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 2017  aprile 27 Giovedì calendario

Più fame e terrore che diritti calpestati: le paure dell’Egitto

Il Cairo come Parigi, l’ombra del terrorismo jihadista, confinato nel Sinai fino a pochi mesi fa, torna a colpire nella Capitale egiziana. Un gruppo armato ha ingaggiato, ieri mattina, una sparatoria nel distretto di Faisal, a Giza, municipio occidentale, colpendo a morte un ufficiale della polizia egiziana. Non è da escludere, tuttavia, neppure la mano dei Fratelli Musulmani dietro l’attentato. Ancora sangue a poche ore dall’arrivo del Pontefice. “Il Papa della pace nell’Egitto della pace”.
Nonostante tutto, l’atmosfera al Cairo continua a rimanere tiepida, alla vigilia della visita di Papa Bergoglio, a 17 anni da quella compiuta da Giovanni Paolo II. Francesco arriverà domani nel primissimo pomeriggio e ripartirà alla volta di Roma sabato alle 17. L’enorme cartellone all’imbocco del ponte “6 Ottobre” che collega le due sponde del Nilo, rende tangibile un evento che suscita scarse reazioni.
Solo un modo per alleggerire la morsa dello stato di emergenza, proclamato dal generale Al Sisi – dall’estate del 2013 a capo del Paese dopo un colpo di Stato – all’indomani del duplice attacco alle chiese copte di Tanta e Alessandria (il bilancio delle vittime è stato riaggiornato a 47). Gli attentati e la visita di Francesco non sono slegati tra loro, tutt’altro, ma in questo momento la popolazione egiziana, i cairoti in particolare, devono fare i conti con ulteriori restrizioni della libertà di movimento. La visita del Papa sarà veloce, impensabile prolungarla, e non cambierà certo la quotidianità di milioni di egiziani alle prese con una grave crisi economica, incastrata in un quadro sociale allarmante e con la repressione che non allenta la morsa.
L’invito di Al Sisi è considerato una mossa astuta per dimostrare al mondo, e ai suoi detrattori, che l’Egitto non è quel Paese-canaglia che l’opinione pubblica ha dipinto. Il modo migliore per recuperare credito, allontanare i nemici del regime e fare una gran bella figura. Insomma, spingere la polvere sotto il tappeto. Il Papa in Egitto non viene visto soltanto come sommo rappresentante del cristianesimo: “Bergoglio ha un’altissima considerazione qui – sostengono gli attivisti al vertice di un’organizzazione ostile al presidente Abd el-Fattah Al Sisi – non è solo un capo di Stato, ma una figura mondiale di spicco assoluto. Le sue parole distensive verso l’Islam non sono passate inosservate. Specie quando ha parlato di terrorismo, accomunando musulmani e cristiani nello stesso tragico destino, senza parlare di vittime di serie A e B. I vertici del Paese lo utilizzeranno per dimostrare quanto sono bravi, considerando la sua visita come un attestato di rispetto per l’Egitto”.
L’Islam accoglie il simbolo principale della cristianità mondiale tra potenziate misure di sicurezza, al punto da spingere i vertici istituzionali delle due delegazioni a mostrare ottimismo: “Garantiremo il massimo della sicurezza durante la visita del Pontefice, saranno messe in pratica misure anti-terrorismo severissime” ha ribadito un portavoce del governo egiziano, a cui ha fatto eco il direttore della sala stampa Vaticana, Greg Burke, fiducioso che le cose fileranno via lisce nelle 27 ore che il Papa trascorrerà sul suolo egiziano.
L’episodio di Giza, tuttavia, non induce certo all’ottimismo. Intanto martedì al Cairo è atterrata una delegazione del Vaticano considerata di ‘alto livello’ per preparare al meglio la visita di Papa Francesco, ossia azzerare ogni rischio per la sua sicurezza. Auto chiusa, ma non blindata, telefoni cellulari vietati sabato mattina allo stadio dell’Aeronautica dove Bergoglio celebrerà una messe solenne. Papa Francesco, oltre che Pontefice, è il Vescovo di Roma. In questo senso ci si chiede se e con quale peso e risalto Bergoglio affronterà, specie con Al Sisi, la vicenda di Giulio Regeni. Se lo chiedono prima di tutto i genitori del ricercatore.