Corriere della Sera, 26 aprile 2017
Lavoro in affitto
Il lavoro somministrato – quello che nel linguaggio comune ci ostiniamo a chiamare «lavoro in affitto» – approfitta della ripresina e del cambiamento del panorama dei contratti per mettere a segno un record: 409 mila lavoratori occupati in somministrazione nel mese di dicembre. Non era mai accaduto che il settore superasse quota 400 mila. Ma non è solo una questione di picchi. Il 2016 ha registrato un numero medio di lavoratori impiegati «in affitto» pari ogni mese a 378 mila: più 9% rispetto al 2015. In crescita anche gli assunti a tempo indeterminato dalle agenzie e poi inviati mese dopo mese in missione presso le aziende. Erano oltre 42 mila a fine 2016 contro i 37 mila del dicembre 2015: cinquemila in più. Oggi l’11% degli operatori del settore è assunto a tempo indeterminato da un’agenzia.
C’è da dire che il lavoro somministrato anticipa le tendenze. È il primo a ripartire quando la macchina dell’occupazione ricomincia a girare, il primo a frenare quando la crescita s’inceppa. Sul buon risultato del 2016 ha influito anche il ridursi della decontribuzione per chi assumeva a tempo indeterminato. Lo conferma Stefano Scabbio, presidente di Assolavoro, associazione che raggruppa una cinquantina di agenzie del settore per un giro d’affari pari all’85% del mercato: «Sicuramente questo fattore ha influito – ammette Scabbio —. D’altra parte in un contesto di incertezza continuiamo a offrire lavoro sano e regolare alle imprese che vogliono far fronte ai picchi di produzione».
«In effetti con il ridursi della decontribuzione tutte le forme di lavoro a termine hanno recuperato terreno – fa notare l’economista e deputato Pd Carlo Dell’Aringa —. Inoltre, come dimostra la netta riduzione della cassa integrazione straordinaria, le imprese hanno terminato il processo di ristrutturazione e ora per i picchi di produzione hanno di nuovo bisogno di personale a rinforzo».
Fatto sta che, rispetto al totale dell’occupazione dipendente, l’incidenza della somministrazione in Italia è passata dall’1,8% del 2014 al 2,2% del 2016. Crescita record tra i paesi monitorati dalla World Employment conference (associazione internazionale delle agenzie del settore). La fase di recupero del lavoro somministrato sta continuando in questi primi tre mesi del 2017. «L’aumento del giro d’affari è vicino al 20%», anticipa il presidente di Assolavoro, Stefano Scabbio. In tutto ciò gioca un ruolo l’abolizione dei voucher. Anche se il lavoro in affitto può prendersi solo una piccola parte dello spazio lasciato libero dalla scomparsa dei buoni. Come fanno notare i consulenti del lavoro con uno studio della fondazione del consiglio nazionale dell’ordine «il costo orario del lavoro somministrato per l’impresa supera anche del 50% quello dei voucher».
Ora le agenzie che offrono lavoro «in affitto» guardano con attenzione anche allo strumento normativo che sarà offerto alle imprese in sostituzione dei voucher, se non altro perché potrebbe essere un concorrente. Ma difficilmente si interverrà sulla materia prima del termine della legislatura. In questo contesto, e con un tasso di crescita dell’economia dell’1,1% indicato dal governo, le agenzie del lavoro somministrato contano di mettere a segno buoni risultati anche nel 2017.
Nel 1997, quando venne introdotto con il pacchetto Treu, il lavoro in affitto era considerato da molti la rappresentazione di tutti i mali della flessibilità. Oggi – dopo l’avvento di voucher e lavoro a chiamata – anche il sindacato lo considera una soluzione con diversi aspetti positivi. «In Italia, poi, la legge stabilisce parità di trattamento retributivo e normativo a parità di ruolo nell’impresa. Cosa che non avviene per esempio in Germania», fa notare Roberto Benaglia, sindacalista della Cisl nazionale che si occupa di mercato del lavoro e contrattazione.
Un problema però resta aperto. Con la riforma Madia si crea la possibilità di stabilizzazioni nella pubblica amministrazione. Il 6 aprile scorso, però, la conferenza Stato-Regioni ha stabilito che gli operatori in somministrazione dalle agenzie per il lavoro non potranno concorrere all’assunzione diretta. Indipendentemente da anzianità ed esperienza. Solo in Lombardia i somministrati del settore pubblico sono cinquemila. E il 50% lavora nella sanità.