Corriere della Sera, 28 aprile 2017
In viaggio con Gabbani
Addio scimmia. Ancora un ultimo viaggio, quello a Kiev per la finale dell’Eurovision Song Contest, e poi Francesco Gabbani manderà in pensione il gorilla simbolo di «Occidentali’s Karma». «Ha fatto il suo tempo. Serviva a spiegare in modo divertente il significato più profondo del pezzo. L’etologo Desmond Morris che mi ha ispirato (si sono anche incontrati, ndr ) parla di scimmia nuda per indicare l’uomo, lei ha il pelo e se la caverà anche nel freddo dell’Ucraina», sorride il cantautore.
Francesco Gabbani ringrazia e parte per una nuova avventura. Un album che si chiama «Magellano» e che ha registrato senza fretta dopo la vittoria al Festival. «Avevo scritto quasi tutte le canzoni prima di Sanremo. Con lo stesso team, Luca Chiaravalli, mio fratello Filippo e Fabio Ilacqua, ci siamo presi il tempo giusto per lavorare alla produzione e questo ha permesso di dare più personalità a questo lavoro». L’esploratore portoghese che per primo circumnavigò la Terra (morendo durante la spedizione) è la personificazione del concetto di viaggio. «Ogni canzone è una tappa e allo stesso tempo un punto di osservazione di quello che ci circonda e che è dentro di noi. È più un viaggio interiore però. Magellano è l’emblema del desiderio di andare oltre quello che è scontato nella vita. Spero di diventare anche io così un giorno. È stato un concept album non voluto, me ne sono reso conto canzone dopo canzone».
Sono nove (il numero si ripresenta in molte altre coincidenze della vita di Gabbani) i brani dell’album in cui si ritrova il pop rock del cantautore fatto di ironia, giochi di parole e osservazione di tic e vizi dei nostri giorni. Come «Pachidermi e pappagalli», dove prende di mira il complottismo, dalle scie chimiche ai poteri occulti delle lobby gay e dei banchieri ebrei. «È il seguito di “Occidentali’s Karma”. Lì raccontavo che i social network hanno dato parola a tutti. Qui che la libertà di espressione consente anche a chi dovrebbe tacere di ripetere a pappagallo quello che sente dire da altri». Il primo brano che andrà in radio però è «Tra le granite e le granate», pezzo che strizza l’occhio all’estate ma che allo stesso tempo vede le vacanze come un incubo: «Spero faccia divertire e ballare ma anche riflettere sul fatto che siamo vittime della ricerca di un divertimento forzato».
«Occidentali’s Karma» rappresenterà l’Italia all’Eurovision. I bookmaker inglesi la danno per favorita e ha da poco superato i 100 milioni di visualizzazioni su YouTube. Tanti clic arrivano dall’estero. «Ci sono state due tappe di avvicinamento dell’Esc, a Londra e Amsterdam, e ho visto nel pubblico gente che la conosceva. Sono orgoglioso di partecipare e di cantare in italiano, però non mi sentirei un perdente se non vincessi». Con quella canzone ho conquistato anche i bambini, oggi fondamentali, vedi il caso Rovazzi, per creare un tormentone. «Non era nelle mie intenzioni. Se un brano con elementi di comprensione più difficili arriva anche ai più piccoli vuol dire che ha una sua energia intrinseca. Con tutto il rispetto per Rovazzi, però, credo che la mia canzone si discosti dalla sua».
Gabbani si sente in pieno controllo del successo che gli è arrivato addosso dopo i 30 anni. Tutti lo cercano. Agenda piena. Sarà sul palco del Primo Maggio («Non voglio parlare di politica, ma se penso a dei diritti da sostenere c’è anche quello del lavoro»), il 19 maggio partirà il tour e il 27 maggio Mtv lo ha chiamato a condurre gli Awards. «Non sono più un ragazzino e vivo questo momento in maniera naturale senza sentire stacco fra la persona privata e quella pubblica. Ho la consapevolezza che si può fare musica anche senza essere famosi. La comunicazione che i talent hanno dato in questi anni è andata in direzione contraria. Ma se non ci fosse stato il successo di “Occidentali’s Karma” io farei comunque qualcosa legato a questo mondo. La soddisfazione per me non è essere conosciuto o famoso, ma il fatto che la musica sia diventata il mio lavoro».