Libero, 26 aprile 2017
Obiettivamente
A marzo i giornali raccontarono di una padovana (chiamata Giulia) che aveva bussato alla porta di 23 ospedali, uno solo dei quali, in extremis, accettò di farla abortire: scandalo. Tra i più indignati e giustamente: io gli obiettori li licenzierei tutti c’era l’ovviologo Massimo Gramellini, che sul Corriere ne approfittò per romanzare la vicenda e inventarsi “la voce che trema”, i funzionari “specialisti in arrampicate sui muri”, roba così. Bene: la notizia era falsa. L’inchiesta ha appurato che non ci furono irregolarità. L’unica notizia era questa: una padovana aveva ottenuto subito l’appuntamento per abortire (le bastò una telefonata fatta 15 dicembre: fissarono una visita per il 23 dicembre e l’intervento per il 12 gennaio) ma poi, cercando lei un’altra struttura per anticipare l’intervento, non ne trovò un’altra che fosse ancora più veloce. Molti giornali (anche questo) smentirono perciò la notizia. Il Corriere Gramellini ne ha riscritto ieri, titolando “Obiettivamente Giulia”: “Il giudice non ha negato che lei abbia chiamato altri 23 ospedali e incassato altrettanti imbarazzati rifiuti”. E invece sì. L’intervento fu fissato alla prima telefonata Gramellini non lo dice e non ci furono telefonate a 23 ospedali, ma ha appurato la magistratura 23 chiamate ripetute sempre agli stessi ospedali. Ma Gramellini, dapprima, così romanzava: “Sei tu, Giulia, che sei cambiata. Ora nella legge non ci credi più”. Crederà nel giornalismo.