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 2017  aprile 25 Martedì calendario

Il cretino è sempre destinato a vincere

Ogni tanto bisogna riflettere sui segnali che non abbiamo saputo cogliere, sugli avvertimenti che non abbiamo sentito. Riconoscere di avere incrociato dei profeti e di non averli capiti, né ascoltati.
Nel 1985 Fruttero e Lucentini lanciarono il grido di allarme, ma vennero semplicemente lodati per l’arguzia un po’ sferzante e per la sapida e (tutti pensarono) un po’ paradossale ironia su vezzi, vizi e nuove abitudini degli italiani (il che non escludeva tutte le altre nazionalità in analoga evoluzione). Il titolo del libro era già di per sé profetico: La prevalenza del cretino. Ma ancor più convincente sulla preveggenza dei due autori appare questo breve brano, una sorta di incipit fulminante alla odierna realtà: «Poco interessanti catene di cause ed effetti terapeutici, dietetici, sociali, politici, tecnologici spiegano l’esponenziale proliferazione della bêtise. Figlia del progresso, dell’idea di progresso, essa non poteva che espandersi in tutte le direzioni, contagiare tutte le classi, prendere il sopravvento in tutti i rami dell’umana attività. È stato grazie al progresso che il contenibile stolto dell’antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica; ma una società ch’egli si compiace di chiamare ’molto complessa’ gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumeri poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro. Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi, in una parola (a lui cara) per realizzarsi».
Leggete attentamente e poi guardatevi un po’ di ultime (e clamorose) notizie. Maria Antonietta – che era meno sciocca di quanto la tradizione dica, amava promuovere il teatro, ma anche trastullarsi con gli agnellini a mo’ di pastorella, ma è purtroppo finita male, cosa che non ha frenato i suoi tardivi seguaci. Ed ora pensate ad un’altra recente immagine apparsa in tv: un allevatore della zona del terremoto che piangeva per le sue pecore, uccise dal tetto dell’ovile crollato. Poi, se avete voglia, chiedetevi cosa stanno pensando tutti gli allevatori di ovini, e non solo quelli più o meno rovinati dal terremoto, del défileé belante ad Arcore o alla Camera. È stato citato da tutti i media il rapporto di Oxfam, una ong che da settant’anni promuove iniziative contro la povertà in svariati paesi, e pubblica periodicamente un rapporto sulle diseguaglianze nel mondo, di cui l’ultimo afferma che la ricchezza delle otto persone più ricche del mondo è pari a quella della metà più povera della popolazione mondiale. Rapporto attaccato da molti ma puntigliosamente difeso nella replica di Oxfam, che ha avuto molto minore diffusione.
E peraltro sono molti gli studi che evidenziano una sempre più crescente diseguaglianza anche nei paesi industrializzati e un lento dissolversi della ex classe media nella fascia di sostentamento minimo o di povertà. Di fatto si direbbe che il massimo peccato mondiale, quello più in voga e più negato, sia l’avidità, che è patrimonio (scusate il bisticcio) di una cerchia certo più ampia dei magnifici «otto», ma che è un mondo a sé, che è sempre nel giusto, nel buono, nel bello, che detta la linea «etica», che condanna ogni divergenza e devianza dalla retta via che dall’alto venga indicata, che suggerisce cosa è giusto pensare, che ha perso ogni contatto con la realtà quotidiana di miliardi di persone. E, sempre per le categorie del giusto e del buono, un rinnovato Donald Trump è riuscito a ottenere consenso e appoggio anche da critici e avversari, per la sua estemporanea politica estera bombarola, perché, ha affermato, «non si possono uccidere così bambini bellissimi». Certificando nel medesimo istante che mai ci furono bambini a Hiroshima o Nagasaki, né alcuno mai ne morì sotto qualche bomba americana, in Iraq, in Italia o altrove.
In definitiva, sembra di assistere al diffondersi di una sorta di «populismo elitario» di anime belle e di ottimi sentimenti, nonché di portafogli ricchi, che sanno che è giusto bombardare il dittatore che non ti piace, che si fanno carico di salvare agnellini, di diffondere stili alimentari più misericordiosi e rivolti a forme di vita meno percepibili. Come gli insetti, di cui qualcuno ogni tanto informa, che saranno la risorsa per il futuro, ma che troveranno pochi paladini pronti a vezzeggiarli. Ma non si sa mai.