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 2017  aprile 24 Lunedì calendario

I diritti tv della discordia

È tutta una questione di numeri: soldi, date, percentuali. E di scadenze. La partita dei diritti tv per la Champions League e per la Serie A sembra quasi affidarsi a una «cabala dei mercati» dai ritmi serrati e dagli obiettivi (soprattutto economici) molto chiari. Primo punto da chiarire sono le tempistiche. Nè per la competizione europea, nè per quella domestica sono ancora uscite la date per l’asta vera e propria dei diritti. Da una parte c’è la Uefa che sta pubblicando le date Paese per Paese con una certa calma dovuta anche alla piccola rivoluzione in casa Champions: quattro squadre per le principali leghe europee (Inghilterra, Spagna, Italia e Germania) e un nuovo calendario con partite programmate sia alle 19 sia alle 21. L’obiettivo sarebbe quello di incrementare del 28% circa gli introiti per la cessione dei diritti tv. Questa scelta strategica per ora sta dando i suoi frutti. Al momento sono stati assegnati i diritti solo nel Regno Unito, ma a peso d’oro: British Telecom si è aggiudicata l’esclusiva, come lo scorso triennio, sborsando l’astronomica cifra di 1,18 miliardi di sterline, il 31% in più rispetto agli 897 milioni di sterline spesi per il precedente triennio. Già con questa sola assegnazione la Uefa può dire di aver raggiunto la metà dell’incasso totale che si è prefissato per i diritti in Europa. 
Verosimilmente per l’Italia bisognerà aspettare maggio per che coinvolge il gruppo del Biscione, Telecom e Vivendi. Il gruppo di Bolloré possiede il 24% di Telecom e il 29,9% di Mediaset e a breve dovrà ridurre la propria quota nell’una o nell’altra società. Ma c’è un’altra possibilità, un accordo con Discovery, intenzionata a guardare «tutti i contenuti premium», calcio compreso, dopo essersi accaparrata i diritti per le Olimpiadi fino al 2024, possibile presenza con la doppia opzione in chiaro (canale Nove) o pay (Eurosport). Non si sbilancia invece Sky, da sempre in prima linea per l’esclusività delle proprie trasmissioni e dunque non particolarmente intenzionata a un accordo di condivisione dei diritti. 
La partita in casa 
Quello che per ora è certo insomma, al di là di date e numeri, è che l’asta per i diritti della Champions sarà fissata prima della gara per i diritti della Serie A. La Lega italiana (al momento senza un Presidente) non è riuscita a sfruttare il ritardo organizzativo del cugino europeo e di conseguenza molte delle risorse dei principali broadcaster televisivi finiranno nelle casse della Uefa. Cambiamenti in corso ci sono anche nel campionato italiano: si giocherà durante le feste di Natale (23 e 30 dicembre, 6 gennaio), momento in cui molte persone sono a casa e guardano la televisione, mentre la pausa capire cosa potrebbe succedere. I protagonisti sono i soliti noti: i big Mediaset e Sky, le incognite Discovery e Telecom. Pier Silvio Berlusconi a gennaio aveva parlato chiaramente di «approccio opportunistico e razionale» per il dossier calcio. Tradotto: la pay tv è in difficoltà e non possiamo più pagare 700 milioni come per lo scorso triennio, «il calcio continuerà ad essere fondamentale per chi fa una tv “pesante”, noi andiamo da un’altra parte». Ma non significa una rinuncia alle prossime aste sui diritti per la Serie A e per la Champions. Anzi. Basti pensare che la partita di andata JuventusBarcellona dello scorso 11 aprile ha portato nelle casse del Biscione 2,5 milioni di raccolta pubblicitaria e il ritorno giocato il 19 aprile ha fatto registrare una media di 10 milioni 721 mila spettatori, pari al 37,51% di share. Ma in chiaro. Il business della Champions, si sa, non ha risollevato i conti della pay tv del Biscione. 
L’incognita delle alleanze 
Da qualche tempo però si inseguono le voci di una possibile alleanza tra Mediaset e Telecom. L’amministratore delegato della società di tlc, Flavio Cattaneo ha detto di essere disponibile a partecipare «senza pazzie anche con diverse opzioni di partner, alle aste dei diritti sportivi». Qui l’incognita è duplice: da una parte c’è la possibilità che vengano messi all’asta i diritti per la fibra ottica, per i quali Telecom potrebbe partecipare in solitaria per la sua Tim Vision. Dall’altra l’opzione più probabile è che Telecom e un partner comprino un certo numero di partite, spartendosele poi in un momento successivo: parte su Tim Vision e parte sul broadcaster scelto. E il discorso potrebbe teoricamente essere valido sia per i match di Serie A, sia per quelli della Champions League. L’opzione più corteggiata dal mercato è quella di una partnership con Mediaset, fermo restando il punto di domanda invernale sarà dal 7 al 21 gennaio. Cambieranno anche i pacchetti: non più selezioni delle partite delle migliori squadre (come avveniva per Mediaset Premium) ma abbonamenti all inclusive di tutti i match della Serie A. Lo scorso 18 aprile sono scaduti i termini per i i termini per presentare osservazioni da parte degli interessati, l’Antitrust avrà tempo fino alla fine di maggio per esprimersi. L’obiettivo è di incrementare gli incassi sia sul mercato domestico, sia (soprattutto) su quello estero, guardando in particolare a Oriente. La Serie A con Infront, l’azienda che muove la maggior parte della pubblicità nel mondo del calcio (di proprietà per il 70% della cinese Wanda Group), nel triennio in corso ha incassato dai diritti tv 1,13 miliardi, di cui 185 sul mercato estero (La Liga spagnola ne ha raccolti 600, la Premier League inglese 1,5 miliardi). 
L’intenzione è quella di arrivare a una cifra complessiva di 1,4 miliardi, valorizzando i contenuti. E il cambiamento delle fasce orarie (vedi alla voce derby di Milano, giocato a mezzogiorno, per poter essere visto anche in Cina) sta portando proprio in questa direzione: conquistare il pubblico estero rappresentato per lo più dal bacino cinese. Ci sono poi i battitori liberi, gli outsider rappresentati da Facebook, Amazon, Twitter e Netflix che hanno cominciato a mostrare interesse nei diritti di trasmissione in streaming.Twitter ha deciso di investire nella National Football League, per un giro d’affari di circa 7 miliardi di dollari; Facebook il 22 dicembre scorso ha trasmesso una partita di Lega Pro sulla pagina social di Lega Pro. Ma ultimamente lo voci si sono concentrate su Amazon, che sembrerebbe intenzionata a investire con Amazon Prime Video un’importante cifra in Italia nel settore, pur con tutti i limiti rappresentati dalla scarsa diffusione della banda larga. Anche per Netflix potrebbe essere un’occasione per rafforzare la propria presenza nello Stivale.