Libero, 25 aprile 2017
La Raggi alleva topi ed è la cosa che le riesce meglio
In tempi di crisi, l’unica cosa che abbonda sono i topi. A Roma, Milano, Napoli, ma anche a Parigi e New York, il numero di ratti supera di parecchio quello degli abitanti. La fortuna è che la maggior parte dei roditori vivono e si moltiplicano nei sottosuoli delle metropoli, dando vita a delle Topolinie nascoste che si sviluppano tra le fogne, i lungofiumi, le baracche ed escono allo scoperto solo per rifornirsi di cibo nei cassonetti della spazzatura. Ormai però i topi si sono evoluti e sono diventati più coraggiosi, perciò è facile incontrarli anche nei centri storici, alle stazioni o nei luoghi di maggior affluenza di persone: ed eccoli correre tra i piedi di cittadini e turisti, incuranti del pericolo o forse sicuri che il pericolo non è il loro. L’allarme maggiore, in questi ultimi giorni, riguarda Roma, dove la colonia dei roditori ha di gran lunga superato quella felina.
IL MONITO DI BERTOLASO
Non è della giunta Raggi l’idea di sterilizzare tutti i gatti della storica colonia di Largo Argentina, ma Virginia non ha certamente messo in cima al proprio programma elettorale la guerra all’incuria e alla sporcizia, terreno fertile per la proliferazione dei ratti.
Un anno fa, mentre l’allora candidato sindaco di Forza Italia Guido Bertolaso denunciava la presenza di 2-4mila topi per ogni abitante, promettendo «tolleranza zero contro il degrado», la discepola di Grillo pensava alla funivia tra Casalotti e Boccea. Ecco i risultati: a Roma, nell’ultima settimana, non si sente parlare d’altro che di attacchi di topi. Sorci che mordono un bambino di tre anni al parco (il ministro Lorenzin ha perfino scritto una lettera pubblica), topi che corrono tra le macchine in sosta selvaggia in centro e sorci, simili a pantegane, che invadono uno dei parchi più belli della città, Villa Pamphili, dove una colonia di roditori ha circondato un gruppo di mini-scout. La denuncia è da brividi, l’educatore che aveva la responsabilità di un gruppodibambinitrai5ei7anniha detto di avere notato i topi quando i piccoli si erano già sistemati. «Abbiamo visto i roditori che correvano lungo i rami di alcune piante di fico poco distanti da noi», aveva spiegato Andrea Marcucci al Messaggero, «ne abbiamo contati almeno sette intorno a noi e altri nel boschetto». Al di là della paura che un avvistamento del genere potrebbe provocare nelle Giovani Marmotte 2.0, a mala pena abituate a vedere un sorcio sull’IPad, c’è anche un rischio igienico che non va sottovalutato. Un topo di fogna, infatti, pur restando sano, può portare fino a trenta malattie trasmissibili all’uomo. Ma la ragione per cui anche il più ottimistico nemico dei roditori non penserà mai di poterli debellare dal pianeta (anche se dare una bella ridimensionata sarebbe possibile), è perché i roditori si riproducono a una velocità incredibile. In nove anni, in via ipotetica, una coppia di topi potrebbe generare oltre due milioni di figli.
Un’ipotesi che ha poca attinenza con la realtà perché la fedeltà non è certo una caratteristica di questi mammiferi: le “tope”, quando sono in calore, accontentano tutti i maschi che le circondano. Durando l’estro, che solitamente dura sei ore, si consumano tra i trecento e i cinquecento rapporti sessuali. Poi, se incinta, un topo femmina ha la possibilità di “ricredersi”. Se infatti incontra un roditore che le piace di più di quello da cui aspetta i topolini, la futura mamma “riassorbe” i feti fino ad annullarli e si fa mettere incinta dal nuovo amico, per ricominciare da zero con il partner migliore. Le roditrici, inoltre, se già hanno avuto un rapporto sessuale sono in grado di ingravidarsi da sole quando vogliono. Al primo rapporto, conservano un po’ di seme maschile che riutilizzano a proprio piacimento. Perciò sarebbe impossibile debellare il pianeta dai topi: basterebbe che sopravvivesse una sola femmina, per ricominciare a sformare topolini a raffica. Tenere sotto controllo il fenomeno, però, si può. E come diceva Bertolaso durante la campagna elettorale di un anno fa: «Basterebbe un buon piano di derattizzazione».
IL MONDO INVASO DAI TOPI
Le stime sul numero dei topi sono impressionanti ovunque. In tutta Italia ce ne sarebbero 500 milioni, ma solo a New York se ne conterebbero tra i 28 e i 100 milioni, quasi come in tutta la Gran Bretagna (80 milioni) dove però i numeri dimostrano un raddoppio che mette in ansia i sudditi di Elisabetta II.
E allora, mentre a Roma la sindaca Virginia Raggi si limita a cercare giustificazioni, il ministro della Salute cerca soluzioni. La settimana scorsa Beatrice Lorenzin ha interessato della questione i Carabinieri del Nas. Il titolare del dicastero di viale Trastevere ha chiesto quindi controlli a tappeto su parchi, scuole e ristoranti per monitorare le condizioni igienico sanitarie della città. Perché il proliferare dei ratti è un risultato dell’aumento della sporcizia. E infatti, altra piaga della Roma a 5 Stelle, è la scarsa pulizia della città e dei cassonetti, che sempre più spesso strabordano di immondizia in ogni angolo della città. E allora se proprio la sindaca vuole allevare pantegane, che almeno le addestri a diventare come Topolino. Almeno se non risolve il problema della pulizia, potrebbe fingere di occuparsi di quello della sicurezza.