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 2017  aprile 25 Martedì calendario

Lo sciopero dei camionisti russi spaventa lo zar Putin

MOSCA Nel resto d’Europa sarebbe stata etichettata come la classica protesta dei piccoli trasportatori per l’aumento dei pedaggi autostradali. Ma in Russia quella dei padroncini contro la tassa Platon viene vista come una rivolta dai pericolosi risvolti eversivi. E così gli assembramenti di bisonti della strada in sciopero in quasi tutte le città vengono affrontati da poliziotti in assetto antisommossa. E invece di spiegare le sue buone ragioni (in questo caso ce ne sarebbero parecchie), il governo fa finta che il problema non esista. Telegiornali e quotidiani controllati dall’alto ignorano gli avvenimenti. Il primo ministro Dmitrij Medvedev ha pensato bene di andare alla Duma per dire che in tutto il Paese gli autoarticolati fermi sono solo 480 sugli 800 mila registrati nel sistema Platon (da platit, pagare). E questo ha suscitato proteste e video degli autisti inferociti. Da Ekaterinburg hanno mandato a dire che solo nel centro ai piedi degli Urali sono 600 i mezzi fermi. Nel Dagestan, la Repubblica caucasica dove le proteste sono maggiori, attorno a una sola città ce ne sono quattromila.
Tutto nasce dalla decisione di aumentare del 25% le tariffe autostradali. Dopo una breve trattativa, sono state portate a 1,91 rubli a chilometro (3 centesimi di euro). Non tantissimo, visto che in molti Paesi europei si paga di più. In Italia le tariffe per autoarticolati e mezzi con rimorchio variano tra i 17 e i 20 centesimi a chilometro. Lo scopo degli inasprimenti è duplice. Spostare traffico sulle ferrovie (le arterie russe sono permanentemente intasate da camion stracarichi, vecchi e pericolosi). E finanziare un progetto di ammodernamento che prevede quest’anno di ristrutturare o costruire nuove autostrade attorno a 37 città, per un totale di 5 mila chilometri e una spesa di 30 miliardi di rubli, circa 500 milioni di euro.
Lodevoli intenzioni. Solo che in Russia due rubli a chilometro non sono pochi, visto che in alcune regioni il reddito medio è 100 euro al mese. E poi l’esazione dei pedaggi è stata affidata alla ditta del figlio di un vecchio compagno di judo di Vladimir Putin, Arkadij Rotenberg. Il sospetto del solito favore a un amico ha preso a circolare con forza. E così la protesta dei camionisti si è saldata a quella contro la corruzione che portò in piazza decine di migliaia di persone il 26 marzo. E il Cremlino teme una «manovra» in vista delle elezioni presidenziali 2018, che dovrebbero vedere la trionfale riconferma di Putin.