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 2017  aprile 27 Giovedì calendario

Periscopio

Al referendum Alitalia ha vinto il no. E poi dicono che da noi l’eutanasia non si può fare. Antonio Satta. MF.
Di francese ho già una moglie, non vorrei anche un padrone. Fedele Confalonieri sulla tentata scalata di Bollorè a Mediaset. (Paolo Foschini). Corsera.
L’ultima moda è lavarsi il meno possibile, così almeno facciamo schifo non solo all’anima. Jena. La Stampa.
Due italiani rapinano una gioielleria in Romania. Nell’ambito del progetto Erasmus. Spinoza. Il Fatto.
Mi spiace solo di morire prima di Montanelli. Cuzio Malaparte, Maledetti toscani, 1956. Ora ripubblicato da Adelphi
La convenuta opposta, costituendosi in giudizio, contesta ante omnia, in fatto e in diritto, quanto ex adverso, surretiziamente affermato. Camilla Cederna, De gustibus. Mondadori, 1986.
PELLE SU PELLE – Entra / nella sua macchina / foderata in pelle chiara / con un certo orgoglio / come una banconota / di grosso taglio / in un portafoglio. Marcello Marchesi, Essere o benessere?. Rizzoli, 1962.
Che cosa ho chiesto a San Giovanni? Un terno? Una quaterna? Una cinquina? Niente di tutto questo, ma una sciocchezzuola, una bazzecola, una quisquilia, una pinzillacchera: far cadere la lingua a mia moglie. Totò, San Giovanni decollato, 1940.
Per capire come sono andate le cose basta osservare i passaggi salienti di Bersani e dei vari Gotor, Speranza & co. Innanzitutto, il voltafaccia sulle riforme del Senato, Cnel, ecc. Le avevate discusse in Parlamento, votate nelle singole parti e approvate in blocco a Montecitorio e a Palazzo Madama. In doppia lettura. Ossia avete dato, non uno, ma centinaia di voti favorevoli. Poi, all’improvviso, presi dalla voglia di spaccare, vi siete schierati per il No al referendum popolare. Rovesciando nelle urne, come semplici cittadini, le decisioni che avevate prese come parlamentari. Un affronto agli elettori cui dovete il mandato. Mi chiedo con quale credibilità continuiate a occupare i vostri seggi. Giancarlo Perna, scrittore di politica. La Verità.
Una vera cultura connette, collega una persona a una comunità e il presente al passato e al futuro; se si limita a suscitare desideri, a istigare al consumo e a vivere pure esperienze di natura individuale ed estemporanea non è cultura, è altro. Marcello Veneziani, filosofo (Gianluca Barbera). Il Giornale.
Nel Vecchio continente ora si sente lo spettro del nazionalismo. Vedi alla voce Marine Le Pen. In Germania non ho visto intolleranza. Gli episodi accaduti vengono amplificati per creare paura e poi dividerci. La divisione mi fa paura, non la diversità che è un tesoro. Gianna Nannini, cantante rock (Andrea Laffranchi). Corsera.
Su Gaetano Afeltra ricordo soprattutto una battuta di Guglielmo Zucconi, quando Afeltra dirigeva il Corriere d’Informazione ed essendo un dubbioso tiratardi, diceva: «Non riesco a capire come bisognerebbe fare per non perdere i treni con il giornale» e Zucconi gli ha detto: «Prova a non venire in redazione una volta». Umberto Simonetta, scrittore. Gigi Moncalvo, Milano no. Edizioni Elle, 1977.
Sono spesso circondato da giovani. Alcuni mi considerano un vecchio guru. Benché io tenda alla solitudine, sto volentieri con loro, anche perché, in genere, detesto la compagnia degli uomini della mia età che parlano solo di cibo, di salute, di medicine, di malattie. Con i ragazzi si parla, come sempre, di «donne e motori», di amori, di «Dio, l’anima e il mondo» Della vita insomma. Massimo Fini, Ragazzo. Marsilio. 2007.
Nell’attuale società dell’informazione la prima persona ha invaso il campo, presentandosi come segno per eccellenza di immediatezza e di sincerità. Tutti vogliono dire «io», e vogliono dirlo subito esondando sui social: si chiede al politico di «metterci la faccia», nei talk televisivi la «testimonianza» sta al centro delle scalette (salvo poi mutilarla spietatamente quando arriva, «oggettiva», la pubblicità); la «democrazia diretta» si fonda sui pareri dei diversi «io», non importa quanto informati; i conflitti di idee si personalizzano in scontri tra individui più o meno mediaticamente glamour. Walter Siti, scrittore. Corsera.
I denari puntati, a Bologna, su una concezione capolavoristica dell’arte, fruttano dorate passerelle pubblicitarie per la sfilata della Ragazza con l’orecchino di perla, ma intanto si tagliano gli orari d’apertura di una Pinacoteca già deserta, malgrado contenga un riassunto didatticamente superbo della storia delle forme tra il Due e il Settecento. E che dire di una città in cui, mentre si preparano faraoniche cattedrali del cibo, si mangia mediamente malissimo, specie se non si hanno molti soldi da spendere e non si conoscono i negozi delle rare, pie sfogline d’antan? Matteo Marchesini. il Foglio.
Si è insicuri sia quando ci si sente poco mascolini, sia quando lo si è troppo: la sensualità scuote l’individuo alla radice, lo fa tremare. L’eccesso di sicurezza non è che l’effetto invertito dell’insicurezza. Edoardo Albinati, La scuola cattolica. Rizzoli, 2016.
Primi anni 60, un lavoro ancora tutto da inventare, tre bambine da accudire: un compito non facile. Mio padre, Gianni Boncompagni non era severo, ma autoritario sì: le regole sono necessarie per allevare i figli. Inoltre lui doveva assumere i ruoli di padre e madre, confrontarsi con i nostri problemi femminili, di cui in una famiglia normale si occupa la moglie. Barbara Boncompagni, figlia di Gianni (Emilia Costantini). Corsera.
Giacalone trattenne un sospiro: sì, certo che ce l’aveva la dose di coca in tasca. Avrebbe potuto dimenticarsi il portafogli, le chiavi di casa, le mutande, ma non la bustina. Fabrizio Roncone, La paura ti trova. Rizzoli, 2016.
Ho aperto la partita Iva, per far finta di far l’avvocato, pago le tasse e mi lamento in continuazione, come tutti i veneti, perché, per ogni pagnotta che mi porto a casa, il governatorato centrale se ne cjava la metà; mi stanno sui cojoni i marocchini perditempo che s’imbriagano nei bar, passan l’esistenza a smazzare eroina alla marmaglia delle scuole professionali, strangolerei colle mie mani alcuni teroni della pubblica amministrazione che cavano lo stipendio allo Stato, cioè anche a me. Francesco Maino, Cartongesso. Einaudi, 2014.
Un gatto ha deciso di mangiarsi un topolino che gli gira attorno da un po’ di tempo. Si mette dietro la porta e: «Bau, bau, bau!». Il topo sente abbaiare, viene fuori e il gatto se lo mangia. «Ma come hai fatto?», dice la gatta al marito. «Cara mia, oggi, se non parli almeno due lingue...». Gino Bramieri, 400 barzellette. De Vecchi editore, 1977.
Qualcuno si rende ingrato perché non può essere grato abbastanza. Roberto Gervaso. il Messaggero.