Corriere della Sera, 25 aprile 2017
Rivoluzionaria, terribile, romantica. La stagione della controcultura
È un volume monumentale 1965-1985 venti anni di controcultura (otto chili di peso). Autore ed editore Ignazio Maria Gallino (Trapani, 1935). «Anni di piombo. Corpi separati. Stragi di Stato. Eversione. Repressione. Terrorismo. Emergenza. O, al contrario: gli anni più belli della nostra vita», scandagliati da questo ex studente universitario in Filosofia (per solo un biennio), che decide di fare il rivoluzionario, dedicandosi all’editoria underground. Certamente Majakovskij – al quale Gallino nel 2002 dedica la ristampa in facsimile (premio Fredrigoni per l’editoria di pregio) delle 13 poesie Per la voce, illustrate da El Lissitskij, uscito a Berlino nel 1923 – gli avrebbe fatto dedicare un monumento, in vita, come editore.
Come è avvenuto, nel 1969, a Milano, all’università Statale, per Giuseppe Menotti De Francesco (1885-1978). Rettore dal 1943 al 1960, deputato al Parlamento, professore di Diritto costituzionale, lo studioso era stato l’anima della ricostruzione dell’ateneo meneghino. Nonostante i suoi 87 anni, l’ex rettore aveva qualcosa di angelico. Mi raccontava di avere iniziato la sua carriera universitaria in Sicilia. «Conosce la Statale di Milano?». E senza attendere la risposta, aveva aggiunto: «Lì c’è il mio monumento. Le confesso che ogni tanto vado a vedermi. Senza farmi riconoscere, però». Tenero.
Bene. A 82 anni, anche Gallino ha qualcosa di angelico, nonostante i suoi trascorsi possano far pensare diversamente, non essendosi limitato a scrivere la storia dell’«underground italiano», ma facendone parte. Nel 1968 con Guido Blumir ha fondato la «prima organizzazione alternativa di controcultura (Sima)» e, nel ’70, l’Agenzia Iap, «circuito alternativo di diffusione della prima stampa underground italiana e struttura di tutela della stampa libera». Seguono, quindi, le collaborazioni a «Re Nudo», «Get Ready», «Cerchio Magico» e la pubblicazione di varie testate «sotterranee». E così via, sino alla curatela dell’Archivio storico della stampa underground, all’istituto Parini di Milano e, dopo un lavoro durato dieci anni, la pubblicazione di questo libro. Quasi impossibile darne conto dettagliatamente.
«L’underground cominciò a chiamarsi Nuova Cultura, prima di chiamarsi Cultura Alternativa dopo essere stata chiamata Altra Cultura su una copertina di “Life” (1967) e Controcultura nell’azione rivoluzionaria (1968)», ha scritto Fernanda Pivano.
Sulla «Domenica del Corriere» (1966) Walter Molino illustra la stagione dei capelloni, che a Roma comincia nell’agosto del 1965 con giovani inglesi, francesi, tedeschi, olandesi. «Per ora è una Novità, una grande Novità, che crea nel mondo, con lo scandalo, un’attesa. La quale non verrà tradita», interverrà Pier Paolo Pasolini, cui si affianca Elsa Morante. Gianni Berengo Gardin fotografa «gli ultimi pacifisti di Milano»: «Con una manganellata o un foglio di via non si uccide un’idea».
Nel 1965 esce il libro di don Lorenzo Milani L’obbedienza non è più una virtù e, l’anno dopo, «La Zanzara», il giornale del liceo Parini di Milano dove studiano i figli della Milano-bene. Il foglio studentesco si occupa anche di sesso e i redattori vengono processati. Nel ’68 scoppia «il caso Braibanti», condannato a 9 anni e 6 mesi per avere plagiato i suoi studenti.
Nascono i beat italiani, che invadono le grandi città sognando una liberazione che non ci sarà (almeno, subito). Nei cortei del «provos» campeggia lo slogan «Armiamo la polizia con un fiore».
Escono riviste in ciclostile. «L’italiano medio sorride dei giovanotti con i capelli lunghi e delle loro compagne – osserva Giorgio Bocca sul “Giorno” –. Eppure ascolta la loro lezione, accetta in tutto o in parte le loro idee, comincia a capire in tutto o in parte i loro moventi e le prospettive».
Anche la grafica si adegua e vengono abbandonati i corpi tipografici tradizionali per inventarne di nuovi (Gio’ Tavaglione). Si pubblicano, a ritmo continuo, periodici che hanno vita breve. Ecco, man mano, «Il gobbo Internazionale», «robinud», «Puzz», «L’erba voglio», «Lameda», «Ubu», «Wow», «Il gatto del Cheshire», «Il Male», «Frigidaire», «Nuova Fahrenheit», «Pianeta fresco» (con Allen Ginsberg «direttore irresponsabile» ed Ettore Sottsass «direttore dei giardini») e tante altre.
Alla fine, però, pur stremati dagli otto chili del libro – davvero coinvolgente –, ci si rende conto di essersi seduti indossando una cravatta regimental ma di alzarsi con l’eskimo.