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 2017  aprile 23 Domenica calendario

Guadagno per tutti. Con maggiore libertà fiscale 122 miliardi per i cittadini

C’è chi versa e chi prende. Per l’esattezza 121.730 milioni. Tanto le regioni del Nord (e qualcuna del Centro), “versano” alle cugine del Sud. 
Lontano dalle polemiche archeoleghiste, e restando nel campo meramente di bilancio si chiama tecnicamente “residuo fiscale delle amministrazioni pubbliche”. Vale a dire la differenza tra le entrate complessive regionalizzate (fiscali e contributive), e le spese complessive regionalizzate (al netto di quelle per interessi). 
A metterle in colonna queste “entrate” e “uscite”, c’è da rimanere impressionati, ed è meritorio il lavoro svolto (su dati 2015) dall’Ufficio studi della associazione artigiani di Mestre (Cgia). 
Nel 2015 La Lombardia, ad esempio, ha messo a segno un residuo fiscale annuo positivo pari a 53,9 miliardi di euro, che tradotto in valore procapite è pari a 5.511 euro. Tradotto per i comuni mortali ogni residente in Lombardia (neonati e ultracentenari compresi) cede (inconsapevolmente) in solidarietà al resto del Paese oltre 5.500 euro all’anno. 
E che dire del Veneto che vanta a livello contabile un saldo positivo pari a 18,2 miliardi di euro che si traduce in 3.733 euro conferiti da ciascun residente. Solo Lombardia e Veneto contribuiscono per oltre 72 miliardi. Ma non sono da meno neppure i contribuenti dell’Emilia Romagna, che hanno un residuo fiscale di 17,8 miliardi di euro, e devolvono 4.076 euro per ciascun abitante. E che dire del Piemonte: spedisce verso le altre Regioni 10,5 miliardi di euro ogni anno, il che tradotto per singolo abitante diventa un obolo di 2.418 euro l’anno. Anche i parsimoniosi liguri versano la bellezza di 1 miliardo (701 euro per ogni cittadino ligure). 
Il discorso non cambia di molto nel meccanismo scorrendo verso il Centro. La Toscana ha un saldo di 8,3 miliardi di euro (il che vuol dire 2.259 euro l’anno che ogni toscano versa alla cassa collettiva), il Lazio di 7,3 miliardi (1.329 euro cadauno), le Marche di 2,5 (1.618 euro a residente), e l’Umbria di 1,1 miliardi (1.320 euro a testa). 
Se c’è chi sborsa, c’è ovviamente chi incassa. E qui l’elenco è un po’ meno lungo: «Tutte», scandisce l’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia mestrina, «presentano un residuo fiscale negativo: vale a dire, ricevono di più di quanto versano. La Sicilia, ad esempio, ha il peggior saldo tra tutte le 20 Regioni d’Italia: in termini assoluti è pari a -8,9 miliardi di euro, che si traduce in un dato procapite pari a 1.782 euro. In Calabria, invece, il residuo è pari a -4,7 miliardi di euro (-2.408 euro procapite), in Sardegna a -4,2 miliardi (2.566 euro ogni residente), in Campania a -4,1 miliardi (-714 euro per ciascun abitante) e in Puglia a -3,4 miliardi di euro (861 euro procapite)». 
I dati, specifica l’Ufficio studi, sono stati eleborati nel 2015 «ma si riferiscono al 2012 (ultimo anno in cui è possibile confrontare le entrate e le spese di ciascuna Regione). Ma l’aspetto sorprendente almeno dal punto di vista statistico e quindi anche valutativo è che «ricostruendo l’andamento registrato negli ultimi 4/5 anni, la situazione rimane molto stabile per la gran parte delle Regioni: pertanto, è verosimile ritenere che non vi siano state delle significative variazioni anche negli anni successivi al 2012». 
Resta ora da vedere cosa succederà se, e quando, dovesse passare l’applicazione pratica che le tasse restano sul territorio dove si producono i redditi. Perché, se dovesse passare questo principio, si rischia di andare a parlare anche del principio di dove è giusto versare le tasse: dove si realizza il reddito/ricchezza o dove ha sede legale la società? Nel 2011 l’ex governatore siciliano, Raffaele Lombardo, ipotizzò una compensazione fiscale per la Sicilia, dove si raffina gran parte del greggio che arriva in Italia, ma dove restano briciole, visto che le imposte/accise le società petrolifere le versano nelle regioni di residenza fiscale. Secondo Lombardo la Sicilia, applicando questo principio, avrebbe potuto mettere a bilancio 10 miliardi in più, invece dei 6 miliardi che ogni anno lo Stato gira in “compensazioni” fiscali anche per il ruolo (e il danno/impatto ambientale) che subisce nell’ospitare gli impianti petroliferi (Priolo, Gela, Porto Empedocle, Milazzo, Augusta, Melilli e Ragusa). Il dibattito è aperto.