Libero, 25 aprile 2017
Prete fa abortire l’amante. Il marito cornuto lo denuncia
Un nuovo scandalo dilaga sotto il sole della Campania. Dopo i presunti festini gay a luci rosse in cui sarebbero coinvolti alcuni sacerdoti della diocesi di Napoli, ora viene rivelata una vicenda dai risvolti inquietanti. I fatti, ricostruiti dal quotidiano Il Mattino, risalgono al 2012 quando secondo quanto contenuto in un voluminoso dossier in possesso degli inquirenti il parroco di una chiesa di Vallo della Lucania intreccia una relazione con una giovane parrocchiana. La storia come emerge dalla documentazione sarebbe andata avanti per diversi mesi fino a quando lei, Giovanna, poco più che trentenne, scopre di aspettare un bambino dal sacerdote. E sin qui non c’è niente di straordinario, storie di questo tipo ce ne sono state a decine. Comunque una storia difficile e in aperto contrasto con la scelta del religioso.
Ma a questo punto le cose cambiano. Entra in scena il marito della donna, Antonio, che viene a sapere tutto e, contrariamente a quel che si poteva immaginare, decide di raccontare tutto, senza aver paura di finire nel mirino di pettegolezzi e prese in giro. Prima va dal vescovo di Vallo della Lucania, poi in Vaticano e infine si rivolge ai giudici del tribunale ecclesiastico campano che ormai da cinque anni lavorano sul caso. Racconta che la moglie era rimasta incinta e che il parroco voleva farla abortire, minacciandola in continuazione. Il caso non è più così banale: ora si tratta di un sacerdote che minaccia una donna per farla abortire. L’aborto è considerato uno dei peccati più gravi in assoluto, per il quale può scattare la scomunica. Alla fine Giovanna la gravidanza l’ha interrotta, «ma per fortuna c’ero io che le sono sempre stato accanto». Antonio, infatti, non nega la responsabilità della moglie, ma la giustifica parlando di «fragilità, debolezza e tanta insistenza da parte di quel prete».
Ad Antonio non basta parlare della vicenda e portare le prove «provate» di quanto è successo: vuole giustizia. Sempre secondo quanto si legge sul Mattino, l’uomo non sopportava di vedere che il parroco fosse rimasto al suo posto, come se niente fosse, «a dire messa tutti i giorni e ad accogliere i fedeli. Mi sembrava assurdo. Così mi rivolsi al vescovo di Vallo della Lucania che, dopo avermi ascoltato, non fece praticamente nulla. O meglio: si limitò a spostare il sacerdote in un’altra chiesa a pochi chilometri da lì dove, tra l’altro, ricopre tutt’ora il ruolo di vice parroco». Ma Antonio non molla e decide di rivolgersi direttamente alla Congregazione per il clero presso la Santa Sede. Qui finalmente riceve l’attenzione che si aspettava. Ad oggi sono stati ascoltati tanti testimoni, compresi sacerdoti della diocesi di Vallo della Lucania. La vicenda è così approdata sulla scrivania di padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile, che con i giudici del Tribunale regionale ecclesiastico campano si sta occupando dello svolgimento delle indagini.
Intanto, procede anche la vicenda dei sacerdoti di Napoli che potrebbero essere coinvolti in un giro di festini gay a pagamento. Due parroci, che non sono indagati, sono stati perquisiti qualche giorno fa nell’ambito di una inchiesta per sfruttamento della prostituzione, e sono l’ex parroco di Pizzofalcone (sì, il rione al centro della fiction di successo tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni) e del parroco di Pozzuoli, indicati come presunti clienti di rapporti sessuali a pagamento con soggetti maschili.