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 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

Metodo Monchi. Alla Roma giocatori scelti con le pagelle

Dopo aver portato un Siviglia tecnicamente fallito a conquistare 9 titoli e 16 finali in 17 anni, tutti in Andalusia hanno iniziato a chiamare il ds ed ex portiere biancorosso Monchi «Re Mida». Perché sebbene ai tifosi interessino i trionfi, di tanto in tanto le società buttano pure un occhio sui bilanci. E con Monchi, il Siviglia, ha incassato plusvalenze per oltre 200 milioni. 
Ma, alla domanda se la priorità di un direttore sportivo dovrebbe essere comprare bene o vendere bene, il nuovo uomo mercato della Roma risponde: «La priorità è vincere titoli. Non si è mai visto applaudire un bilancio in uno stadio». I tifosi giallorossi, poi, di impianti sportivi del futuro (futuro anteriore?) e conti in attivo ne hanno la testa piena, mentre la bacheca del club è da nove anni che rimane vuota. Alla sua prima intervista da ds della Roma Monchi ha promesso di lavorare «senza sosta». C’è da scommettere allora che le già risicate ore di sonno del “Leon de San Fernando” rasenteranno lo zero. 
Nella sua «officina», come chiama l’ufficio dove lavora, Monchi trascorre 12 ore al giorno durante una settimana normale, quasi 20 durante le sessioni di mercato, con una media di 5 agenti di calciatori incontrati al giorno. Senza contare quelli con cui si tiene in contatto grazie al «delantero», l’«attaccante», il nomignolo con cui chiama il cellulare, perché è «sempre in cerca di una rete». L’unico sfogo che si concede: un’oretta di palestra alle 7 del mattino. 
D’altronde, nessuna formula del successo riesce a prescindere dal duro lavoro. Tantomeno quella di Monchi: studiare i big data. Al Siviglia ha creato una struttura per l’analisi e la selezione dei giocatori fatta di un vice, un coordinatore dell’area tecnica, e 13 talent scout che studiano in sede tutti i campionati più importanti del mondo. Ogni mese tutti loro stilano una top 11 e inseriscono i dati raccolti in un database comune. A metà stagione viene indicizzata una lista con i migliori 350-400 calciatori, che a quel punto iniziano ad essere seguiti uno per uno, dal vivo. 
Almeno 7 scout visionano a rotazione gli stessi calciatori e inviano report dettagliati per il famoso database. I report vengono accompagnati da delle valutazioni che vanno dalla lettera A (da acquistare subito) alla E (giocatore che deve maturare). Come a scuola. Gli psicologi e i preparatori atletici completano il lavoro studiando i livelli di sopportazione psico-fisici. E ad aprile, i calciatori scelti diventano 150. Tirando fuori lo smartphone dalla tasca, Monchi ha a disposizione un software che assegna una barra codificata e colorata a ogni calciatore e tramite il programma di ricerca il ds seleziona i filtri di cui ha bisogno. Solo a quel punto, subentra il confronto con l’allenatore, che dà indicazioni del tipo: «Ho bisogno di un terzino sinistro che percorra 11 km a partita, 800 metri piani alla massima velocità e che calci con entrambi i piedi». Monchi clicca “invio”. Il gioco è fatto. Sul cellulare appare una lista di 7-8 papabili calciatori. E le trattative hanno inizio. 
L’obiettivo? Scovare calciatori come Dani Alves: preso da sconosciuto a 19 anni dal Bahia per 500mila euro venduto al Barcellona a 36 milioni, il più grande incasso nella storia del Siviglia. Mentre dalle vie del calciomercato internazionale arrivano semi-sconosciuti che diventano campioni come Negredo, Luís Fabiano, Kanouté, Fazio, Keita, Kondogbia, Medel, Aleix Vidal, Gameiro, Rakitic, N’Zonzi, Bacca, Krychowiak. 
P.S. La Roma era evidentemente nel suo destino. Nel ’96, nell’amichevole estiva Siviglia-Lazio (in palio c’era l’Osama Cup), si va ai rigori a oltranza e tocca ai portieri: Marchegiani prende il palo, Monchi insacca e regala il trofeo ai suoi...