Corriere della Sera, 25 aprile 2017
Mps, i motivi del gup di Milano per l’imputazione di Viola e Profumo
Gli ex vertici di Mps Fabrizio Viola e Alessandro Profumo sapevano almeno da ottobre 2012 – quando venne resa nota la scoperta del documento segreto sull’operazione Alexandria (il famoso «mandate agreement») – che quella messa in piedi con la banca Nomura era una scommessa in derivati sui Btp. Nonostante ciò, scrive il gup di Milano Livio Cristofano nell’ordinanza che dispone l’imputazione coatta, i banchieri hanno continuato a considerarla in maniera diversa e a «ostinatamente dichiarare» nelle assemblee a fine 2013 e aprile 2014 che erano «investimenti in titoli di Stato». È vero che Viola e Profumo hanno indicato gli effetti di Alexandria (e dell’operazione «gemella» Santorini, con Deutsche Bank) come derivati nelle note pro-forma dei bilanci facendo riferimento a una circolare Consob-Ivass-Bankitalia. Ma quest’ultima richiedeva, sottolinea il gup, in ogni caso «una puntuale valutazione della situazione aziendale». Ma «l’informazione essenziale che si veicolava verso l’investitore» nei bilanci «è che l’operazione non fosse un derivato» e che solo per indicazione delle autorità si prospettava come tale nella nota pro-forma, che però non è «sostitutiva» dell’esposizione contabile, anzi è «contraddittoria». Da qui le ipotesi di false comunicazioni sociali e manipolazione informativa e la necessità di un loro esame in dibattimento.