensato che sarebbero foto inedite in Occidente perché quello che hanno fatto a Giulio forse non lo hanno mai fatto neanche ad un egiziano. Quindi abbiamo pensato che una foto andava mostrata, questa" dice la mamma del ricercatore italiano Giulio scomparso in Egitto, mostrando l’immagine del figlio dipinto da alcuni writer egiziani su un muro di Berlino. Nel dipinto si vede anche un gatto, "il simbolo dell’Egitto ferito" dice la madre, e la scritta in arabo "ucciso come un egiziano".
 
Stallo, molte risposte sulla morte del giovane ricercatore non ci sono ancora. "Abbiamo avuto rassicurazioni dal premier Gentiloni. Continuiamo a confidare nelle nostre istituzioni" dice Claudio Regeni, padre di Giulio. Che non si arrende, che chiede giustizia, o almeno segnali della stessa: "Non solo chiediamo che il nostro ambasciatore non torni al Cairo ma ci auspichiamo che altri Paesi, europei e non solo, facciano lo stesso". Per il senatore Manconi, "da parte dell’Egitto, nonostante gli spiragli annunciati e gli impegni presi, possiamo dire che quello che prevale è uno stato di inerzia". Come il padre, anche il presidente della Commissione Diritti umani del Senato, si auspica che il governo italiano continui a non inviare il Egitto "il nostro ambasciatore richiamato nei mesi scorsi".
  Caso Regeni, il padre: ’’Anche altri paesi ritirino l’ambasciatore dall’Egitto’’ Condividi  
Il signor Claudio ricorda come con l’Egitto "gli scambi commerciali vadano a gonfie vele". "Abbiamo diritto al verità per la nostra dignità ma anche per guardare negli occhi a testa alta i tanti giovani che stanno seguendo questa vicenda e ci stanno scrivendo - conitnua Paola Regeni -. Pochi giorni fa si è celebrato l’anniversario dei Trattati di Roma - aggiunge - ma se non cerchiamo la verità cosa insegneremo a questi ragazzi, che sono già della generazione post Erasmus, dei valori dell’Europa?".

Resta una ferita aperta aperta, che può infettare ancora. Nell’ultimo anno la situazione della violazione dei diritti umani in Egitto "è per certi versi ancora più grave" dice Noury, portavoce di Amnesty International Italia, si parla di "sparizioni che avvengono anche alla luce del sole con una media di 3-4 persone al giorno". Sulla morte di Regeni "l’impegno deve continuare in tutte le forme possibili, giovandosi dell’esemplare rigorosa e sobria sollecitazione e collaborazione dei familiari dei Giulio che accrescono così l’autorità morale di ogni ricerca e iniziativa di parte italiana" è il messaggio del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano

GIAN GUIDO VECCHI SUL CORRIERE DI STAMATTINA

CITTÀ DEL VATICANO Il percorso dall’aeroporto al centro del Cairo è scandito da grandi cartelloni con l’immagine di Francesco e lo slogan del viaggio in arabo e inglese, «il Papa di pace nell’Egitto di pace». Il pontefice arriverà alle 14 di oggi «come amico, messaggero di pace e pellegrino», una visita fondamentale per la sua strategia del dialogo, tanto più attesa dopo gli attentati del terrorismo islamista a due chiese copte nella domenica delle Palme. Nel videomessaggio «al popolo egiziano» diffuso in questi giorni, il Papa spiega che «il nostro mondo, dilaniato dalla violenza cieca che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra, ha bisogno di pace, amore e misericordia, di costruttori di ponti». E parla del desiderio che la visita sia «un abbraccio di consolazione e incoraggiamento a tutti i cristiani del Medio Oriente» e «un messaggio di fraternità e riconciliazione a tutti i figli di Abramo, in particolare al mondo islamico».

Francesco «non ha mai pensato di mettere in discussione il viaggio, proprio perché vuole rendersi presente là dove ci sono situazioni di violenza e conflitto», spiega il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato: «Il Papa va, proprio perché l’Egitto ha bisogno di qualcuno che annunci e cerchi di operare per la pace».

Francesco sarà ricevuto da Al Sisi nel palazzo presidenziale e poi andrà ad Al Azhar, «la radiosa», la moschea e università del X secolo che forma migliaia di imam ed è retta dal grande imam Ahmad Al-Tayyib, la più alta autorità dell’Islam sunnita. Un anno fa Al-Tayyib fu accolto dal Papa in Vaticano, l’abbraccio della riconciliazione dopo che Al Azhar aveva interrotto i rapporti ufficiali per cinque anni, ed invitò Francesco al Cairo. I due parleranno in privato e poi parteciperanno all’evento centrale della giornata, la Conferenza internazionale sulla pace, dove il Papa pronuncerà il discorso più atteso. Francesco ha rifiutato l’auto blindata e al Cairo si sposterà su una normale auto chiusa. In Vaticano ripetono che «non ci sono preoccupazioni», ma le misure di sicurezza in città sono al massimo livello. Ai giornalisti è stato chiesto di non nominare in anticipo i luoghi che ospiteranno la conferenza di pace e, di lì a poco, l’incontro con le autorità. Alla conferenza parteciperanno leader musulmani e delle chiese cristiane, invitati da Al-Tayyib, arriverà anche il patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I. «Credo ci sarà un appello, si esprimerà un impegno comune di cristiani e musulmani in favore della pace», spiega il cardinale Parolin: «La questione fondamentale è l’educazione, e il linguaggio». Kyrillos William Samaan, vescovo copto cattolico, annuncia una dichiarazione sul «rinnovamento del discorso religioso» per «contrastare le tendenze fanatiche». A fine giornata, Francesco incontrerà il papa copto Tawadros II; nella cappella di San Pietro, dove l’11 dicembre un islamista uccise 29 fedeli, pregherà per i cristiani uccisi. Alla messa che il Papa celebrerà domattina saranno presenti anche rappresentanti musulmani e dei copti ortodossi.

Sullo sfondo, l’omicidio di Giulio Regeni, la richiesta di verità e l’appello del genitori al pontefice. Oltretevere, la diplomazia è solita lavorare sottotraccia. Il portavoce Greg Burke spiega che si tratta «di una questione tra due Stati», che Francesco conosce la vicenda e «partecipa al dolore della famiglia». E che «in casi simili» la Santa Sede «cerca di venire incontro alle richieste di intervento per motivi umani, sempre con la massima discrezione, per rispetto di tutti gli interessati. E per essere efficace».

Gian Guido Vecchi