Il Messaggero, 22 aprile 2017
Battisti, quel canto ora diventa libero
Finale rosa di tragedia: il canto di Battisti diventa libero. Chiamale se vuoi emozioni, ma l’effetto tutto burocratico dell’insanabile inimicizia fra la vedova e il vedovo artistico di Lucio è inevitabilmente, felicemente, finalmente questa. La guerra di Battisti, una sorta di guerra dei Roses: per l’incapacità, anzi la non volontà di mettersi d’accordo corredata da carte bollate, cause, sentenze di risarcimento, viene messa in liquidazione la società Acqua azzurra che gestisce i diritti del sodalizio più celebrato della pop music nazionale. Così, entro l’anno, tutto quel prezioso catalogo verrà venduto al miglior offerente, da Mi ritorni in mente a I giardini di marzo, a Amarsi un po’, Si viaggiare, Una donna per amico, Una giornata uggiosa e via dicendo, tutti pezzi di storia della canzone italiana.
I RIFIUTI
«Non dire no» cantava Lucio. La moglie, custode feroce della sua memoria, non lo ha ascoltato e ha continuato a negare testardamente l’uso dei brani del marito a chiunque, dovunque e comunque: tv, radio, festival, tributi, spotify, itunes. Un pervicace viaggio nel regno della cancellazione. Risultato: ora, con la chiusura della società («che era in scadenza» spiega Mogol) voluta dalla Universal, stanca delle beghe continue, ma forse anche intrigata dalla possibilità di sfruttare in blocco quel tesoro così gelosamente gestito, si avvia a perdere il suo diritto di veto, anche se continuerà a ricevere sontuose royalties.
È il finale della Guerra dei roses, appunto. Cadono le proibizioni, ma restano gli odi. L’indissolubile sentimento di avversione, di profonda gelosia, che ha diviso Grazia Letizia Veronese, la vedova, e Giulio Repetti, in arte Mogol, uno che nella sua vita ha firmato duemila canzoni e che scrive testi con la facilità con cui respira (a proposito, con tutti i suoi 80 anni, ieri ha passato il pomeriggio correndo allegramente nelle campagne di Amelia) che non si mai dato pace di aver perso il suo partner Lucio, consapevole della luminosa e felice combinazione che li aveva tenuti uniti per un decennio, ma anche della profondità del rapporto: il talento selvaggio come i suoi riccioli da una parte e il fratello maggiore che sapeva gestirlo, dandogli ordine, dall’altro. Solo che il talento selvaggio negli anni è cresciuto, il suo carattere si è fatto più spigoloso, più impenetrabile, ha trovato rifugio naturale in una donna bella ma spigolosa quanto lui. Con Mogol è stato allontanamento lento, ma progressivo. Anche per saturazione (al di là delle beghe contrattuali sulla spartizione dei diritti) e per diverse aspirazioni artistiche, come succede comunemente. Ma, in quella rottura, c’è stato di più, perché c’era di più della semplice collaborazione professionale in quel rapporto, una comunanza di vita, nel dividersi il lavoro e il sonno, le cavalcate dormendo nei fienili, i pranzi e le cene, i sogni e quant’altro. La rottura è stata la cancellazione brutale di un affetto costruito su una combinazione perfetta: Lucio il fragile di talento, timido, pensieroso, taciturno, perfino timoroso di cantare le sue canzoni. Giulio lo scaltro di talento, uomo di mondo, gran comunicatore con le sue invenzioni, pronto a svezzarlo, guidarlo, farlo crescere, farlo cantare. Fra i due, sicuramente quello che aveva più bisogno di qualcuno più forte di lui a cui appoggiarsi era il ragazzo solitario di Poggio Bustone, ma quello che ha vissuto più profondamente la mancanza (quando Lucio era ancora vivo) è Mogol, perfino la sua decisione di aprire una scuola di musica per giovani talenti il Cet può essere letta come espressione del desiderio conscio di voler trovare, chissà un giorno, un altro Battisti.
LA SPALLA
Bisognoso di una spalla pesante Lucio è passato direttamente dal sodalizio intenso con l’amico Giulio a quello totale, anima, corpo e vita con la ex ragazza del clan, segretaria di Miki Del Prete conosciuta a Sanremo nel 68, Grazia Letizia. Hanno convissuto in tre per una dozzina d’anni Lucio, Giulio e Grazia, in un progressivo crescendo di incomprensioni e risentimenti, perfino litigi sui confini dei rispettivi terreni confinanti in Brianza e, addirittura, sulla collocazione di un tombino. La separazione è stata lenta ma inesorabile. Nell’ultimo periodo la coppia Battisti-Mogol comunicava per posta (il primo che spediva i suoi provini, l’altro che aggiungeva il testo e rispediva al mittente, quasi come Michael Douglas e Kathleen Turner nella Guerra dei roses). A un certo punto Grazia ha anche provato a prendere il posto di Mogol, scrivendo i testi del dimenticabile album E già. Poi ha favorito la collaborazione con Pasquale Panella. Sicuramente ha contribuito a rendere impenetrabile l’eremitaggio assoluto degli ultimi anni (ma la procedura di isolamento era cominciata già molto prima). Infine, dopo la sua scomparsa, si è trasformata in una sorta di custode della sua memoria con un’unica missione: impedirne la coltivazione. Ma, l’aveva scritto Mogol, «come può uno scoglio arginare il mare...»?