il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2017
Proteste contro Maduro, 30 morti in tre settimane: «Il Vaticano ci aiuti»
Alla vigilia della partenza per l’Egitto, dal Venezuela arriva l’appello al suo intervento diretto. Il leader dell’opposizione, Henrique Capriles, a seguito delle proteste che dilaniano il paese (30 morti fino a ora), ha chiesto “con il cuore in mano, una maggiore attenzione”. Ed ancora: “Quale migliore occasione, avendo un papa latino, per poter contare sul sostegno della Chiesa?”
In realtà, Capriles spera di far leva sul suo contatto indiretto con il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin che è stato nunzio in Venezuela: ieri il cardinale ha telefonato all’arcivescovo di Caracas, Jorge Urosa Savino, per esprimergli la sua “piena solidarietà” dopo l’agguato del 12 aprile da parte di militanti pro-governativi nella basilica di Santa Teresa.
Sulla grave crisi interna al paese, Capriles ha aggiunto: “Oggi in Venezuela c’è una dittatura e l’amministrazione Trump ne è consapevole”. Intanto arriva anche il taglio agli aiuti economici ai paesi latino-americani: a stabilirlo un documento del governo, presentato al Congresso americano. Nello specifico, il Venezuela, assieme a Cuba, vedrà l’azzeramento dei fondi stabiliti dalla presidenza precedente.
Le proteste contro il presidente Maduro, iniziate il 4 aprile, continuano senza sosta con decine di vittime. L’ultimo omicidio risale proprio a ieri: nella prigione di Puente Ayala, dove sono chiusi 17 dei manifestanti arrestati durante le proteste, scontri tra detenuti hanno provocato la morte di 12 persone, mentre altre 11 sono rimaste ferite. La ministra per i Servizi Penitenziari, Iris Varela, riferisce che 9 detenuti sono morti per ferite di arma da fuoco, 2 per overdose e uno per pestaggio.
Martedì i il ministro degli Esteri di Caracas ha minacciato il ritiro dall’Osa (Organizzazione degli Stati americani), se i ministri degli Esteri dei 16 Paesi membri terranno una riunione per discutere della situazione del Venezuela senza dichiarare sostegno al governo. Maduro, da parte sua, ha dichiarato che la responsabilità di questo spargimento di sangue è da attribuire all’opposizione.