Libero, 22 aprile 2017
Pinguini d’Italia
I pinguini? Vivono meglio a Torino che in Sudafrica. Sissignori: dimenticatevi le distese di ghiaccio dell’Antartide, i mari freddi della Patagonia o le spiagge ventose di Città del Capo. Questi piccoli uccelli acquatici hanno fatto casa (anzi, nido) sotto la Mole Antonelliana. Nel bioparco piemontese Zoom, infatti, da diversi anni vive una delle più grandi colonie europee: conta in tutto 75 pinguini, con qualcosa come 24 coppie fisse. Sì, perché gli animali resi famosi dal film d’animazione Madagascar, oltre a essere “carini e coccolosi”, sono pure monogami: non cambiano compagno e, quando si tratta di impalmare l’amata di turno è per tutta la vita.
E insomma, niente: nel Belpaese oramai si sentono a proprio agio persino loro. «Abbiamo ricostruito l’habitat naturale che c’è sulla sabbia bianca di Boulder Beach in Sudafrica», raccontano i responsabili del centro, «hanno a disposizione sia spazi aperti che piccole caverne riscaldate che non scendono mai sotto gli zero gradi. Ci prendiamo cura di loro come se fossero dei bambini».
Non è mica uno scherzo: quei pinguini ricevono da mangiare tre volte al giorno, sono curati e controllati quotidianamente, i biologi che lavorano nella struttura li conoscono uno per uno e, quando capita, ci fanno addirittura delle lunghe chiacchierate.
L’INQUINAMENTO
Sono i loro parenti sudafricani, semmai, ad avere qualche problema. Già: sarà l’inquinamento degli oceani che sta diventando un grattacapo serio, sarà che quella in questione è una specie in via d’estinzione, sarà che gli esemplari torinesi sono circondati da mille e una attenzione, ma ad allungare lo sguardo nell’altro emisfero non sono tutte rose e fiori. «Noi puntiamo sempre al reinserimento in natura», chiosano gli angeli custodi di Torino, «ma sulle coste africane la situazione dei pinguini è molto grave e tutti gli sforzi fatti finora non sono serviti a nulla. C’è bisogno di un’azione forte e di moltissimi sforzi per cercare di riabilitare quelle spiagge». Della serie: tra tonnellate di rifiuti, scorie chimiche, petrolio e plastica varia, a farne le spese sono i pinguini che vivono in libertà. Paradossalmente quelli che “popolano” i nostri parchi se la passano meglio.
Così i responsabili di Zoom hanno pensato di mettere in vendita la loro struttura. Ma solo per finta. «Abbiamo lanciato su internet un falso annuncio, con l’intenzione di devolvere l’eventuale ricavato alla Sancob, l’organizzazione internazionale che lavora in Sudafrica per proteggere e riabilitare questi animali», spiegano.
Tra l’altro martedì prossimo, ossia il 25 aprile, sarà la giornata internazionale del pinguino e l’occasione calza a pennello. La campagna si chiama #HelpDino (Dino è uno degli ospiti del parco, non c’è nemmeno il bisogno di sottolinearlo) ed è rivolta a tutti. Se però non sapete resistere a quei batuffoli di piume bianche e nere (e non riuscite proprio ad aspettare una manciata di giorni), sappiate che in alcuni centri sudafricani è possibile anche adottarne qualcuno. A distanza, s’intende. Da Simon Town a Cape Agullhas, la costa più settentrionale del Continente Nero ha un occhio di riguardo per questa specie che sta rischiando di scomparire e che, comunque, è diventata un simbolo nazionale: ogni aiuto, meglio se economico, è sempre ben visto.
Per sensibilizzare i turisti e gli amanti degli animali, infatti, molte associazioni che si occupano di salvare i pinguini feriti o ammalati chiedono ai più volenterosi un contributo, magari annuale, grazie al quale potrete dire a parenti e amici di avere, dall’altra parte del mondo, il vostro cucciolo di pinguino personale.
SI ADATTANO
«Sono esemplari straordinari», sorride Valentina, la biologa che da anni segue i piccoli amici piumati in Piemonte, «riescono a termo-regolarsi in base alle diverse temperature che ci sono: alle volte pensi che si comporteranno in un dato modo e invece ti stupiscono, sanno meglio di te cosa fare per avere le condizioni di vita migliori». Quest’inverno, tanto per farsi un’idea, stavano quasi sempre fuori. E la bonaccia di Cape Town sembra non manchi loro più di tanto.
«I pinguini per natura si fidano. Ti riconoscono, si avvicinano, fanno amicizia e non hanno paura. Spesso sono loro a cercarti, se per esempio hanno fame si ricordano che nel secchiello hai il pesce e allora ti corrono incontro. Sono animali molto socievoli». Basta non toccar loro la compagna, ovvio. «Ma la soddisfazione più grande di tutte è puzzare di aringa fino all’inverosimile ogni sera, quando torni a casa dal lavoro. Stanca, ma felice», scherza l’esperto.