la Repubblica, 25 aprile 2017
Di cosa si parla a Mosca. Anarchia sui nomi, la fine di un’era
Niente più “Controllore del traffico aereo”. Né “Lattuga”. Tanto meno “BOC rVF 260602”. Da venerdì i genitori russi non potranno più dare ai loro figli nomi strambi o contenenti oscenità, numeri, titoli, abbreviazioni o simboli. Vietato per legge. Finora la legislazione russa, tra le poche al mondo, dava invece libero sfogo alla creatività. Tanto che, stando ai registri della Federazione, dal 1998 a oggi ci sono stati bambini dal nome Lucifero, Nikolaj-Nikita-Nil, Delfino, Luka- Sciastie Summerset Ocean, e bambine chiamate Principessa Daniella, Zarja-Zarjanitsa (Alba), Aljosha-Kaprina. Nomi che non si potevano cambiare prima di compiere quattordici anni. Nel 2002 aveva fatto scalpore il caso di un bambino chiamato ?BOCrVF 260602, sigla che starebbe per “Oggetto Umano Biologico della famiglia Voronin-Frolov nato il 26 giugno 2002”. Oggi 15enne, “Piccolo BOC”, com’è stato soprannominato, non ha tuttora un certificato di nascita perché il centro moscovita si era rifiutato di registrare il nome nell’interesse del bambino, mentre i genitori non avevano voluto fare un passo indietro visto che non c’era una legge contro. Già nei tempi sovietici si era soliti dare nomi non convenzionali, come VladLen, da Vladimir Lenin, ArVIL, da Armata di Vladimir Ilic Lenin, e Rem, per Revoljutsija Mirovaja, Rivoluzione mondiale. Tradizione, a quanto pare, dura a morire.