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 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

Razzi: «Visto Han? Dei nordcoreani bisogna fidarsi»

Antonio Razzi ha passato il 25 aprile a Roma, ma lontano da impegni istituzionali. Preoccupato dai venti di guerra tra America e Nord Corea, l’amato Paese d’adozione, e deluso per la retrocessione del suo Pescara. Il senatore di Forza Italia, una delle vittime preferite di Maurizio Crozza, prepara un’altra missione, più facile e meno stressante: domenica a Cagliari per salutare il 18enne attaccante rossoblù Han, il primo nordcoreano a segnare un gol in Italia. Uno dei tanti giocatori che grazie a lui sono arrivati da noi.
Ma quanti sono?
«Una quarantina circa in quattro anni, da quando ho cominciato a collaborare con l’Ism (la scuola di calcio internazionale di Perugia, ndr). Hanno studiato l’italiano e il nostro calcio, molti sono tornati a casa, una quindicina sono rimasti».
È appena stato a Pyongyang.
«Ho regalato la maglia di Han, firmata, al vice premier Ri Su-yong. Gli ho anche portato due copie della Gazzetta per fargli vedere come era stato celebrato. Il vice premier era felicissimo, non finiva di ringraziarmi. Poi ho incontrato Pak Doo-ik, quello che ha fatto piangere l’Italia al Mondiale ’66, ora è il presidente della Federcalcio che finanzia il progetto».
Ma quante volte è andato in Nord Corea?
«Dieci, ho cominciato nel gennaio 2007 come presidente della commissione bilaterale tra i due Paesi. Ricordo la prima, faceva un freddo cane, c’erano due ore di corrente elettrica al giorno, niente semafori, c’erano una ventina di auto in giro».
E oggi?
«La situazione è cambiata: c’è la corrente tutto il giorno, ci sono semafori e centinaia di auto. E poi palazzoni che sembra di stare a New York. Beh, a New York proprio no, però Pyongyang cambia in continuazione. E il centro di allenamento della federazione è un gioiello».
Pyongyang meglio di Pescara?
«Non esageriamo: manca il mare».
Su, non ci dica che la Nord Corea è un paradiso.
«Ovvio, manca la libertà: è l’ultimo avamposto del comunismo mondiale. Ma le città sono curate, non si vedono le buche, le persone sono precise e pulite. Per questo ho detto più volte che sembra la Svizzera e qualcuno mi prendeva in giro. Ma avete visto l’ultima parata per gli 85 anni dell’esercito? Tutto in ordine. E quella del 15 aprile per il compleanno del nonno del leader, che oggi ne avrebbe 105? Uno spettacolo».
Così si legittima una dittatura.
«No, ma dobbiamo parlarci. Guardate che i coreani ci amano, ci apprezzano, ci rispettano. Dobbiamo avvicinare i popoli, lo sport aiuta».
L’ultima volta che ha incontrato Kim Jong-un?
«Due anni fa all’inaugurazione di un museo, mi ha ringraziato per l’opportunità che stavamo dando ai suoi giovani».
Il leader segue il calcio italiano?
«Certo, sa tutto della Serie A e del basket Nba. Se la Juve giocasse nello stadio di Pyongyang, che è enorme, lo riempirebbe».
Prima di partire, ha detto: io, Antonio Razzi, fermo i razzi.
«Ho trovato un po’ di tensione, Trump ha cambiato idea, ora i nordcoreani pensano che possono essere bombardati da un momento all’altro, come è successo con la Siria. Trump li ha incattiviti, spaventati. Nel mio piccolo ho cercato di calmare le acque, anche nella mail che ho mandato al vice premier per ringraziarlo dell’ospitalità. Ricordiamoci che nostro Signore ci ha dato la bocca per parlare».
Il mondo ha paura.
«Le mie fonti alla Difesa mi hanno confermato che non attaccheranno mai a meno che non vengano prima attaccati».
Quando tornerà a Pyongyang?
«Tra un anno, se vengo rieletto, perché no?».
Che cosa dirà ad Han?
«Gli farò i complimenti, è considerato un talento, al livello di quelli europei. L’ho incontrato una volta a Pyongyang, ma non credo di riconoscerlo: sono tutti uguali».
Domenica trova Zeman: ha qualcuno da consigliargli per la ricostruzione del Pescara?
«Ci sarebbero un paio di ragazzi interessanti, ma devono adattarsi al suo gioco».
Per chiudere: imiti Crozza che imita Razzi.
«Ma questo non credo, amico mio te lo dico io: prendi un calciatore nordcoreano…».