La Stampa, 26 aprile 2017
Nel Belpaese civile delle pere divise
Durante un pranzo al Quirinale, racconta Ennio Flaiano, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che aveva come ospiti Mario Pannunzio e altri giornalisti, violò l’etichetta e chiese ai commensali di dividere con lui una pera di dimensioni notevoli. Flaiano prontamente accettò e annotò: «Dopo Einaudi cominciò per l’Italia la Repubblica delle pere indivise». Per il suo rigore e per la sobrietà Einaudi fu il «Presidente del buongoverno»: così disse Alessandro Passerin d’Entrèves e oggi ribadisce il direttore del torinese Centro Pannunzio, Pier Franco Quaglieni, nel bel libro Figure dell’Italia civile (Golem, pp. 280, € 16).
Lo scrittore ci propone trenta ritratti di personalità che furono, proprio come Einaudi, i maestri dell’Italia democratica e repubblicana. La rassegna include Pannunzio e Primo Levi che, per Quaglieni, fu non soltanto un grande scrittore della tragedia dei Lager ma anche un sottile analista del rapporto tra letteratura e industria. A cui si aggiungono Alda Croce, per il suo impegno nella tutela dell’ambiente, Giovanni Amendola che «rappresentò la coscienza dello Stato liberale», Marco Pannella «profeta laico» e gran «liberale», e ancora Ernesto Rossi, Concetto Marchesi, Federico Chabod. Figura indimenticabile è infine Norberto Bobbio, «che ci ha insegnato a praticare il dubbio, la mitezza e il dialogo». Il libro di Quaglieni è un ritratto dell’Italia delle «pere divise» che, anche se scomparsa, rappresenta un modello indimenticabile.