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 2017  aprile 27 Giovedì calendario

Il precedente Swissair, dal fallimento alla nuova compagnia in tempi record

Roma La chiamavano «la banca volante». Alla fine degli anni 80 Swissair era ancora la compagnia più ricca nel mondo. Poi a metà degli anni 90 arrivò la zampata delle compagnie low cost, difficile da gestire senza una grande alleanza, e la campagna acquisti di partecipazioni estere. Una serie di scelte sbagliate e affrettate, che nell’ombra nel giro di pochi anni scavarono un buco profondo nella Swissair (3 miliardi di franchi di debiti). Tanto profondo quanto taciuto, a quanto pare. Soltanto tre mesi prima della bancarotta, i sindacati sottoscrissero il miglior contratto di lavoro di sempre. E quando il 2 ottobre del 2001 arrivò il primo segnale del grounding dall’aeroporto di Londra si stava lavorando a un’operazione che prevedeva il passaggio di due terzi delle attività di volo a Crossair e dunque alla nascita di una nuova compagnia ridimensionata (il progetto Phoenix con il supporto di Ubs e Credit Suisse con il Consiglio federale elvetico pronto a scendere in campo con un finanziamento). Ma non ce ne fu il tempo. Le banche, e in particolare Ubs, chiusero i rubinetti. E per primo l’aeroporto di Londra bloccò gli aerei Swissair in pista, senza pagamento dei servizi in contanti. Anche i fornitori di carburante puntarono i piedi. Fu una valanga. E a metà giornata fu annunciata la sospensione di tutti i voli (262 per 19.000 passeggeri) e la messa a terra tutti i 76 aerei. Un fulmine a ciel sereno per tutti. Il famoso grounding brucia ancora in Svizzera. Del resto, un ridimensionamento sì, ma il fallimento non era stato messo in conto dai vertici della compagnia svizzera (che ha trascinato nel baratro anche la controllata belga Sabena). Eppure a distanza di 16 anni si può dire che quel fallimento, pagato a caro prezzo, fu alla fine salutare per la compagnia svizzera. Ha funzionato soprattutto perchè i tempi sono stati stretti, strettissimi, il linea con i canoni elvetici, impensabili per il sistema Italia.
In tempi record si è mosso l’intero sistema elevetico, le banche hanno fatto asse con la Federazione e i cantoni (che hanno versato 2 miliardi di franchi). E la nomina immediata del curatore fallimentare ha chiuso in tempi lampo il vecchio dossier con debiti e pendenze, per far nascere la nuova Swiss, con le rotte profittevoli della ex-Swissair e piloti e assistenti di voli sono stati alle nuove condizioni contrattuali, con criteri di maggior rigore ed efficienza. Così, nel giro di cinque anni la vecchia Swissair rilevata dalla Crossair e trasformata nella nuova Swiss è tornata ai livelli di traffico e passeggeri pre-crisi. Persino il processo contro gli ex-amministratori si è chiuso con una serie di assoluzioni. L’atto finale è arrivato dopo con l’integrazione a Lufthansa (che spese 339 milioni di franchi, cioè 212 milioni di euro). E nel 2006 la Swiss era già tornata in attivo.