Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

Una compagnia a pezzi

MILANO I gufi sono in agguato. E la caccia è aperta. Se Alitalia fallirà, a pagare il conto finale sarà un’altra volta lo Stato (un miliardo i costi previsti). A spartirsi le spoglie della cara – specie per i contribuenti – estinta saranno invece i suoi rivali. Gli stessi che l’hanno spinta nel baratro. Pronti oggi a contendersi non solo il mercato del trasporto aereo italiano – rotte e slot – ma anche i piloti e gli aerei del vettore tricolore.
L’OPA IN CABINA DI PILOTAGGIO
La prima battaglia sulle macerie di Alitalia è già partita. Oggetto: i piloti, merce sempre più rara nel settore. I passeggeri sono destinati a raddoppiare nei prossimi 20 anni, calcola Boeing. E per farli volare tutti serviranno 600mila nuovi comandanti, molti di più di quelli che escono dalle accademie delle aerolinee. Nessun stupore quindi che tra le fila del personale di volo Alitalia – non a caso quello che ha votato “no” a cuor più leggero nel referendum – ci siano molte persone pronte a far la valigia. Sui 1.500 piloti, dicono fonti sindacali, ben 350 hanno fatto circolare il loro curriculum tra i concorrenti. Ryanair ha organizzato un tour di grande successo in 18 città del Belpaese per offrire opportunità di lavoro. Un salto a Roma l’hanno fatto pure i vertici della Norwegian. E a fare un pensierino allo shopping nelle cabine di pilotaggio Alitalia è pure Etihad, che ha bisogno di 300 comandanti nei prossimi anni. Per convincerli a trasferirsi ad Abu Dhabi offre un aumento del 20% del salario e molti benefits. Un pilota con anzianità può arrivare a guadagnare fino a 16mila euro lordi al mese.
ROTTA SU FIUMICINO E LINATE
Uno dei beni più preziosi nel portafoglio Alitalia sono i diritti di decollo e atterraggio. Etihad si è portata avanti acquistando per 60 milioni dieci slot a Londra Heathrow. I più ambiti sono ora quelli a Fiumicino e Linate, dove la compagnia controlla il 38% e il 55% dei voli. Conquistarli non è però una banalità. Questi beni non possono in teoria essere venduti. Se una società non li usa, deve restituirli ad Assoclearance, l’authority di settore che provvede a redistribuirli a chi ne ha fatto richiesta. A Linate, per dire, ci sono quasi mille domande. Queste norme possono essere facilmente aggirate: negli ultimi anni Alitalia ha “affittato” ai suoi partner in Sky Team gli slot di Milano.
AAA AEREI E RICAMBI OFFRESI
Un altro bene monetizzabile dai Commissari sono, in teoria, gli aerei. Il mercato dell’usato volante, va detto, non tira molto. Ma i jet in flotta hanno un vantaggio: possono trasformarsi in soldi contanti in tempi brevi. Un tesoretto prezioso specie in questa prima fase se i Commissari volessero fare liquidità per tenere in volo la compagnia in attesa della ristrutturazione. Unico problema: dei 121 velivoli con la livrea tricolore, ben 83 sono in affitto. E sugli altri gravano le ipoteche con le banche e non si sa se e come si può smobilizzarli. Stesso discorso per un altro tipo di merce molto richiesta nel settore: i pezzi di ricambio per la manutenzione. In passato Alitalia ha fatto lifting ai suoi conti cedendo nei momenti chiave motori o altri pezzi per generare plusvalenze e ridurre la voragine nei conti. Altro scalpo in asta è il programma Mille Miglia, uno dei pochi business in utile (12 milioni nel 2015) del gruppo. Anche qui però gli emiri hanno giocato d’anticipo comprando per 112 milioni il 75% del programma fedeltà.
IL TESORETTO NEI CIELI ITALIANI
La battaglia aerea più incerta però in caso di fallimento Alitalia è quella per conquistare il monopolio del mercato domestico. La palla al piede del bilancio della società, ma in fondo un mercato in decisa crescita (+25% dal 2007) dove chi lavora bene può far soldi. In caso di vendita a pezzi c’è un candidato forse unico alla gestione: Ryanair. L’aerolinea irlandese si è già candidata a sostituire quasi in toto la grande malata dei cieli italiani sulle rotte interne dove già oggi muove 10 milioni di persone.