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 2017  aprile 27 Giovedì calendario

Una sessantina i malati che hanno raggiunto la Georgia. «Era l’unico a darci una speranza. Ecco perché siamo volati a Tbilisi»

Io non sono una stupida». No, non è una stupida. Angela Di Mastromatteo era proprietaria di un centro benessere prima che la Cisti di Tarlov, (150 casi nel mondo) la inchiodasse su una sedia a rotelle. «Quando hai un male raro ti dicono subito che c’è poco da fare. Nessuna cura funziona, la ricerca va a rilento. Poi trovi qualcuno che ti ascolta, ti garantisce che c’è una cura. Ti dice che si guarisce. E ti consegni a lui».
Almeno sessanta malati – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – sono volati a Tbilisi per farsi ricoverare al Mardaleishvili Medical Centre. Tre infusioni, 18 mila euro; cinque, 27 mila. Viaggio, hotel e spese a carico del paziente. Pagamento (spesso, ma non sempre) anticipato. Andrea Zicchieri, 53 anni, manager di Terracina affetto da Sla, ha visto i pendolari di Stamina all’aeroporto di Tbilisi. «C’erano le ambulanze ferme accanto agli aerei. Persone attaccate ai respiratori, muovevano soltanto gli occhi. Ho conosciuto un uomo che aveva speso 10 mila euro per un volo attrezzato». Ha visto la disperazione e la tenacia, la sua stessa ostinazione riflessa negli altri. «Sa perché siamo andati là? Quando sei ridotto così, e vedi l’1% di possibilità non dico di guarire ma di bloccare il male, provi».
Sapevano di rischiare. Sapevano delle inchieste, dei processi, delle condanne. Ma si aggrappavano ad altro: a una speranza, a quei medici secondo cui funzionava, ai bambini curati a Brescia, in un ospedale pubblico, che sembravano stare meglio. E allora si indebitavano e partivano. Angela Di Mastromatteo non aveva mai chiesto un prestito in vita sua. Ha fatto un finanziamento di 30 mila euro: 27 per la cura, il resto per viaggiare a Tbilisi con sua figlia, che le avrebbe donato il midollo. «Volevano tutti i soldi in anticipo. Non ho fatto a cuor leggero quel bonifico. Ma l’ho fatto».
Non è mai partita. Era novembre dello scorso anno, Stamina era già stata bandita dalla Georgia ma a lei non l’hanno detto. «Si sono intascati i miei soldi e sono spariti». Andrea Zicchieri a Tbisili è volato tre volte: due a luglio, la terza a ottobre. Davide Vannoni era lì ad aspettarlo. «Sapeva dell’associazione che ho fondato, ConSlancio, e dei 6 mila malati che aiutiamo. Grazie a me sperava di trovare nuovi pazienti. Mi ha portato a cena, il giorno dell’intervento era in sala operatoria». Non capitava mai. Il guru era una presenza metafisica: c’era ma non si mostrava, se non in casi eccezionali. E quello lo era. «Mi aveva assicurato che avrebbe bloccato la malattia».
Era avvolgente, infondeva illusioni, alimentava speranze. E loro si fidavano. Si imbarcavano su un aereo e finivano davanti a un edificio di quattro piani in cemento. Vannoni era riuscito ad avere un’ala tutta per sé. Quattro stanze, un via vai incessante. «Ho capito subito che non sarei guarito», dice Andrea Zicchieri. «Sull’auto che doveva portarmi in clinica, l’autista mi ha mostrato un video sui pazienti che ce l’avevano fatta. In corsia giravano donne spacciate per dottoresse; erano badanti reclutate dall’Italia. Ho capito che mi aveva fregato e gliel’ho giurata. Voleva restituirmi i soldi purché non lo denunciassi».
Zicchieri ha mandato tutto al Nas di Torino. «Io sono uno che non si arrende: sono stato due mesi in Giappone, ora mi sto curando con il sistema Brainstorm negli Stati Uniti, la prima tecnica che sta dando risultati. Su Stamina, la scienza aveva pareri discordanti: medici blasonati garantivano l’efficacia delle cure. Ho provato anche quello». Poi ha fatto denuncia. E così Angela Di Mastromatteo. Altri malati li hanno accusati di voler bloccare Stamina. Di volerli morti. Semplicemente, non volevano protrarre il grande inganno. Non volevano che qualcuno si rovinasse, come Angela: «Sto sempre peggio, devo restituire 460 euro al mese per dieci anni e non ho più un soldo per curarmi. Ho dato tutto a lui».