Corriere della Sera, 28 aprile 2017
Guido Catalano: «Volevo fare la rockstar, ho ripiegato sulla poesia. Il primo bacio? A 27 anni sul divano dei miei»
Troppo poetico per i cabarettisti, troppo cabarettista per i poeti. Guido Catalano, torinese classe 1971, è un funambolo della parola, un cantautore senza musica, un paroliere a piede libero; grazie alla radio, in particolare Caterpillar, e poi Facebook, è diventato probabilmente il poeta vivente più amato dalle italiane: persino la scrittrice Michela Murgia, dedita a implacabili stroncature letterarie in tv, l’ha elogiato. Da anni le letture pubbliche dei testi di Catalano sono sold out, che siano al circoletto Arci di Lecce o all’Alcatraz di Milano, tempio del rock e una delle tappe del tour per la nuova raccolta di poesie Ogni volta che mi baci muore un nazista (Rizzoli). I suoi libri di poesie han venduto decine di migliaia di copie e finiscono in classifica, suscitando non poche invidie tra i poeti laureati: «Una volta uno mi ha dato del “Criminale poetico seriale”. Lo ringrazio ancora, è una belle definizione. Mi ci son pure fatto la maglietta».
Barba folta e scura, occhiali da sole a nascondere la dolcezza di uno sguardo perplesso, abiti per lo più neri («sfinano», dice), Catalano ha una risposta prestampata per chi gli chiede com’è diventato un poeta di successo: «Volevo fare la rockstar, ma poi ho capito che non ce la facevo e ho ripiegato su “poeta professionista vivente”, c’erano più posti liberi». Prima, però, ha campato con lavori estemporanei: «Ho fatto il portiere di residence, il correttore di bozze, l’uomo che va nei tombini a prendere i numeri dei contatori dell’acqua, ho curato la rassegna stampa per un sito che si occupava di immigrazione, ho fatto inserimento dati in un database e poi ho fatto due mesi di militare che comunque mi davano una piccola paga solo che poi mi hanno riformato per ansia e depressione». Il lavoro dei sogni, a parte la rockstar, era il mago. O il portiere di calcio: «Alla Dino Zoff, ma mi si è bloccata la crescita». Anche a scuola, non sono mancate le battute d’arresto: «Mi hanno bocciato al ginnasio, mi rimandavano sempre in greco e latino... 6 anni orribili!».
Leggere tanto
Per chi volesse scrivere poesia, ecco i consigli di Catalano: «Essere sinceri. Leggere molta poesia. Baciare molto e molto fare all’amore. Leggere ancora molta poesia. Usare i social in modo intelligente, divertendosi. Trovare una casa editrice seria non a pagamento. Andare in giro a leggere le tue poesie in pubblico. Farsi il mazzo». Letture consigliate? «Io ho letto Pavese, soprattutto i diari, poi Prévert, tanto Bukowski; ora sto leggendo Vivian Lamarque e mi hanno regalato un libro di Valerio Magrelli: le poesie sono belle ma faccio fatica a capire tutto».
La poesia di Catalano? Prendete un juke box con i classici della musica leggera italiana, Battisti, Vasco Rossi, Cocciante e metteteci dentro spiccioli d’umorismo alla Woody Allen. È un poeta d’occasioni amorose, più o meno mancate; ed essendo ipocondriaco («mai cercare sul web una spiegazione a presunti sintomi di qualche malattia, ti viene subito!») mescola eros e thanatos in un continuo esorcismo, già nei titoli: Ti amo ma posso spiegarti (2012) o Piuttosto che morire m’ammazzo (2013, Miraggi edizioni ); e Ogni volta che mi baci muore un nazista, dove si prega «Fratello Maalox» e «Sorella Cibalgina / aiutatemi voi questa notte / a svegliarmi / vivo / domani mattina»; e dove si raccontano le più intime guerre d’amore, con Morti, feriti e dispersi : «“Mi vuoi bene?”/“Da ferire”/“In che senso?”/“Volevo dire da morire, ma forse è troppo”/“Cioè non mi vuoi bene da morire?”/“Ma no, è che ‘sta storia della morte mi impressiona”/“Preferivo da morire”/“Potrei arrivare a volerti bene da disperdermi”/“Da disperderti?”/“Sì, sai, morti, feriti e dispersi”/“Ah”/“Sì, credo che potrei volerti bene da disperdermi”/“Sei strano tu”/“Da morire”». Uno dei suoi format è la Poesia di fine rapporto, scritta per lasciarsi meglio di come ci si è presi. La sigla è Pfr, ma non è roba da commercialista.
Catalano è un tardo-romantico, perché crede in antichi valori sentimentali e perché, diciamo, non ha iniziato prestissimo: né sul campo né sul palco. Il primo bacio? «A un’età che non ci si crede. Io la dico, fate voi: 27 anni! Sul divano a casa dei miei; per fortuna non c’erano». La prima volta? «Non lo dico neanche se mi pagate». La prima poesia? «A 23 anni. Si intitola Se io fossi scacco vorrei essere lo cabballo. Mi ero appassionato agli scacchi, pur giocando malissimo». Il primo tour? «Nel 1999, in un locale di Torino, con un amico medico poeta, un contrabbassista e un sassofonista. Il pubblico reagì benissimo e non ho più smesso».
In Svizzera per amore
Qual è oggi la situazione sentimentale di Catalano? «Sono innamorato di una ragazza il cui nome finisce per “A” e dentro il cui cognome c’è una “T”». L’amore multiplo? «Mi fa orrore anche solo la parola poli-amore». Il sexting ? «Chiederò al mio elettrauto». Una follia fatta per amore? «Andai a vivere per tutta la vita in Svizzera, per amore: son tornato due settimane dopo». Proposte indecenti dalle fan? «Via Facebook, ma non le posso dire, tranne questa: una ragazza mi ha scritto che al suo ragazzo fanno schifo le mie poesie e lei continua a leggergliele». La cosa più hot? «L’autografo su un seno».
Ecco qualche aneddoto sui reading: «Una volta ho fatto a pugni con un tipo che aveva un piccolo cane in mano e mi dava fastidio da sotto il palco insultandomi. Il tipo, non il cane. Più che fare a pugni ho preso un pugno ma poi è arrivato un cuoco enorme e lo ha sbattuto fuori (anche il cane)». Ci sono errori dai cui si impara: «A una festa parte del pubblico mi ha fischiato per tutto il reading. Allora ho detto: leggere poesie alle feste della birra? Meglio di no».
La politica, oggi, è tutta una festa della birra. Catalano si sente fuori luogo: «Da piccolo i miei genitori mi portavano in piazza a vedere i comizi di Pannella. Mi portavo dietro una piccola seggiola di legno, così stavo comodo. Aborro gli estremisti che usano la paura per ottenere consenso». Non è un pentastellato (le scie chimiche? «Non ci credo, ma ne tengo una in freezer»), pur vivendo nella città di Chiara Appendino: «Non l’ho votata. Non ho votato neanche dall’altra parte. Mi sento in confusione politica da sempre. A diciotto anni, la prima volta che votai, scelsi il Partito liberale perché mi piaceva la parola “liberale”. Pensavo avesse a che fare con la libertà». Le antipatie, quelle sì, sono chiare: a chi dedica una Poesia di fine rapporto? «Matteo Salvini, Trump, Sandro Bondi».
Senza la tv
Confusi, e felici, anche i progetti per il futuro. «Vorrei fare un reading in uno stadio da 50mila persone e venire tradotto in tutte lingue che non conosco». Lo diverte l’idea di un X factor della poesia: «Non ho la tv da qualche anno, ma sono stato un vero teledipendente. Comunque si potrebbe fare un talent con gare di reading di opere inedite e delle cover di Ungaretti e Montale». La giuria? «Mara Maionchi tutta la vita, poi Vasco Rossi e Corrado Guzzanti».