la Repubblica, 25 aprile 2017
Carlo Cassola. Dovevano darmi il Nobel per la pace
Le liti tra letterati durano in eterno? Sembrerebbe di sì a giudicare dal caso Cassola. L’autore della “Ragazza di Bube” di cui si celebra quest’anno il centenario della nascita fu aggredito, come tutti sanno, dalla neoavanguardia che lo paragonò a Liala. Non si trattava di un vero giudizio critico, ma di una liquidazione polemica, certamente troppo sbrigativa, che aveva di mira il romanzo sentimentale, coinvolgendo anche Giorgio Bassani. Cassola, scrittore insieme popolare e raffinato, ha poi avuto, nel tempo, un Meridiano curato da Alba Andreini e adesso alcune sue opere sono riproposte negli Oscar Mondadori con prefazione di Raffaele Manica ( Paura e tristezza) e Laura Pariani ( Una relazione) e nuova veste grafica. Ah quei signorini della neoavanguardia! ha chiosato di recente un letterato amico di Cassola, dando conto dell’amarezza provocata dal Gruppo 63 nello scrittore toscano, come se l’invettiva fosse stata pronunciata ieri e non più di cinquant’anni fa, come se quei “signorini” fossero ancora lì, sugli spalti, a lanciare interdetti. Magari poi, ha argomentato Matteo Marchesini, era più sperimentale Cassola, con la sua esplorazione del quotidiano, delle giornate e talvolta delle vite fatte di nulla. Insomma, dalla cronaca bisognerebbe passare alla storia, ma non sempre è facile, se le ferite sono ancora aperte. Con le celebrazioni del centenario (ma quest’anno ricorrono anche i trent’anni dalla morte) è tornata alla luce anche la lunga battaglia pacifista condotta da Cassola contro l’atomica. Una battaglia per la quale si adoperò molto fondando anche una “Lega per il disarmo unilaterale dell’Italia”, che ufficialmente nacque il 30 aprile del 1978. Angelo Gaccione, che gli fu vicino in quegli anni e si adoperò per il successo della Lega, pubblica ora le sue lettere in un volume intitolato Cassola e il disarmo. La letteratura non basta (a cura di Federico Migliorati e Angelo Gaccione, edito da Tra le righe libri). Il pensiero di Cassola, espresso poi anche in molti articoli e libri ( Il gigante cieco) e ribadito in queste lettere spesso dedicate a problemi organizzativi, era in fondo semplice, al limite dell’ingenuità: l’atomica è una minaccia di estinzione per l’intera umanità. Il futuro è dunque nel disarmo e per cominciare nel disarmo unilaterale. «Qual è il principale problema d’oggi?», scriveva Cassola concludendo Il gigante cieco (1976): «Quello di evitare a ogni costo una terza guerra mondiale, che significherebbe la fine della vita sul pianeta terra».
Non possiamo dire che il tema di un nuovo conflitto mondiale non sia all’ordine del giorno anche adesso, quando, secondo papa Francesco, la terza guerra mondiale è già in atto. Cassola e Gaccione, nonostante l’entusiasmo e la perseveranza, ebbero molte difficoltà a mettere in piedi la Lega. Si allearono anche, dopo qualche scaramuccia, con i radicali che già avevano costituito un’associazione analoga, guidata da Francesco Rutelli. Ci furono adesioni prestigiose come quella di Camilla Cederna, Alfonso Leonetti, Ernesto Treccani, padre Balducci e, con qualche dubbio, Riccardo Bauer. Cassola non si risparmiava: in una lettera del 24 novembre 1978 scrive: «Ho parlato martedì a Gorizia davanti a 600 persone e mercoledì a Trieste davanti a 800».
Tra gli interlocutori figurano spesso gli anarchici che vorrebbero però starsene per conto loro e sono contrari ad aprire le porte a tutti come vuole invece Cassola. A dividere è comunque anche l’idea del disarmo unilaterale sulla quale pare si fosse espresso Paolo VI ritenendolo un errore. In una lettera dell’11 novembre 1981 Cassola ribadisce: «non dobbiamo aver paura di farci strumentalizzare (per esempio dal Pci). Mi sono convinto della giustezza di questa tesi assistendo a Roma alla manifestazione (contro l’installazione dei missili a Comiso, ndr) del 24 ottobre: almeno 300mila manifestanti che quando son passati davanti al ministero della difesa hanno scandito: Lagorio non fare il caporale/ disarmo, disarmo unilaterale».
Cassola muore nel 1987. L’idea del disarmo unilaterale non farà molta strada, anche se i pericoli dell’atomica sono ancora lì e oggi si sente parlare molto, invece, di riarmo e addirittura di reintrodurre il servizio militare di leva.
Sono convinto che molti scrittori oggi siano dei ferventi pacifisti e molti lo siano stati magari in cuor loro anche nel passato. Giuseppe Antonio Borgese fu addirittura proposto per il Nobel per la Pace. Cassola ci sperò, ma non accadde nulla. Moltissimi sono stati invece gli scrittori che esaltavano la guerra, a cominciare dai futuristi e da D’Annunzio. Cent’anni fa Renato Serra andava in trincea volontario e non sarebbe più tornato. Cassola ha perso e, verrebbe voglia di dire, il mondo con lui.