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 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

«Re dei voltagabbana? No, la mia è coerenza». Intervista a Francesco Campanella

ROMA Senatore Campanella, lei ogni anno cambia partito: M5S, Tsipras, ora Sinistra italiana. Perchè?
«Domandona! È che i partiti si comportano in modo diverso da quello che dichiarano».
Mi fa un esempio?
«Gliene faccio due. Quando conobbi Grillo gli chiesi subito perché non si faceva l’alleanza con Bersani. Lui mi liquidò: “Se non ti sta bene te ne puoi anche andare”. Bel rispetto, no?».
E il secondo?
«Sinistra Italiana poteva rappresentare una speranza, invece è diretta da un gruppo dirigente blindato».
Lei quindi non si sente uno dei 400 voltagabbana di questa legislatura?
«No, perché sono sempre rimasto nella minoranza».
Quanti partiti ha cambiato?
«Nasco nei Ds, da cui uscii per passare in Rifondazione comunista, poi sono stato dieci anni senza tessera, quindi ho militato nei Cinquestelle. Dicevano che erano gli unici a vantare un rapporto forte tra elettori ed eletti, ma non è vero».
È un vizio anche della sinistra?
«Prendiamo Sinistra italiana: se lì non ho potere io, che sono senatore, pensi quanto può contare l’iscritto di base».
Adesso dove busserà, al Mdp di Bersani?
«Forse sì. Ho buoni rapporti con tutti, dall’Anpi ai comitati che si batterono per i referendum».
In Parlamento ci sono 8 cambi di casacca al mese. Lei si reputa coerente?
«La mia attività parlamentare dice questo. Ho votato no al referendum del 4 dicembre, sì a quello contro le trivelle, no al Jobs Act. In genere i comportamenti sono scaduti, c’è un decadimento della vita civile. Ma questo è il modo di vivere dell’uomo del 21 esimo secolo».