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 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

Detrazioni, per capirle servono 324 pagine

Trent’anni fa la compilazione della dichiarazione dei redditi era un’impresa alla portata di chiunque fosse dotato di po’ di pazienza, una penna, una calcolatrice e la capacità di leggere il burocratese delle istruzioni ufficiali. Molti contribuenti, da autodidatti, dedicavano uno o più weekend del mese di maggio alla compilazione del famigerato modello 740 per sé, per gli amici o i familiari.
Oggi, dopo anni di tentativi di semplificazioni fiscali, un’impresa del genere sarebbe impensabile. Al contrario, nonostante il modello 730 sia almeno in parte precompilato da parte dell’Agenzia delle entrate, sempre più commercialisti stanno pensando di abbandonare il campo. Troppe responsabilità, troppi rischi e troppo scarsi i guadagni di un’attività che, nonostante l’alto tasso di informatizzazione, ha comunque sempre bisogno che a qualcuno venga attribuita la responsabilità di quanto viene dichiarato. E questi non può essere né l’Agenzia delle entrate (che con la precompilata ha trovato il modo di scaricarsi delle responsabilità del controllo), né il contribuente: meno di un milione di dichiarazioni su un totale di 20 milioni vengono verificate in proprio.
Il 730 precompilato, paradossalmente, sta mettendo con le spalle al muro Caf e professionisti, coloro che fino ad oggi hanno consentito alla macchina fiscale di andare avanti. È il lato oscuro dell’informatizzazione: la necessità di individuare un garante della correttezza della dichiarazione dei redditi, qualcuno cui imputare il versamento di imposte, sanzioni e interessi per ogni eventuale errore riscontrato, anche se commesso da altri. Qualcuno che si prenda l’impegno di controllare e conservare tutta la documentazione (un lavoro che prima faceva l’Agenzia delle entrate). E che sia in grado di dominare una materia sempre più complessa: basti pensare che la circolare dell’Agenzia delle entrate (la n. 7 del 2017), che si occupa solo di spiegare il meccanismo delle detrazioni d’imposta, è di 324 pagine.
Una vera e propria giungla di norme, dalla quale è difficile uscire senza il rischio di qualche passo falso. Ma il rischio di pagare anche per gli errori altrui non ha molto senso se non è adeguatamente retribuito. Da qui la crescente disaffezione di molti commercialisti.