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 2017  aprile 25 Martedì calendario

«A Gentiloni ho detto di pagare. E pagherà»

ROMA «Con il premier italiano Gentiloni abbiamo scherzato: gli ho detto “andiamo, devi pagare, devi pagare”. Pagherà. Nessuno prima glielo aveva chiesto come ho fatto io». Donald Trump torna a mettere il dito nella piaga, in questo caso i contributi dei Paesi europei alla Nato, molto più bassi di quelli americani. Lo fa distanza di pochi giorni dalla visita di Gentiloni alla Casa Bianca e cita proprio il presidente del Consiglio.
In una lunga intervista con l’agenzia americana Ap, si vanta di aver messo all’angolo il nostro premier. Anche Barack Obama non perdeva occasione di chiedere un aumento dei contributi finanziari alla Nato, ma lo faceva con un altro stile e minore decisione. Trump ne ha fatto un cavallo di battaglia, all’insegna del concetto «non vogliamo pagare per la sicurezza altrui».
L’impegno a portare le spese militari al 2% del Pil è stato preso dal vertice della Nato in Galles, il 5 settembre del 2014. L’obiettivo, però, dovrà essere raggiunto entro il 2024. E Gentiloni ha già risposto a Trump alla Casa Bianca dicendo che il bilancio italiano si adeguerà, ma in modo graduale. Concetto che ieri ha ripetuto il ministro della Difesa Roberta Pinotti: «Immaginare che si possa immediatamente raddoppiare il nostro impegno è irrealistico».
Insomma il caso è creato più dalle parole di Trump che dal reale stato delle cose. Solo cinque Paesi al momento sono in regola sui 28 dell’Alleanza: Stati Uniti (3,6%); Grecia (2,36%); Estonia (2,18%); Regno Unito (2,17%) e Polonia (2,01%). Trump, che ha definito «obsoleta» la Nato, ieri ha spiegato che il suo giudizio è legato al fatto che l’organizzazione «non è concentrata nella lotta al terrorismo».
Sul tema è intervenuto anche Matteo Renzi: «A naso penso che Trump si disimpegnerà dalla Nato, in prospettiva». L’ex premier ha aggiunto: «L’Italia deve fare spese nel settore militare che non siano inutili, i soldi devi metterli in progetti che creano occupazione in Italia. Spendere soldi come sugli F35 no. Agli F35 non si rinuncia più perché è un progetto che è già andato, ma non c’è stato un ritorno sull’occupazione in Italia».
Donald Trump sarà al vertice Nato di Bruxelles il 25 maggio, il giorno dopo arriverà a Taormina, per il G7. In questo caso sta facendo discutere ancor prima di arrivare: il suo secret service sta creando mille problemi alle controparti italiane. La macchina di Trump è troppo lunga per passare nelle vie di Taormina e si stanno eseguendo lavori in tutta fretta per allargare alcune strade. Il presidente americano non dormirà in albergo, come gli altri leader, ma non si sa ancora se riposerà a bordo di una portaerei o nella base di Sigonella. Secondo il secret service della Casa Bianca è anche impossibile che Trump faccia una passeggiata a piedi dall’albergo dove si svolge il vertice al centro per la conferenza stampa, ma il corteo delle macchine è più lungo della distanza da percorrere.