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 2017  aprile 28 Venerdì calendario

Sei indagati per la valanga al Rigopiano

La furia della valanga che travolge tutto il 18 gennaio a Rigopiano, l’hotel che si trasforma in una bara per 29 persone (18 ospiti e 11 dipendenti) e in una trappola per gli altri 11, sopravvissuti, per molte ore incastrati sotto al ghiaccio. Una tragedia per cui sono indagate sei persone: il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, il presidente della provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il direttore del resort Bruno Di Tommaso, un dipendente del Comune e un funzionario della Provincia. Ma c’è la possibilità che questa «lista» si ampli. «Il fatto che altri soggetti, a partire da Prefettura e Regione, non siano stati iscritti nel registro degli indagati, non significa che siano estranei alla vicenda ma solo che al momento non sono stati trovati elementi tali da giustificare la loro iscrizione nel registro degli indagati», spiega l’avvocato Romolo Reboa, che assiste Giampaolo Matrone, superstite del disastro dell’Hotel Rigopiano, oltre ai familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, tre delle vittime.
Ai sei indagati vengono contestate le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose. Ma l’indagine riguarda anche la costruzione della struttura e le vie d’accesso: «violazione di normative cautelari e prevenzionali», e «omessa previsione, prevenzione e gestione dei rischi connessi anche all’attività aziendale (esercizio di struttura ricettivo alberghiera in zona di alta montagna a rischio isolamento per eventi atmosferici e valanghivi)». Vengono contestate «Negligenza, imprudenza e imperizia», sarebbero alla base di questa sciagura.
Nel dispositivo della procura di Pescara si legge che tra i rischi da calcolare c’era «l’innevamento grave e quello valanghivo», e che va indagato anche «l’omesso collocamento di impianti, apparecchi o segnali idonei a prevenire disastri e infortuni sul lavoro nonché, con particolare riferimento alle attività di protezione civile, anche nell’omessa predisposizione e/o aggiornamento di piani di intervento, di previsione e organizzazione di rischi connessi a condizioni meteorologiche avverse». Responsabilità anche per «l’omessa attuazione di iniziative, azioni e interventi prescritti da normative di protezione civile e da piani di intervento da attuare in presenza di eventi meteorologici avversi del tipo di quelli connessi ad intenso innevamento atti a prevenire e fronteggiare i suddetti rischi, specie con riferimento al mantenimento di adeguate condizioni di viabilità per le strade costituenti accesso e corrispondenti vie di fuga di strutture ricettive alberghiere come l’Hotel Rigopiano».
Un commento laconico dal sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta: «È un atto giudiziario dovuto, ho la massima fiducia nella magistratura che saprà ricostruire il quadro delle responsabilità. Auspico un rapido iter processuale e l’approfondimento analitico di tutti gli altri filoni, affinché sia fatta chiarezza e resa giustizia alle vittime e ai familiari».
Il dolore è da quel maledetto 18 gennaio sempre presente nella vita di Alessio Feniello, il padre di Stefano, morto a 28 anni. «Dove sono i nomi del Prefetto di Pescara e del governatore dell’Abruzzo?», chiede. Si dice «imbufalito» e solo «in parte soddisfatto» perché «la mia tesi nei confronti del sindaco, uno dei responsabili di quella tragedia, era corretta».
Non ha pace quest’uomo che in quei giorni ha perduto il figlio due volte. l nome di Stefano (era in vacanza a Rigopiano per festeggiare il compleanno con la fidanzata, Francesca Bronzi,sopravvissuta), era stato inserito dalla Prefettura in un elenco di nomi di cinque superstiti che sarebbero arrivati in ospedale. Ma era un errore.