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 2017  aprile 28 Venerdì calendario

Moggi a 80 anni riparte dall’Albania «Il calcio la mia droga, aiuto un amico»

Né bianco né nero, è sempre un po’ tutto grigio quando c’è di mezzo Luciano Moggi, grigio nel senso di non ben definito. E così pare essere anche stavolta dato che la notizia del suo ingaggio «come consulente» da parte della società albanese del Partizani Tirana, la vecchia squadra dell’esercito fondata nel 1944 e campione nazionale per quindici volte, ora in testa al campionato di serie A, non può non suscitare qualche perplessità. Succede infatti che l’ex direttore generale della Juve, ottant’anni a luglio, radiato per i malaffari di Calciopoli dopo che un mese fa il Consiglio di Stato ha rigettato il suo ricorso che però a quanto pare non sarà l’ultimo, «svolgerà un ruolo di consulenza e cooperazione in tutti i settori del club, dalla parte sportiva fino al marketing».
A ufficializzarlo, per intenderci, è stato lo stesso club attraverso una nota pubblicata sul proprio sito, con tanto di fotografia della presentazione all’hotel Villa Park dove la sua nuova squadra si trova in ritiro in vista del derby di oggi contro il Tirana. «Sono contento di essere qui con voi – ha detto l’ex manager, oggi opinionista per il quotidiano Libero —. Attraverso i miei collaboratori ho abbastanza informazioni sulla squadra e i giocatori. Conosco il clima dei derby, queste sono partite in cui devi dare l’anima e vi auguro di cuore di vincere». Accanto a lui nell’istantanea si vede il presidente, che in questa vicenda ha un ruolo chiave: si tratta di Gazment Demi, imprenditore di successo con grossi interessi nell’edilizia, personaggio molto influente e soprattutto amico di vecchia data di Moggi.
Il quale ha fornito una versione della storia meno impegnativa: «Diciamo che gli do una mano con i giocatori, lui mi chiede com’è quel tale attaccante e io gli rispondo, tutto qua. Fra l’altro lo sto già facendo da quattro o cinque mesi, sono stato a Tirana già qualche volta. Il calcio è la mia droga, mi piace restare aggiornato, informarmi, insomma lo sapete tutti. Col Partizani non ho vincoli particolari, non ho firmato nulla di preciso, è una consulenza d’amicizia. Se vengo pagato? Vedremo, non so se il mio amico Gazment mi riconoscerà qualcosa in nome della nostra amicizia, ma solo se le cose andranno bene, se i miei consigli gli saranno stati utili. Nulla di richiesto. Non è un lavoro».
Sarà, però in Albania circola la voce di un accordo triennale ed è stata la stessa società a spiegare di averlo scelto «per raggiungere i massimi livelli non solo in patria ma anche in campo internazionale». Ha cioè tutta l’aria di un effettivo ruolo dirigenziale, anche se è evidente che non ci sarà un tesseramento formale alla Federazione albanese che essendo affiliata all’Uefa avrebbe tecnicamente il dovere di recepire la radiazione emessa dai tribunali italiani. Un esempio sensato è quello dell’atleta squalificato per doping, al quale è vietato gareggiare ovunque, qui c’è però una differenza sostanziale: non dovendo correre ma solo fare telefonate o quasi, un dirigente può facilmente ricorrere allo strumento della «consulenza esterna». L’ideale per aggirare una situazione ai limiti, borderline, appunto né bianca né nera, ma grigia.