Gazzetta dello Sport, 26 aprile 2017
Alitalia, primo passo verso il fallimento
Questa rubrica, detta “Il Fatto del Giorno”, esce dal 30 gennaio 2007. Nella prima puntata ci occupammo del caso Cogne. Nella seconda - 31 gennaio 2007 - del caso Alitalia. La rubrica cominciava così: «Il governo vuol vendere Alitalia perché perde troppi soldi».
• E io che cosa domandavo?
«Quanti soldi?». E io rispondevo: «Più di un milione di euro al giorno». Beh, questo ricorso alla memoria dipende da due fatti. Primo fatto: non c’è nessuno degli argomenti affrontati nel 2007 che abbia resistito fino ad oggi, tranne Alitalia. Alitalia è sempre lì, l’abbiamo citata in 106 puntate e almeno una cinquantina di queste puntate erano interamente dedicate allo stesso problema: perde troppi soldi e non si sa come fare. Il milione al giorno del 2007 si è trasformato adesso in due milioni al giorno, il doppio. Se le fa più impressione diciamo che perde 80 mila euro l’ora. Oppure 700 milioni l’anno. La differenza vera con il 2007 era che a quel tempo Alitalia era pubblica e un qualunque Bonanni capo della Cisl poteva impedire l’ingresso di Air France. Adesso la compagnia è privata. Il socio più importante è Etihad, compagnia degli Emirati Arabi, che ha il 49% delle azioni. L’altro 51% è condiviso da Intesa San Paolo (32,01%), Unicredit (32,67%) e altri azionisti minori. Nel 2014, quando entrarono gli arabi, vennero presentati business plan entusiastici, in cui si prevedeva che a quest’ora si sarebbe stati almeno in pareggio e dal 2018 in utile. Invece le compagnie aeree low cost, i treni Freccia Rossa e Italo hanno fatto man bassa delle tratte brevi, mentre gli arabi non hanno spinto sulle rotte lunghe, perché quelle interessavano direttamente a loro, cioè a Etihad. E così la compagnia ha continuato a perdere e poche settimane fa è partito il solito piano di ristrutturazione lacrime e sangue. Ricordiamo che i dipendenti Alitalia nel 2007 erano ventimila. Adesso sono 11.646, e continuano a essere troppi.
• Che cosa prevedeva questo piano di ristrutturazione?
I soci avrebbero messo due miliardi, 1.300 lavoratori sarebbero andati a casa, tutti gli stipendi sarebbero stati tagliati mediamente dell’8%. I sindacati avevano accettato, ma gli azionisti avevano imposto una verifica tra i lavoratori. Se il personale di Alitalia avesse accettato questo piano, i due miliardi sarebbero arrivati e si sarebbe andati avanti. Se i lavoratori avessero respinto gli esuberi, i tagli e il resto, la compagnia sarebbe stata avviata sulla strada del fallimento o della vendita a qualche anima buona.
• I lavoratori hanno bocciato.
Aventi diritto al voto: 11.646. Voti totali: 10.173. A favore dell’accordo 3.206. Contrari all’accordo: 6.816. Schede bianche 17. Schede nulle 134. Per ogni lavoratore favorevole all’accordo ce n’erano due contrati. Perché questo? Secondo alcuni per la convinzione generale - sbagliatissima e negata ancora ieri da tutti - che tanto poi lo Stato avrebbe provveduto rinazionalizzando la compagnia. Secondo altri (Bersani), perché i lavoratori hanno capito che neanche il piano di ristrutturazione, con la pretesa che i due miliardi generassero cassa per 900 milioni, stava in piedi. Ieri si è riunito il cda e ha chiesto al governo di nominare un commissario. È il primo passo previsto dalla famosa legge Marzano, varata nel 2003 per salvare Parmalat e modificata nel 2008 proprio per Alitalia.
• Ho comprato un biglietto Alitalia per quest’estate, oppure ho accumulato miglia... Perdo tutto?
Probabilmente no. La compagnia per i prossimi sei mesi resterà in piedi grazie a un prestito del governo, che però dovrà essere negoziato con Bruxelles. L’Enac ieri ha garantito che Alitalia è perfettamente in grado di funzionare. E d’altra parte l’estate è per la compagnia il periodo migliore, sono gli unici mesi in cui incassa più di quello che spende. Il commissario (si parla di Gubitosi o di Laghi) dovrà trovare 230 milioni ogni mese: ci vogliono 55 milioni per il carburante, 51 per gli stipendi, 60 per i diritti di traffico e di scalo, 35 per i noleggi, 16 per la manutenzione. Il Naspi, o indennità di disoccupazione, costerà a tutti noi un altro miliardo. L’Alitalia pubblica aveva accumulato perdite per 7,4 miliardi, quella privata per 4 miliardi e mezzo. I debiti superano il miliardo.
• Come potrebbe finire?
Terminato il periodo dell’amministrazione controllata - in cui possono riscuotere solo i creditori strategici, e tutti gli altri devono aspettare -, o c’è un compratore oppure si portano i libri in tribunale per l’avvio della procedura fallimentare. Il curatore del fallimento venderà aerei, slot e tutto quanto potrà servire a far cassa per ripagare i creditori. Che qualcuno compri è difficile. Si parla di Lufthansa, che è autenticamente interessata. Ma comprare dal fallimento costerà molto, ma molto meno. E soprattutto: nessuno sindacato o partito potrà porre condizioni.