Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2017
Banche, la grande fuga dai bond: emissioni 2017 ai minimi storici
Tra i timori da bail in e la doccia di liquidità della Bce, la grande fuga dai bond prosegue. Al netto di qualche eccezione, leggi Intesa, UniCredit e Ubi su tutti, e delle emissioni garantite dallo Stato di Mps e delle ex popolari venete, le banche italiane hanno quasi azzerato il ricorso al mercato obbligazionario: nel primo trimestre del 2017, secondo i dati elaborati da Kpmg per Il Sole 24 Ore, si sono toccati i 26 miliardi per le prime 14 banche italiane. Depurato dai 13,5 miliardi di titoli emessi a gennaio e febbraio dal Monte, Popolare Vicenza e Veneto banca, il dato tocca un livello – 12,5 miliardi – che corrisponde al più basso degli ultimi sette anni (cioè di tutto il periodo analizzato) per il primo trimestre, di norma il più ricco di emissioni vista la tendenza delle tesorerie interne a portarsi subito avanti con i piani di funding prediposti dai consigli.
Ad aprile sono tornate sul mercato UniCredit (2 miliardi di dollari) e Intesa (alla terza emissione da inizio anno, per un bottino complessivo da 3,75 miliardi), ma la sostanza nel suo insieme non cambia. «Negli ultimi anni gli istituti di credito italiani hanno ridotto il finanziamento tramite emissioni di titoli obbligazionari prevalentemente a causa delle azioni di politica monetaria effettuate dalla Bce attraverso la Tltro volte a favorire la concessione del credito bancario all’economia reale», ragiona Giulia Emilia Caja, partner di Kpmg, che con il suo team ha realizzato la survey sulle prime 14 banche italiane. In pratica, le iniziative di Francoforte hanno spinto le banche a fruirne pienamente, riducendo la raccolta diretta, depositi e obbligazioni, mediamente più costosa. Anche perché su quest’ultima categoria ha impattato anche la direttiva Brrd, che dal gennaio 2016 ha introdotto il bail-in per il salvataggio delle banche in difficoltà: «Spostando i costi dai contribuenti agli investitori, ha reso più appetibili i titoli di debito garantiti, esclusi dall’applicazione del bail-in», dice ancora Caja. Non a caso, già nel 2016 si è notata una flessione significativa: dai 207 miliardi di titoli emessi in totale nel 2011, l’anno scorso si è precipitati a 67,4, ovvero un terzo. In parallelo, si sono mossi i rendimenti: «L’effetto finale è stato un generale trend al ribasso dei rendimenti che ad oggi, sul campione di emissioni esaminato, sono pari a circa l’1% per titoli subordinati, 0,5% per titoli non garantiti e 0,2% per titoli garantiti», nota ancora Caja.
Fin qui la fotografia numerica di un fenomeno di cui si ha la percezione da tempo. Meno scontati, invece, gli sviluppi futuri. «Complessivamente, il contributo dell’obbligazionario è destinato a confermarsi su livelli inferiori al passato», osserva Andrea Resti, professore di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università Bocconi, «ma comunque non potrà sparire dalle strategie di funding delle banche». Anche perché, come notava recentemente Equita Sim, tra il 2017 e il 2019 le prime otto banche italiane vedranno scadere 78,1 miliardi di titoli, l’11,2% del totale in essere. Importi non sostituibili con i fondi Tltro della Bce, considerato che l’ultima asta si è tenuta a febbraio e la durata dei finanziamenti è triennale, o con i soli depositi, «che è una leva ultimamente molto poco sfruttata per evidenti ragioni di costo», evidenzia Resti, che è consulente dell’Europarlamento sulle questioni bancarie.
Morale: «di qui ai prossimi mesi servirà trovare un nuovo equilibrio, soprattutto nel caso in cui – come sembra – la domanda di credito dovesse mantenersi in rialzo e dunque presentare crescenti fabbisogni di liquidità». Un aiuto potrebbe arrivare dal varo di una nuova categoria di bond junior comunque al riparo dal rischio bail in, attualmente allo studio delle autorità europee, mentre per le italiane – in teoria – rimane sul tavolo la garanzia pubblica alle emissioni finanziata con i 20 miliardi del decreto salva-risparmio: finora, si diceva, ne hanno approfittato solo le tre banche maggiormente in difficoltà, ma ciò non toglie che lo strumento sia a disposizione di tutti gli istituti sani e solvibili.
.@marcoferrando77