La Stampa, 27 aprile 2017
«Vuole riprendere l’attività», fermato Vannoni
Davide Vannoni aveva scelto Santo Domingo per riprendere l’attività, per ricominciare con le «infusioni» delle cellule trattate con il “metodo Stamina”. Era tutto pronto. Per questo, il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo ha deciso di intervenire. Ha firmato un decreto di fermo, che ieri all’alba i carabinieri del Nas hanno messo nelle mani del guru delle staminali. Finito sott’inchiesta nel 2009, aveva già patteggiato due anni fa una pena di 22 mesi per associazione per delinquere finalizzata alla «somministrazione di sostanze nocive». Lo stesso reato ipotizzato dalla procura quest’estate, appena ricevuta notizia che Vannoni aveva riaperto l’attività in Georgia. Nell’indagine sono coinvolti altre sei persone. Una è Erica Molino, la biologa che ha studiato il metodo: anche lei aveva patteggiato (19 mesi), ma ha proseguito. Poi c’è Rosalinda La Barbera, presidente dell’associazione «Prostamina Life», sede formale a Roma, una sorta di macchina organizzativa dei viaggi della speranza di una cinquantina di malati verso l’Est. E presto, verso Santo Domingo. Tutte persone con patologie neurodegenerative, avvicinate con incontri a Roma e Bolzano.
Ma i Caraibi erano ancora un progetto. La procura ha lavorato sulle «infusioni» fatte al«Mardaleishvili Medical Center» vicino al Lago Lisi, a Tbilisi, in Georgia. Fino a quando è stato cacciato, dopo l’interessamento degli inquirenti italiani attraverso il ministero della Salute. Vannoni offriva “pacchetti” da tre o cinque trattamenti, affidati a medici locali. Il prezzo: dai 18 ai 27 mila euro, versati con bonifico sui conti correnti della «Big Tech», intestata allo stesso Vannoni. Più, i 5 mila euro di iscrizione all’associazione di La Barbera.
Il guru della cura con le cellule staminali non badava a spese. In Georgia, viveva in una villa da 10 mila euro al mese d’affitto. Nel Torinese, abitava in una casa immersa nel verde della collina di Moncalieri, dove sono arrivati i carabinieri del Nas. Gli stessi che avevano sotto controllo il telefono di Vannoni e avevano intercettato le conversazioni, diventate un’arma contro di lui. Parlava con i familiari, pianificava la partenza per Santo Domingo. Non era una fuga. Voleva trasferirsi con i figli e la madre. Aveva scelto la méta con cura. Nella valutazione rientravano vari parametri, compreso il livello di tassazione. Scartate la Bielorussia e Cipro, Vannoni aveva incominciato a raccogliere informazioni su Santo Domingo. È stato aiutato, aveva agganci sul posto. Anche la biologa Molino si era attivata per capire se ci fossero le condizioni per lavorare in quel Paese.
Le telefonate erano eloquenti. Ma soprattutto, c’era qualcuno che conosceva bene tutta la storia di Vannoni: è il luogotenente del Nas Loreto Buccola, che ha indagato su di lui fin dal 2009. All’epoca, al posto del pm Pacileo c’era Raffaele Guariniello, che in un libro appena pubblicato gli ha dedicato una citazione con l’appellativo di «indomito».
Le chiacchierate al telefono hanno fatto capire che Vannoni faceva sul serio. Aveva pure venduto la Porsche «Carrera», vecchia di sei anni incassando poco meno di 50 mila euro. Il denaro necessario per ripartire con l’avventura di Stamina ai Caraibi. Conclusa prima ancora di incominciare.