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 2017  aprile 22 Sabato calendario

La ex Serenissima sogna nuove strade e più ospedali

Domenica 22 ottobre 4 milioni di veneti saranno chiamati alle urne per il primo storico referendum sull’autonomia della Regione. L’ex Serenissima chiederà l’applicazione dell’articolo 116, terzo comma, del Titolo V della Costituzione. L’obiettivo del governatore leghista Luca Zaia è quello di avvicinarsi il più possibile all’autodeterminazione amministrativa, finanziaria e fiscale. Il modello è il Trentino Alto Adige. I cittadini dovranno rispondere a questa domanda: «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?». Sarà un profluvio di “sì”. Illogico, se non masochistico, votare diversamente, in una regione che ha un residuo fiscale di 21 miliardi, soldi che i cittadini sborsano in tasse e che Roma non reinveste sul territorio. Basterebbero 300 milioni, ad esempio, per evitare l’aumento dell’addizionale regionale Irpef altrimenti previsto nel 2018 per il completamento della superstrada Pedemontana. E che dire di una sanità costretta ogni anno a tirare la cinghia per colpa dei tagli dello Stato ma che nonostante tutto è un’eccellenza in attivo di 12 milioni? Quanti servizi in più potrebbe offrire la Regione se i soldi dei veneti restassero in Veneto? 
Venezia aveva chiesto al governo di abbinare il referendum alle elezioni amministrative o politiche qualora si fossero tenute entro fine anno ma il Pd non ha voluto consegnare nelle mani del centrodestra un’arma in grado di influenzare il voto. La Regione, quindi, per celebrare il referendum sarà costretta a spendere 14 milioni, una cifra ridicola se paragonata alla montagna di schei che ogni anno il nordest regala allo Stato. Sarà un referendum consultivo e quindi dopo la vittoria del “sì” le cose non cambieranno subito. Però il messaggio politico sarà dirompente: Roma non potrà continuare a ignorare la rabbia di una fetta così rilevante della popolazione. Finora lo Stato ha sempre bloccato qualsiasi tentativo d’autonomia votato dal Consiglio regionale: soltanto l’altro giorno la Consulta ha affossato il fondo istituito per contribuire alle spese legali dei cittadini accusati di eccesso di legittima difesa e la legge che dava priorità d’accesso all’asilo ai figli dei genitori che risiedono o lavorano in Veneto da almeno 15 anni. Una Regione virtuosa ma i cui soldi vanno a finire ad altre malgovernate ha tutto il diritto di far sentire la propria voce. E così farà nello stesso giorno anche la Lombardia. «Questa convergenza sul 22 ottobre è importante» dice Zaia «ma per il Veneto ha un’importanza del tutto particolare perché è una data simbolo: andremo al voto esattamente 151 anni dopo il plebiscito con cui la nostra regione fu annessa al Regno d’Italia». 
Alessandro Gonzato 

Il progetto del Pirellone: via il bollo e sconti sui ticket 
Niente bollo auto, ticket sanitari più bassi, più medici negli ospedali, autostrada Pedemontana completata e maggiori investimenti sulla ricerca. A Milano il referendum voluto dal governatore Maroni nasce da un numero maledetto: 53,9. Ovvero la differenza in miliardi di euro tra quanto i cittadini versano in tasse allo Stato e quanto delle loro imposte resta in Lombardia. Oltre 5mila euro l’anno a testa. 
Il giorno dopo la vittoria del «Sì» si aprirà la trattativa con il governo su poteri e risorse aggiuntive da cedere alla locomotiva del Nord. Per cancellare la tassa di possesso serve 1 miliardo di euro: il Pirellone l’ha già eliminata per le due ruote e, grazie all’autonomia, non avrà problemi a far sparire l’imposta sulle macchine. L’altra leva fiscale riguarda l’addizionale Irpef regionale, un prelievo in busta paga tra l’1,23% e l’1,74% in base al reddito. Con l’autonomia verrà abbassata. «Vedremo quanti soldi del residuo fiscale resteranno sul territorio» sottolinea l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, «ma le nostre priorità oltre al fisco saranno gli investimenti: più fondi sulla ricerca, sulla competitività e sullo sviluppo». L’autonomia darebbe anche ossigeno alle infrastrutture: l’autostrada Pedemontana, oggi realizzata parzialmente, verrebbe completata senza l’affannosa ricerca in corso di fondi e garanzie bancarie. La svolta, aggiunge Garavaglia, «deriverà dalle nuove competenze di cui potremo avvalerci. L’organizzazione scolastica, dopo la caotica riforma del governo centrale, dovrebbe passare alla Regione. Così come le politiche attive del lavoro. E se la Lombardia andrà ancora meglio, tutta Italia ci guadagnerà». 
Oggi il Pirellone non può nemmeno abbassare il «superticket sanitario»: in Lombardia la tassa fissa sulle prestazioni in aggiunta al ticket nazionale varia tra i 15 e i 30 euro, ma quando Maroni ha deciso di dimezzarla Palazzo Chigi ha impugnato la legge. «Il referendum porterà più libertà» dice Giulio Gallera, assessore alla Sanità, «oggi non possiamo spendere i soldi che abbiamo per assumere medici e infermieri: il governo centrale prevede che nel 2020 la Lombardia dovrà avere una spesa inferiore rispetto al 2004. Un’assurdità» L’ultimo livello dell’autonomia riguarda il sogno della contrattazione territoriale: un maestro altoatesino con 25 anni di anzianità oggi guadagna 800 euro al mese in più di un pari grado lombardo, un medico ospedaliero di Bolzano il 30% in più rispetto a un milanese (110mila euro l’anno contro 76mila). Con la Lombardia davvero autonoma, arriveranno anche stipendi più alti. 
Massimo Costa