il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2017
Due Renzi due misure
Se c’è una cosa che invidiamo ai francesi, oltre alla legge elettorale, è che si capisce esattamente cosa vogliono i loro politici. Macron, l’enfant gâté dell’establishment che viene dalle banche e dal governo Hollande, vuole più Europa sul solito asse franco-tedesco. Idem, dal centrodestra e dal centrosinistra tradizionali, Fillon e Hamon, che infatti votano per lui. Invece la Le Pen vuole meno Europa, possibilmente nessuna, ridiscutendo i trattati e ridando la Francia ai francesi: infatti nessun altro la appoggia, ma il leader della nuova sinistra Mélenchon, anche lui contrario a quest’Europa e ai suoi trattati, non dà indicazioni di voto perché la parte più antieuropeista dei suoi voterà Le Pen. Chi vota sa per chi e anche per cosa vota. In Italia, mai. A parole, sono tutti contro questa Ue, anche se poi chiunque va al governo si guarda bene dal metterne in discussione una sola regola. Anche Renzi, che ora si traveste da Macron mentre è una via di mezzo tra il centrodestrismo (e il familismo) di Fillon e lo pseudosocialismo di Hamon, ci ha regalato tante parole e qualche sceneggiata (tipo levare la bandiera dell’Ue o minacciare di tagliare i fondi a Bruxelles e di porre il veto sull’eurobilancio già approvato fino al 2021, sai che paura), ma nessun fatto concreto: anzi, i fatti concreti sono tutti a difesa dell’assetto attuale. Mentre la Francia si divide sui contenuti, l’Italia si divide sulle etichette: se una cosa la dice o la fa chi piace al Sistema è giusta, se la dice o la fa chi dà noia al Sistema è sbagliata. A prescindere. Il “merito” non conta nulla.
Si parla molto di migranti per l’indagine della Procura di Catania e le denunce di Frontex sulle Ong (alcune, non tutte) che colluderebbero con i trafficanti per prelevarli nelle acque libiche o lì vicino e traghettarli in Italia, lucrando più fondi pubblici. L’altro giorno La Stampa, citando fonti del governo Gentiloni, risultanze della Procura catanese e della commissione parlamentare guidata dal renziano Latorre, dichiarazioni di Renzi e del dg di Save The Children, titolava: “Il governo: sbarchi record non casuali: ‘Una regia guida i migranti in mare’”. E fin qui tutto bene. Poi Luigi Di Maio ha sintetizzato il concetto parafrasando Frontex sui “taxi del mare” che aiutano gli scafisti e mettono i migranti vieppiù in pericolo. Apriti cielo: fascista, razzista, sciacallo, Pinochet. Il ministro Pd Minniti annuncia più rimpatrii per gli irregolari e accoglienza per i profughi: vivi applausi alla “svolta” del governo. Peccato che qualche giorno prima le stesse cose le avessero chieste Grillo e Di Battista: xenofobi, leghisti, lepenisti, trumpisti.
L’ anno scorso il Fatto rivela che l’Anac contesta la legittimità di 11 contratti Rai ad altrettanti dirigenti chiamati da fuori dal dg Campo Dall’Orto senza il job posting, con l’avallo della maggioranza in Cda ed enormi sprechi di denaro pubblico. Tutti zitti. Poi Renzi decide di cacciare CdO perché gli ha soltanto renzizzato tutte e tre le reti e i tg Rai, ma non è ancora riuscito a silenziare Report e a licenziare la Berlinguer. E – come per incanto – tutti scoprono lo scandalo: i partiti si scatenano contro Cdo, la Procura di Roma apre un’inchiesta, Cantone la rivela in un’intervista su La7 a Minoli, noto fustigatore di illegittimità e sprechi Rai (specie da quando non c’è più lui) e il Corriere moltiplica per 5 i contratti incriminati (“Cantone indaga su 55 assunti”). Del resto pure Cantone piace a intermittenza: il governo gli leva i poteri con un decreto del renziano Delrio gestito dalla renziana Boschi, e Renzi lo sconfessa. Ma non incolpa Delrio & Boschi, bensì misteriosi “tecnici” piovuti da Marte, ovviamente scelti da lui. Persino gli errori di grammatica e sintassi diventano armi di lotta politica: Di Maio sbaglia un paio di congiuntivi e i giornaloni lo dipingono come un somaro da classe differenziale. Poi Renzi, nello stesso post di Facebook, scrive “qual’è” e “scenziati”, ma tutti tacciono. Stessa solfa per le balle. Se tal Sibilia (M5S) dice una stronzata sulle sirene, ancora se ne parla dopo 5 anni: è la prova che i 5Stelle càmpano di fake news. Se invece tal Moretti (Pd) inventa un’emergenza sanitaria nella Roma della Raggi e persino un bambino di 2 anni ucciso da un topo a 5Stelle, nessuno parla di fake news, al massimo di “gaffe”.
Franceschini accusa di fake news Virginia Raggi perché ricorre contro il suo decreto che scippa il Colosseo al Comune, mentre la fake news è tutta del ministro che, in un altro decreto, affida il monumento proprio al Parco archeologico comunale. E tutti parlano di “scontro Franceschini-Raggi”, così non si capisce chi dei due mente. Il Tg1 s’inventa la riapertura della discarica di Malagrotta a Roma e poi censura la smentita della giunta Raggi, ma nessuno parla di fake news: anzi tutti strillano all’“assalto squadristico” perché due tizi dei 5Stelle armati di videocamera ne chiedono conto per strada al direttore Orfeo. Poi c’è il caso vaccini, con il partito della scienza (Renzi, il Pd e la grande stampa al seguito) contro quello dei ciarlatani (il M5S, più Report più tutti quelli che vorrebbero sapere cosa c’è nei medicinali e nei vaccini prima di assumerli). Eppure il noto scienziato di Rignano sull’Arno che vuole radiare tutti i medici contrari ai vaccini obbligatori, un anno fa scatenò l’Avvocatura dello Stato a difesa della legge oscurantista n. 40 sull’eterologa, finita alla Consulta per il divieto di utilizzare per la ricerca su Parkinson, Sla e Alzheimer gli embrioni residuali non idonei per le gravidanze e destinati al freezer in saecula saeculorum. Renzi è fatto così. È pro scienza, ma anche anti. Pro migranti, ma anche anti. Pro Europa, ma anche anti. Pro Italicum, ma anche pro Mattarellum e pure pro proporzionale. Anti fake news, ma anche pro. Dipende.