Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2017
Il rally tra ottimismo e speculazione
I sondaggi prevedevano che al ballottaggio sarebbero finiti Macron e Le Pen. Anche gli investitori erano convinti che questo fosse lo scenario più probabile. Allora perché, una volta tanto che le previsioni azzeccano l’esito di una tornata elettorale, le Borse spiccano il volo come se fossero sorprese?
Il motivo è semplice: ieri l’euforia sui mercati finanziari è stata ingigantita dalla speculazione. O meglio: dalla chiusura parziale delle “polizze assicurative anti-populismo” che molti investitori avevano messo in piedi (usando opzioni e derivati vari) alla vigilia del voto francese. Dietro il super-rally ci sono insomma concreti motivi razionali ma anche tanto, tanto, automatismo finanziario.
Che le Borse salissero di fronte a questo esito elettorale era infatti prevedibile: il fatto che l’europeista Macron arrivi al ballottaggio ultra-favorito contro Marine Le Pen (i sondaggi gli danno un ampio distacco) riduce notevolmente il rischio che l’eurozona si spacchi. Diminuisce insomma quel pericolo «estremo» (cioè l’esplosione dell’euro) che agli investitori globali fa tanta paura. Soprattutto se l’esito elettorale è, nei numeri, un po’ più favorevole a Macron rispetto alle aspettative dei sondaggi. E se gli sconfitti Hamon e Fillon esprimono (come hanno già fatto) il loro appoggio a Macron al ballottaggio. Ma se un rialzo delle Borse era prevedibile, un balzo clamoroso come quello di ieri non era affatto scontato: per vedere Piazza Affari che vola quasi del 5%, banche come Ubi o UniCredit che superano il 10% di rialzo e tutti gli spread dei titoli di Stato che si ridimensionano con violenza, deve esserci anche altro. Non può bastare l’esito del primo turno delle elezioni francesi, che da un lato era previsto dai sondaggi e dall’altro non offre garanzie certe sull’esito finale del voto.
Infatti non basta. Il movimento dei mercati ieri è stato ingigantito da un altro fenomeno: quello delle «coperture». In inglese «hedging». Da qualche tempo gli investitori internazionali si posizionano sulle elezioni francesi con un atteggiamento che potremmo definire «cerchiobottista»: da un lato (confidando sulla vittoria di Macron) aumentano l’esposizione sulla Borsa francese e sui listini europei, dall’altro però acquistano speciali “polizze assicurative” per proteggersi nel caso in cui l’esito elettorale fosse favorevole ai candidati anti-euro. Venerdì scorso Morgan Stanley rivelava per esempio che l’esposizione degli hedge fund sulla Borsa francese era vicina al record storico e quella sulle Borse europee era sui massimi dal 2008. Contemporaneamente, però, andavano anche a ruba opzioni e derivati vari per coprirsi dal rischio Le Pen. Come se gli investitori volessero fidarsi, ma anche tutelarsi.
Così, mentre compravano azioni, acquistavano anche opzioni «put» sulle stesse azioni europee: cioè titoli che li avrebbero risarciti in caso di improvviso tracollo dei listini. Oppure compravano futures per tutelarsi dall’eventuale allargamento degli spread sui titoli di Stato. O derivati che puntano sul rialzo dell’oro, dell’euro o del franco svizzero. Spendendo poco, insomma, gli investitori nelle scorse settimane hanno comprato vere e proprie “polizze assicurative” contro il rischio di una bufera finanziaria scatenata da un’improbabile (secondo i sondaggisti) vittoria del fronte no-euro. Questo ha limitato, nei mesi scorsi, il rialzo dei mercati europei. Invece ieri l’ha ingigantito: visto l’esito del voto al primo turno, un po’ di queste “polizze” sono state infatti smontate. Liberando un po’ di potenziale su Borse, euro e titoli di Stato. È impossibile dire che porzione del super-rally di ieri sia dovuta a un reale sollievo o alla chiusura parziale delle “assicurazioni”. Ma di certo entrambi i motivi hanno giocato.
Ecco perché il grande rimbalzo va preso con le pinze. È vero che il populismo esce ridimensionato dal voto francese, dopo quello in Olanda. È vero che le azioni europee sono ancora a buon mercato rispetto a quelle americane, per cui – ridimensionato il rischio politico – gli acquisti possono arrivare. Ma è anche vero che presto gli investitori guarderanno altri scogli: le elezioni in Germania e in Italia. E guarderanno l’azione politica della nuova classe dirigente francese, tedesca e – nel 2018 – italiana. Gongolarsi in quel +4,7% di ieri, insomma, sarebbe un errore. La partita non è finita.
m.longo@ilsole24ore.com