Corriere della Sera, 28 aprile 2017
Legge elettorale, stop di Renzi la strada dell’intesa torna in salita
ROMA L’ultima novità nel dibattito sulla legge elettorale sembrava la possibilità di trovare un’intesa sul cosiddetto Provincellum. Matteo Renzi permettendo però. Perché, dopo un giorno all’insegna dell’ottimismo scaturito dall’appello del Quirinale ad accelerare, l’ex premier a Porta a Porta ieri ha spento molti degli entusiasmi.
«Non facciano giochini. Sa cosa hanno in testa?», ha chiesto a Bruno Vespa. E glielo ha spiegato in un modo che affossa la nuova ipotesi di legge elettorale. «Hanno in testa il Provincellum. Un sistema che non ha preferenze, che fa finta di avere i collegi, ma poi non si sa se passa il tuo candidato o no. Con i collegi come quelli del Provincellum fanno i furbi».
IL PROVINCELLUM
Il sistema elettorale che piaceva tanto a Pierferdinando Casini nel lontano 2010, che veniva caldeggiato da Vannino Chiti nel 2012 ed evocato nel 2015 prima che la pallina si fermasse nella casella dell’Italicum, secondo la legge dell’eterno ritorno della politica italiana, è tornato da qualche giorno al centro del dibattito. E sferzati dal monito di Sergio Mattarella, i deputati hanno dovuto accelerare.
I TEMPI
La settimana prossima, il 2 o il 3 maggio, il relatore, il presidente della commissione Affari costituzionali Andrea Mazziotti di Celso (ex Sc), porterà in commissione un testo base che dopo gli emendamenti da presentare entro il 12 maggio, dovrebbe essere votato il 25 maggio. In tempo per approdare in aula, come deciso dai capigruppo della Camera, il 29 maggio.
I COLLEGI
Il testo dovrebbe somigliare alla vecchia legge elettorale per le province: collegi uninominali proporzionali. Cioè con un solo candidato, assegnati sulla base del risultato nazionale del partito. Ma come nel vecchio sistema del Senato non basterà vincere nel collegio, perché conta la percentuale dei voti da confrontare con quella di altri vincitori del tuo stesso partito.
FRONTE FAVOREVOLE
Questa del Provincellum sembrava una buona idea perché ieri in commissione Affari costituzionali stava emergendo una possibile maggioranza intorno a Pd, Mdp, Forza Italia, Svp, Civici e tabacciani. Schieramento a cui si era aggiunta anche la Lega che preferirebbe il Mattarellum, ma non disdegna il Provincellum. La cartina di tornasole di una possibile svolta era stata la reazione furibonda del M5S. I deputati della commissione Affari costituzionali hanno infatti messo nero su bianco che «l’unica cosa certa è che stanno preparando la madre di tutte le accozzaglie per impedire al Movimento 5 Stelle di andare al governo».
NODI DA SCIOGLIERE
L’ottimismo però doveva fare i conti con una serie di nodi da sciogliere. Proprio quelli che Renzi ha sollevato nella sua intemerata a Porta a Porta. Infatti, Emanuele Fiano, capogruppo del Pd in commissione, spiega che «il sistema provinciale può produrre delle distorsioni nell’assegnazione dei seggi». Il problema esiste, e «per questo si sta discutendo sul numero dei collegi e sulla loro ampiezza. Oppure si potrebbe passare a collegi con più candidati: Cuperlo propone di lavorare su 480 collegi, altre disegni di legge propongono un sistema come quello greco» spiega Fiano. Fra le idee in campo c’è anche quella del pd Parrini che è proprio basata sul Provincellum.
IL PREMIO
Lo stesso Fiano, di fronte al no degli altri gruppi al Mattarellum, aveva presentato una nuova proposta che si sposa benissimo con il Provincellum. Sul tavolo anche il progetto di Forza Italia che ricalca quel modello, ma è molto più complicata. Anche perchè Berlusconi sembra essere più interessato al rinvio: vuole impedire a Renzi di ottenere il voto anticipato prima della attesa sentenza di Strasburgo sulla sua decadenza. E resta sempre irrisolto il problema di chi deve avere il famoso premio di governabilità. Renzi lo vuole alla lista, Berlusconi alla coalizione.
CANDIDATI BLOCCATI
I centristi invece sono interessati molto alle soglie di sbarramento. Le vogliono al 3 per cento sia alla Camera che al Senato. Il Provincellum e i collegi uninominali invece spazzerebbero via dal tavolo la questione spinosa dei candidati bloccati. Mdp vuole che siano cancellati, Renzi potrebbe anche mollarli. Ma nei corridoi del Palazzo sono in tanti a sostenere che a parole tutti rinuncerebbero, ma in realtà nessun leader si priverebbe della possibilità di scegliere una bella fetta di eletti. Una cosa è certa, conclude Fiano, «i collegi uninominali avrebbero il grande pregio di ripristinare il rapporto diretto eletti elettori».