Corriere della Sera, 25 aprile 2017
Che farà Marine
Eccolo l’ultimo tratto di salita: i più giovani, che hanno preferito il candidato della sinistra estrema, Jean-Luc Mélenchon (uno su tre); i disoccupati, anche loro schierati con la «France insoumise»; gli ultrasettantenni decisamente dalla parte del gollista François Fillon, così come il 35% dei pensionati. È a questi elettori timidi col Front National che guarda adesso Marine Le Pen per raddoppiare la sua base di 7,7 milioni di voti e avere qualche chance per l’Eliseo.
Nella prima intervista da candidata al ballottaggio, ieri sera su France2, Le Pen ha annunciato di essersi sospesa dalla guida del Font National in modo da essere «al di sopra di ogni considerazione partigiana» e poter fare appello «all’unità della nazione»: «Intendo essere la presidente di tutti i francesi». Ma dove trovare le preferenze che mancano? «Il 55% dei no al referendum sulla Costituzione europea nel 2005 possono riformarsi nel quadro di un fronte patriottico – ragionava su Le Monde di ieri il direttore della campagna David Rachline —: questa maggioranza esiste e può raggrupparsi dietro Marine». Ecco perché il discorso si fa sempre più largo, contro l’Europa e contro la globalizzazione. «Adesso dobbiamo passare alle parole esatte», diceva in tv, intendendo in realtà quelle che possano attirare gli elettori più diversi.
I voti meno incerti sono 1,7 milioni andati a Nicolas Dupont-Aignan di «Prima la Francia»: «I nostri programmi sono molto vicini», osserva Marine. Subito dopo, si può sondare tra i Républicans, sono già in corso dei contatti, non tutti i gollisti sono stati entusiasti della dichiarazione di voto di François Fillon per Macron, nella notte elettorale. Son partiti dei fischi, e qualcuno dei parlamentari ha già detto che non farà la stessa scelta; l’ultra cattolica Christine Boutin si è dichiarata apertamente a favore di Marine. È un ambiente nel quale può far presa la linea tradizionalista della nipote Marion Maréchal-Le Pen. Ma il passaggio non è automatico. E dalle statistiche risulta che già un 13% di ex elettori del presidente del centrodestra Nicolas Sarkozy questa volta ha scelto Front National. La sensazione è di aver già dato fondo a tutti i possibili delusi gollisti.
Una progressiva, lenta crescita, a ogni tappa un record, ora quasi un milione di preferenze in più rispetto alle regionali del 2015. Ma non è ancora abbastanza. Le maggiori speranze le riserva, a sorpresa, la sinistra estrema. L’analisi del ricercatore dell’Ipsos, Jean-François Doridot, indica che «Marine Le Pen ha perso la sua supremazia nell’elettorato più giovane, a favore di Jean-Luc Mélenchon in particolare nei ragazzi tra i 18 e i 24 anni» (21% per l’una, 30% per l’altro). Lei va fortissimo tra gli operai (37%), lui conquista i disoccupati (31%). Ci sono margini per espandersi da questa parte dove ha attecchito il discorso antisistema. Del resto Mélenchon, unico tra i favoriti, non ha dato indicazioni di voto ai suoi 7 milioni di sostenitori. Non sono pochi. Ma in quanti faranno un salto così audace dall’estrema sinistra all’ultradestra?
Gli stessi «frontisti» non sembrano eccessivamente fiduciosi, e in molti nel partito, non apertamente ma nei discorsi a microfoni spenti, non si fanno illusioni sul ballottaggio, preparandosi già per un appuntamento più abbordabile (e dispensatore di seggi): le legislative di giugno.