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 2017  aprile 25 Martedì calendario

Ma Marine può vincere?

I mercati sono felici del primo posto di Macron alle elezioni presidenziali francesi e questo significa che la previsione della finanza mondiale è che il 7 maggio, domenica del ballottaggio con Marine Le Pen, sarà lui a entrare all’Eliseo.  

Sentiamo l’andamento delle Borse. È su questo che si basa il suo ragionamento, vero?
Sì, certo. La più forte è stata Milano, che ha segnato un +4,77%, che vale però un +5% perché ieri si staccavano le cedole dei dividendi, operazione che fa perdere mezzo punto di valore ai titoli (oltre tutto erano dividendi importanti: Eni, Mediolanum, Cnh, Fineco, Prysmian). Molto bene anche le altre: Parigi +4,14, Francoforte +3,37, Londra +2,1, Wall Street +1,1. Gli spread - cioè il differenziale tra il decennale nostro e quello tedesco - è migliorato a 185. Nei giorni scorsi aveva ballato intorno a quota 200. Altro segno positivo: la flessione dell’oro, bene rifugio in tutti i momenti di difficoltà. Euro più forte sia nei confronti del dollaro che dello yen. L’analisi della banca Abn Ambro dice tutto: «Una presidenza Macron è ora altamente probabile. La sua agenda di riforme e consolidamento dei conti è market friendly. I titoli di Stato francesi, l’euro e la propensione al rischio trarranno beneficio da questo primo turno, sebbene il mercato avesse già scontato parte dell’esito». Quelli del Credit Suisse: «Estremamente positiva per l’Europa una presidenza di Macron».  

In questa felicità delle banche e dei mercati non potrebbe nascondersi il germe di una sconfitta clamorosa? I popoli sembrano avere abbastanza in odio, di questi tempi, banchieri e finanzieri. Siamo sicuri che in mezzo agli elettori che hanno votato i candidati perdenti non si nascondano francesi che preferiranno Marine a un banchiere? Perché, ricordiamolo, Macron è un banchiere.
Macron è uscito dall’Ena, la scuola dell’alta burocrazia francese. Poi ha lavorato in Banca Rothschild, poi è stato ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale con Hollande. Lo ha scoperto dieci anni fa Jacques Attali, un socialista aperto a tutte le esperienze, uomo di fiducia del socialista Mitterrand e poi incaricato dal destro Sarkozy di presiedere una commissione che redigesse un rapporto intitolato «Liberare la crescita». Si trattava di una summa di idee che, come capita quasi sempre, nessuno ha nemmeno provato ad applicare, e che quindi non hanno portato da nessuna parte. Ma il ragazzino Macron venne chiamato da Attali a collaborare e lì cominciò a tessere quella vasta rete di relazioni, specialmente con gente che frequentava i misteriosi meandri dell’Unione europea, che lo ha portato dove lo ha portato. Certo questo stato di servizio impeccabile potrebbe anche essere il suo tallone di Achille. Chi più casta di lui, alla fine, qualunque cosa sia scritta nel suo programma elettorale? Infatti l’Europa la vuole salvare, anche se cambiandola. I tedeschi sono contenti, e Matteo Renzi (che si sente il Macron italiano) pure.  

Le rifaccio la domanda di prima in un altro modo. Marine può vincere?
Le dànno il 30 per cento di possibilità, prevedono che al ballottaggio prenderà tra il 40 e il 45% dei consensi, e però sarebbe sciocco pensare che non può vincere. Un segnale viene dalla posizione di Mélenchon, il candidato di estrema sinistra giunto quarto domenica (ma con un 20% di preferenze): non ha dato indicazioni di voto ai suoi, il che significa che implicitamente ammette che tra i due si possa preferire la Le Pen. Gli altri invece si sono tutti espressi per Macron, compreso il candidato di destra Fillon. Direi che il 7 maggio verificheremo la forza del populismo.  

Sa che non ho capito di quale partito fa parte questo Macron?
Questa elezione è stata abbastanza eccezionale anche per questo. Storicamente al ballottaggio si affrontavano sempre un gollista o simil-gollista e un socialista, con l’eccezione del 2002 in cui Chirac si trovò di fronte Le Pen padre e prese l’82%. Stavolta vanno al ballottaggio due movimenti politici vergini, e per quanto riguarda Macron assolutamente nuovi: il suo partito En Marche è stato fondato appena l’anno scorso. Questo può essere un problema.  

Perché?
A metà giugno ci saranno le elezioni politiche e l’eventuale capo dello Stato Macron si troverà di fronte un Parlamento praticamento privo di suoi rappresentanti. Governare sarà complicato. È lì che il destro Fillon, a suo tempo primo ministro di Sarkozy, potrebbe trovare la sua rivincita e condizionare fortemente l’azione del ragazzino-presidente. Un difficoltà che non dovrebbe riguardare, nel caso, Marine.