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 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

Le ragazze italiane alla scoperta del polo. «La nostra sfida così piena di passione»

Mesero Mentre Ginevra spiega che «tutto è cominciato durante quei dodici indimenticabili anni in Argentina», perché nel polo tutto c’entra con l’Argentina, dai cavalli ai campioni, lì accanto l’altra Ginevra osserva il campo di 240 metri per 120 e suggerisce che occorre stare «più dentro all’azione, meno sulle fasce», di tagliare insomma più verso il centro, perché a Parigi «bisognerà metterci personalità». Pare che le inglesi ci sappiano fare, le francesi poi giocano in casa, invece le tedesche sono grosse come armadi. «Quindi bisogna mettercela tutta, sennò è un problema».
Costanza guarda verso l’alto, preoccupata: dal cielo scende qualche goccia, non abbastanza però per tenere i cavalli nelle scuderie. Meglio così. Per adesso è solo un allenamento, sui due prati del Polo Club Milano nelle campagne vicino Magenta si provano soprattutto gli ultimi schemi, si cerca di trovare un po’ di affinità di squadra. Qualche seduta in più non avrebbe fatto male, anzi, soprattutto per i cavalli che dopo l’inverno sono ancora un po’ grassi, «fra tre o quattro settimane sarebbe stati al top». Ma il tempo è quello che è, occorre farselo bastare, anche perché qui i professionisti sono rarissimi.
Da domenica si fa sul serio: al glorioso Polo Club du Domaine de Chantilly, nei campi pochi chilometri fuori la capitale francese, vanno in scena gli Europei femminili e per la prima volta nella storia l’Italia sarà presente con una sua squadra: il Castiglion del Bosco-Italy Team.
A polo si gioca in quattro e le nostre sono appunto Ginevra Visconti, attaccante, giornalista milanese che la disciplina l’ha appresa appunto dal suo «pezzo di vita» a Buenos Aires, quando lavorava alle pagine culturali della Naciòn e nel fine settimana si fiondava a imparare l’arte di questo sport antichissimo: la prima partita di cui esiste una prova storiografica, per intenderci, fu giocata 600 anni prima di Cristo fra turcomanni e persiani. Accanto a lei appunto «l’altra Ginevra», di ruolo back, in sostanza il regista: di cognome fa D’Orazio ed è romana. Di lei la sua omonima dice che «ha una legnata micidiale». È l’unica «prof», gioca sei mesi in Italia e gli altri sei – ovviamente – in Argentina dove il polo «non è visto come da noi, come una cosa per pochi, ma come uno sport per gente normalissima che vuole stare con i propri cavalli in mezzo al verde».
Ci sono poi le due sorelle Marchiorello, Maria Vittoria, attaccante, e Costanza, difensore, venete di Bassano del Grappa, che dal lunedì al venerdì lavorano nell’azienda di famiglia e poi passano il fine settimana ad allenarsi fra selle, le classiche stecche di bambù e la «bocha», la palla di legno. A loro la passione l’ha trasmessa papà.
«Abbiamo iniziato con lui praticamente da bambine e abbiamo avuto la fortuna di giocare con i migliori al mondo, andando ovunque – raccontano mentre indossano il casco, obbligatorio —. Ovviamente sfidiamo soprattutto uomini, perché il misto è un classico del polo, la normalità. Competere con i maschi fra l’altro dà una certa soddisfazione, ma la sfida di questo Europeo femminile è molto motivante».
Soprattutto perché per l’Italia già la partecipazione è un traguardo enorme, essendo il polo molto meno diffuso che in Francia, o in Gran Bretagna, giusto per restare in Europa.
Da noi comunque il movimento è in crescita come dimostrano gli oltre quindici club sparsi per l’Italia e i 132 tesserati alla sezione specifica della Fise, la Federazione Sport Equestri, che sostiene il team attraverso un contributo finanziario e spedirà un tecnico a Chantilly. Circa il dieci per cento dei praticanti sono donne, così quando un’azienda toscana di ha deciso di investire in una squadra femminile per l’Europeo ha messo insieme le due Ginevre, Costanza e Maria Vittoria: il team è nato così. «È pensare che non avevamo mai giocato insieme – spiegano —. Però pian piano stiamo migliorando». Domenica si comincia: c’è l’Inghilterra.