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 2017  aprile 26 Mercoledì calendario

Lo Zen è la moto e la moto sei tu: la filosofia di Pirsig

Investito e fracassato tre mesi fa da una moto (non posso tacerlo), di moto mi trovo ora a parlare. È morto Robert M. Pirsig, un mito caduto nell’oblio e tuttavia non dimenticato. Pirsig era nato nel 1928 nel Minnesota ed era autore di un libro culto per una generazione, forse due: Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (tradotto da Delfina Vezzoli per Adelphi).
Mi trovo a scrivere di motociclette, del loro senso, della loro «qualità», per usare la parola su cui Pirsig ha costruito la sua filosofia. Qual è la qualità della motocicletta? Che cosa quello scrittore, e anzi quel filosofo americano, in essa vedeva che io non vedo e che anzi detesto? Detesto le motociclette, detesto la loro arroganza, la loro presunzione di volare. Ne sentivo il rombo sul lungotevere dal letto in cui ero immobilizzato e non riuscivo a volare con quella presunzione. Pirsig invece sì, volava e pensava, meditava e andava – dal Minnesota fino alla costa californiana.
Aveva preso con sé il figlio di 11 anni, lui era il maestro e il ragazzino era l’allievo che gli saliva sulle spalle. Ci raccontò quel viaggio favoloso, dall’Oriente verso l’Occidente e in realtà dall’Occidente verso l’Oriente, o forse dall’uno all’altro, andata e ritorno. A Pirsig premeva – dopo essersi spinto alle soglie della coscienza razionale e oltre quelle soglie, fino ai 28 elettrochoc che gli toccarono in sorte —, gli premeva di trovare il contatto, di capire cosa fosse quella benedetta «qualità». Il suo divenne un libro da milioni di copie, forse dette luogo a equivoci, George Steiner lo giudicò pari a Moby Dick – e non era neppure un’avanguardia.
La Costa Occidentale aveva già dato frutti analoghi, i Byrds, i Canned Heat, On the Road Again, Easy Rider, Kerouac e tutta la Beat Generation, la mescalina, la vita psichedelica… Ma nessuno aveva capito davvero quello che capì il personaggio de Lo Zen, la sua controfigura, il suo Fedro: lo Zen è (non «e») la motocicletta; o meglio la motocicletta su cui viaggi senza cornici, in mezzo al vento, sotto la pioggia, nel sole soffocante, mai protetto è il tuo Zen. La motocicletta non è quella di cui senti il rombo che pensi nemico mentre si lancia sul lungotevere deserto di notte o su una pianura sconfinata del Nevada. La motocicletta sei tu: tu sai come guarire, lo sai da solo; sai come aggiustare una valvola guasta, sai come cambiare una ruota o come gonfiare una gomma che ti ha tradito. Tra te e lei, come tra una costa lontana dall’altra 5 mila chilometri, non c’è differenza alcuna, non c’è distanza.