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 2017  aprile 27 Giovedì calendario

Libertà di stampa, il progresso farlocco e lacunoso dell’Italia

I titoli e i contenuti dedicati all’ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere, la ong che monitora la libertà di stampa in 180 Paesi, ieri erano questi: “Italia risale nelle classifiche sulla libertà di stampa, ma M5s allarmante”, “L’Italia migliora, ma il rapporto critica le ‘intimidazioni’ del M5s”. La notizia è giusta, ma parziale. Secondo il rapporto, l’Italia nel 2016 è passata dal 77esimo al 52esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa e di informazione, eppure si tratterebbe di un’evoluzione “ingannevole”. E di certo non a causa del M5s. Ecco cosa dice davvero il rapporto e come funziona la stesura di questa lista.
Il falso progresso. Il primo punto controverso riguarda una frase che, nella presentazione generale del rapporto, introduce la parte sull’Italia: “Other sizeable jumps in the 2017 Index are probably deceptive”. Tradotto: altre rilevanti variazioni nell’indice del 2017 sono probabilmente ingannevoli. La spiegazione è nell’esempio che segue: “l’Italia (52esima) ha scalato 25 posti dopo l’assoluzione di alcuni giornalisti, tra cui i due processati nel caso VatiLeaks 2”. Si riferisce a Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, che rischiavano fino a otto anni di carcere per le inchieste sugli scandali del Vaticano. Ciononostante, spiega il rapporto, l’Italia continua a essere uno dei Paesi europei con il maggior numero di reporter minacciati dalla criminalità organizzata.
Grillo. Beppe Grillo viene citato nel capitolo di dettaglio sull’Italia. Che, letteralmente, riporta queste parole: “Sei giornalisti italiani sono ancora sotto protezione per le minacce di morte, soprattutto da parte di mafia o gruppi estremisti. Il livello di violenza contro i giornalisti (tra cui l’intimidazione verbale e fisica e le minacce) è allarmante, soprattutto perché i politici come Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle non esitano a esporre pubblicamente i giornalisti che non amano”. Poi, l’analisi si allarga anche a forme evidentemente meno manifeste: “Anche i giornalisti si sentono messi sotto pressione dai politici e sempre più optano per l’autocensura. Secondo una nuova legge, diffamare politici, giudici o funzionari pubblici è punibile con condanne da sei a nove anni di carcere. Molti giornalisti, specialmente nella capitale e nel sud del paese, dicono che sono ancora sottoposti a pressioni provenienti da gruppi mafiosi e bande criminali locali”.
Come si calcola.Per elaborare l’indice, Rsf utilizza un questionario che definisce “qualitativo”, i cui dati vengono poi combinati con dati “quantitativi” sugli abusi e sugli atti di violenza contro i giornalisti durante il periodo valutato (denunce, processi, arresti, uccisioni, torture, censure). I criteri del questionario vanno dal pluralismo all’indipendenza dei media, fino alla censura e l’autocensura. Consultandolo, vi si trovano domande di ogni tipo che mirano a identificare il clima attorno all’informazione: “La pubblicità governativa è diffusa equamente tra i vari media?”, oppure “La legge ha fatto abbastanza per punire chi ha ucciso un giornalista?” o ancora “Gli inserzionisti influenzano la linea dei media?” fino a “Le autorità riservano trattamenti di favore ad alcuni media invece che ad altri sulla base di una linea editoriale favorevole o di legami finanziari tra i politici e gli editori?”. Risposte a crocette, uguali per tutti i paesi, senza possibilità di commenti. Tranne un box, nel quale si possono aggiungere commenti a margine.
Esperti sconosciuti. Dal sito della ong non è però dato sapere a quanti e quali esperti questo questionario venga sottoposto, né in base a quali requisiti siano scelti. Nella sezione “Metodologia” del sito si parla di “professionisti dell’informazione, avvocati e sociologi” ma non c’è traccia del campione né delle sue caratteristiche. Il Fatto ha provato a chiedere informazioni a Reporter Senza Frontiere, ma nel momento in cui andiamo in stampa non è ancora pervenuta alcuna risposta.
Cos’è. Fondata nel 1985 da cinque giornalisti a Montpellier con l’obiettivo di difendere la libertà di stampa (in Africa ha creato la prima stazione radio indipendente per gli eritrei e ha garantito la formazione per i giornalisti e i blogger in Siria), Reporter Senza Frontiere è una ong francese ma anche un organo consultivo delle Nazioni Unite, dell’Unesco e del Consiglio d’Europa.