La Stampa, 25 aprile 2017
Referendum Alitalia. Le domande
Con la vittoria del No al referendum di Alitalia cosa ne sarà dell’azienda?
È previsto per oggi un consiglio di amministrazione per prendere atto del voto e dare il via alla richiesta di amministrazione controllata. Il governo nominerà un commissario che avrà il compito di elaborare un piano industriale o cedere l’azienda a terzi. Ma per ora non c’è nessuno interessato ad un’azienda con così tanti debiti e l’esecutivo ha spiegato che non può intervenire per salvarla. In assenza di questa prospettiva il commissario sarà costretto a chiedere il fallimento, anche perché tra pochi giorni non avrà più liquidità in cassa. L’azienda sarà così svenduta a pezzi, come un vero spezzatino.
E i lavoratori che fine faranno?
Il rischio è che il commissario sia costretto a non pagare gli stipendi e a non far volare gli aerei per mancanza di liquidità. È possibile poi che gli esuberi riguardino quasi la metà dei dipendenti, che farebbero uso della cassa integrazione e della Naspi, l’indennità di disoccupazione.
Ci saranno ripercussioni sulle casse pubbliche?
Sì. Il ministro Carlo Calenda ha spiegato che il No all’intesa «butterebbe sullo Stato tutti i costi della gestione e della liquidazione», si parla di più di un miliardo di euro.